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John McLaughlin: Where Fortune Smiles

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John McLaughlin: Where Fortune Smiles
L'invito che Tony Williams fece a John McLaughlin, chiamandolo a New York per far partire l'intensa avventura musicale denominata 'Tony Williams Lifetime,' arrivò proprio quando lo stesso McLaughlin aveva magicamente trovato un suo punto di equilibro. Dopo aver lasciato intravedere interessanti bagliori nell'eccellente disco Things We Like di Jack Bruce (registrato a Londra a fine agosto del 1968, con Dick Heckstall-Smith ai saxofoni e Jon Hiseman alla batteria) il suo talento esplose nel bellissimo album di esordio Extrapolation, registrato a metà gennaio del 1969, a Londra, con John Surman ai sax, Brian Odgers al basso e Tony Oxley alla batteria. Uno dei dischi più belli mai registrati da questa parte dell'Oceano Atlantico. Assieme a Things We Like, più duro e diretto, forma una delle dorsali meglio riuscite della emergente musica europea.

Dopo poche settimane dalla registrazione di Extrapolation e in attesa che l'album uscisse nella pressoché totale indifferenza in Inghilterra, il chitarrista inglese prese un volo per New York, fu subito intercettato da Miles Davis che lo invitò a partecipare alla seduta di registrazione dalla quale venne poi estratto l'album In a Silent Way.

Dopo questa famosa seduta di registrazione di metà febbraio 1969, McLaughlin venne proiettato immediatamente al centro dell'attenzione del panorama musicale e mantenne fede alla promessa fatta a Tony Williams, contribuendo alla fondazione del trio Lifetime che contribuì in maniera decisiva a cambiare il destino della musica di quegli anni (riverberandosi decisamente anche su quella delle ere successive). Per fare questo, rinunciò ad entrare in pianta stabile nel gruppo di Miles Davis. Col trombettista comunque continuò a collaborare in studio per capolavori come Bitches Brew, Jack Johnson, Live-Evil, On the Corner e altri. In qualche rara occasione si presentò anche sul palco con Miles e i suoi compagni di strada, lasciando una traccia indelebile ed esaltante nella serata conclusiva dell'ingaggio del trombettista al Cellar Door di Washington a metà dicembre del 1970.

Dopo aver smaltito la sbronza di emozioni iniziali, inevitabile nelle prime settimane newyorkesi, vista l'improvvisa full immersion con i suoi idoli giovanili, John McLaughlin riprese i contatti anche coi musicisti coi quali stava collaborando in Inghilterra prima di partire per gli States, cominciando proprio dal connazionale Dave Holland che già dalla seconda metà del 1968 si era trasferito in America rispondendo all'invito di Miles Davis che lo volle nel suo gruppo al posto del più compassato Ron Carter.

Dave Holland era un vecchio amico di McLaughlin e nei piani originali avrebbe dovuto suonare il contrabbasso in Extrapolation. La sua impossibilità a rientrare a Londra a gennaio del 1969 gli negò questa opportunità e venne degnamente sostituito dal meno noto Brian Odgers. Tanto per rendere l'intreccio ancora più interessante, era stato proprio Dave Holland a raccomandare John McLaughlin a Tony Williams, appena quest'ultimo cominciò a pensare che era giunto il momento di mettersi in proprio.

A maggio del 1970 si concretizzò la possibilità di dare un fratellino all'album Extrapolation mettendo assieme una sorta di supergruppo che comprendeva, oltre a McLaughlin e Holland, anche il saxofonista John Surman (che di Extrapolation era stato ottimo co-protagonista), il vibrafonista Karl Berger (una interessante variazione rispetto a quel Gunter Hampel col quale McLaughlin aveva collaborato a lungo negli scenari del free-jazz europeo del 1968) e il batterista Stu Martin che già da un anno aveva consolidato il sodalizio con John Surman nel celebre trio che si chiamò per l'appunto The Trio.

McLaughlin aveva saputo che un suo conoscente aveva realizzato uno studio di registrazione domestico nel proprio appartamento e propose agli altri membri di questo potenziale supergruppo di approfittare prontamente dell'occasione per registrare cinque eccellenti brani che raccontano, con tanta adrenalina, la prosecuzione del percorso iniziato con Extrapolation, innescando una vena più energica sin dal primo brano, lo spettacolare "Glancing Backwards (for Junior)," scritto da John Surman, angolare sin dal tema post-bop esposto da sax soprano e chitarra con una energia ritmica devastante, sempre attenta a sostenere il tutto. Il vibrafono ricama trame nettissime, con una dinamica eleganza che magicamente non toglie nulla alla corsa rigogliosa della ritmica. Anche gli assoli, a cominciare da quello infuocato di John McLaughlin, sono debordanti e vanno a pescare fraseggi contorti ma sempre coerenti col clima che il brano ha saputo generare. Siamo dalle parti di un free-jazz che ha sapori poco convenzionali, come è giusto che sia.

Dopo l'esplosione iniziale troviamo invece due brani molto più rilassati: sono due ballad che sembrano proprio pescate da Extrapolation. "Earthbound Hearts," composta da McLaughlin, presa in duo dal sax baritono e dalla chitarra, raffinata e crepuscolare, con una esposizione tematica non troppo lontana da quella "In a Silent Way" di Joe Zawinul che un anno prima aveva fatto la storia. La seconda, di Surman, è la title-track. Curiosamente l'autore del brano non suona e lascia l'incombenza a Karl Berger, accompagnato dal solo McLaughlin. L'atmosfera è ancora più rarefatta e leggerissimi cristalli di ghiaccio sembrano danzare attorno ai due musicisti, in una tenue luce crepuscolare. Pura poesia per le nostre orecchie.

Sull'origine di queste due ballad c'è un episodio che a prima vista pare una leggenda metropolitana ma che, vista la fonte, ci sentiamo di considerare attendibile. Infatti proprio John Surman ha raccontato, in una intervista a The Wire, che le due ballad sono state registrate dopo che i vicini di casa avevano protestato per il rumore. Lasciateci dire, come battuta, che questi due piccoli gioielli ci inducono a benedire le proteste dei vicini di casa che avevano chiesto di raffreddare un po' i bollenti spiriti dei cinque musicisti.

Dopo la doppia digressione in duo, l'album prosegue e si chiude con altri due lunghi brani presi nuovamente in quintetto, con la lancetta dell'energia di nuovo a fondo scala. Sono due brani firmati da John McLaughlin, "New Place, Old Place" e "Hope."

Il primo si apre con una curiosa frase ripetuta più volta dal solo vibrafono che viene poi ripresa dalla chitarra con la sezione ritmica che carica fino in fondo la molla della spinta propulsiva, ripartendo come se avesse appena trovato il segreto del moto perpetuo. Entra anche Surman, graffiante e incisivo e il brano decolla definitivamente. Il sax baritono di John Surman prende il primo spazio solistico disponibile e si carica sulle spalle l'onere della prima esplorazione di questo nuovo luogo a cui fa riferimento il titolo del brano. L'assolo diventa dialogo spezzettato con la chitarra, con il vibrafono e con il contrabbasso. Il tema si riaffaccia per giocare a nascondino e alla fine il brano, da infuocato che era, sembra volersi nascondere in un cantuccio ricco di chiaroscuri puntillistici.

La conclusiva "Hope" parte con una cadenza affidata al sax baritono che sgombra la strada ad una intensa escursione di John McLaughlin che per l'occasione lascia intravedere il percorso che lo porterà alla Mahavishnu Orchestra che si materializzerà solo nell'estate dell'anno successivo. Il vibrafono di Karl Berger riafferma la sua originalità e lancia adeguatamente l'assolo di John Surman, ben presto incalzato dalla chitarra che ricama frasi zigzaganti che sbocciano senza soluzione di continuità. Anche qui la chiusura emerge in maniera inaspettata, con una sorta di coda intensa ma meno frenetica, degna conclusione di un album eccellente che questa ristampa di ottima qualità ripropone finalmente all'attenzione di chi ama la musica robusta e ispirata.

Imperdibile !!!

Track Listing

Glancing Backwards (For Junior); Earthbound Hearts; Where Fortune Smiles; New Place, Old Place; Hope.

Personnel

John McLaughlin: guitar; John Surman: saxophone; Karl Berger: vibraphone; Dave Holland: bass; Stu Martin: drums.

Additional Instrumentation

John Surman: soprano saxophone, baritone saxophone.

Album information

Title: Where Fortune Smiles | Year Released: 2017 | Record Label: Esoteric Recordings

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