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Abdullah Ibrahim

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Senzo - Ancestor Chiesa di Sant’Uberto - Reggia di Venaria Reale - Torino 29.10.2006

Il pianismo solitario di Abdullah Ibrahim avvolge con due lunghe e intense suites il numeroso pubblico che affolla la Chiesa di Sant’Uberto, adiacente alla Reggia di Venaria Reale.

Quest’occasione di ascolto, concretizzata da Musica 90 con il supporto delle istituzioni locali, coincide con uno dei tanti eventi organizzati in concomitanza con la riapertura di alcune parti del vasto complesso architettonico.

Lo sguardo e la gestualità con cui il musicista sudafricano si presenta agli spettatori torinesi hanno gli stessi tratti sobri e dolci della musica proposta: il sostrato spirituale di quest’ultima, compenetrandosi allo splendido edificio neoclassico ideato da Filippo Juvarra, si ammanta di una luce solenne, ma priva di orpelli.

Le qualità percussive, gli ostinati, le poliritmie, e altri aspetti del canone africano, e africano americano - invalsi nello stile del pianista a partire dagli anni ’60 -, per quanto sempre latenti, assumono contorni decisamente meno marcati rispetto a qualche decennio addietro.

Ciò che si perde (apparentemente) dal punto di vista dell’incisività ritmica, viene guadagnato sotto il profilo melodico ed espressivo: è soprattutto la sapiente alternanza di rallentamenti, sospensioni e accelerazioni a conferire una sfumatura velatamente drammatica, talvolta struggente, ai temi e alla loro elaborazione improvvisata, superando il rischio della stasi e della monotonia.

I contrasti si stemperano, i toni sono riflessivi e, non di rado, improntati all’introversione: caratteri che si trovano non soltanto nella malinconia insistita di Blue Bolero, o nell’ispirato lirismo di Sunset in Blue, ma anche nell’interpretazione di cavalli di battaglia quali l’innodica Mamma e di temi cantabili quali Tintiyana e Easter Joy.

La gioia trascinante, che vivifica l’alchimia tra il folklore sudafricano del kwela e del


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