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Uri Caine e il Trio Wanderer a Bologna per MICO 2008

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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A Bologna la Fondazione Musica Insieme (nata come associazione culturale) ha consolidato negli anni una concreta risposta alla domanda di musica classica, soprattutto nell’ambito della cameristica, estendendosi anche alla contemporanea. Alla storica rassegna, giunta alla ventunesima edizione, si sono aggiunte dapprima Musica Insieme in Ateneo, organizzata in collaborazione con l'Università (ormai undici le stagioni nell'accogliente Aula Absidale di S. Lucia), poi, dal 2006, Musica Insieme Contemporanea (in sigla MICO), patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, oltre che dall'Università.

Uri Caine, che già in passato era stato ospite di Musica Insieme, dal cappello magico della sua performance solitaria a MICO 2008 ha estratto composizioni di musica classica e standard del jazz, alternandoli e intrecciandoli con arguzia, con tecnica robusta e con un ampio possibilismo, a sottolineare il fatto che la musica è una sola, senza steccati o gerarchie fra generi. Quando il pianista americano affronta i classici (al Teatro Comunale di Bologna, gremito, Mahler e Mozart) la sua operazione non è molto diversa, da un punto di vista concettuale, rispetto a quella che fra gli anni Cinquanta e Settanta proponevano pianisti come Friedrich Gulda, George Shearing, André Previn. La differenza sostanziale consiste nelle scelte stilistiche: l'approccio di quei pianisti era pulito, elegante nel tocco e negli sviluppi, avvicinandosi, per quanto riguarda il jazz, alla danzante leggerezza dello Swing, alle raffinate cadenze del cool e del West Coast, al limite alle sofisticate elaborazioni della Third Stream Music. Caine invece aggredisce ed arricchisce le composizioni classiche con un pianismo percussivo ed estroverso, che attinge da un lato alla tradizione del blues e dello stride piano o alle contorsioni del free, dall'altro a certi compositori del Novecento europeo (Prokofiev, Mosolov...).

Fra le canzoni e gli standard proposti da citare "I Got Rhythm", che ha aperto il concerto, una stupenda versione di "Round Midnight", introdotta da un periodare fosco e contorto, una "New York, New York" martellante e difficilmente riconoscibile, e poi "Cheek to Cheek", "Honeysuckle Rose", "Sweet Georgia Brown", scolpiti con grande plasticità.

In ogni caso quella di Caine è vera improvvisazione: qualunque sia il tema di partenza, scritto da Mahler o da Monk, egli si prende i suoi rischi complicando la performance con interpolazioni melodiche, cambi di ritmo, variazioni armoniche... Dai gineprai in cui sembra invischiarsi riesce sempre a districarsi con soluzioni brillanti; se in qualche passaggio la diteggiatura non è perfetta poco importa. In tutto questo prevalgono uno spirito di spiccato esibizionismo e di complice generosità nei confronti del pubblico, ma anche un gusto per l'eccesso, sempre sostenuto da un'esposizione esplicita, a volte impreziosito da un pizzico di ironia.

Il 7 febbraio, circa un mese prima dell'apparizione di Uri Caine, il Trio Wanderer (Jean- Marc Phillips-Varjabédian al violino, Raphaël Pidoux al violoncello e Vincent Coq al pianoforte) ha rappresentato un altro vertice interpretativo del cartellone di MICO 2008. All'Aula Absidale di S. Lucia, la formazione, attiva da un trentennio (già il nome è emblematico di un preciso approccio al patrimonio musicale), ha proposto un programma di estrema coerenza, rendendo evidenti analogie strutturali, assonanze dinamiche e timbriche all'interno di brani composti a distanza di più di settant'anni.

"Vitebsk - Studio su un tema ebraico", fu scritto da Aaron Copland nel 1929, ben prima che l'autore desse corpo alla sua visione americana un po' ridondante con le opere orchestrali che lo hanno reso famoso. In questo Trio Copland privilegia una ricerca calibrata e insinuante, partendo da spunti della sua tradizione ebraica. In "Trio", composto da Alfred Schnittke nel 1985, si riflette invece tutto l'eclettismo programmatico, mai banale, dell'autore russo. Fra questi due capisaldi si sono inseriti i lavori recentissimi, che dimostrano quanto l'avanguardia ritorni periodicamente sui propri passi, di due compositori emergenti francesi. Di Bruno Mantovani, uscito dall'IRCAM di Parigi, è stata eseguita in prima italiana "Moments Musicaux", un omaggio a Schubert oscillante fra sussulti inquietanti e mestizie abissali, mentre di Thierry Escaich, compositore e stimato organista, è stato ripreso il suggestivo "Lettres Mêlées".

A questo stimolante e funzionale accostamento di opere, lontane cronologicamente ma così affini negli esiti espressivi, il compattissimo Trio Wanderer ha dato un'interpretazione esaltante, potremmo dire "con fuoco", facendo letteralmente esplodere alcuni movimenti e decantarne altri. Come non sempre accade nei concerti di musica classica (ma la considerazione vale anche per la musica improvvisata), il Trio ha dimostrato che è appunto un'interpretazione partecipe e virtuosistica, basata su un grande affiatamento e distante da qualsiasi preoccupazione di inappuntabilità accademica, a dare ogni volta vita nuova alle partiture.

A confronto, le due formazioni che hanno preceduto e seguito il concerto del Trio Wanderer (l'anomalo e intrigante Divertimento Ensemble e il duo Markus Placci - Michelangelo Carbonara, rispettivamente violino e pianoforte) hanno dato l'impressione di una corretta routine, di potenzialità non pienamente espresse, di personalità a volte ancora in fase di maturazione. Sempre interessanti comunque i repertori affrontati: con rimandi interni, secondo trame esplicite o latenti, essi hanno veleggiato da note composizioni di Stravinskij e Poulenc alla prima esecuzione assoluta di "Tre pensieri" del catalano Jordi Cervello', dall'Oriente autentico di Toru Takemitsu e di Ravi Shankar a quello filtrato da autori statunitensi come George Crumb o Terry Riley.

Altri due concerti chiuderanno l'edizione 2008 di MICO: quello del Quartetto Hager, che il 27 marzo eseguirà "INRI - Passione secondo Anonimo", con musica di Carlo Galante su testi di Giuseppe Di Leva e dai Vangeli, e quello dei Violoncellisti della Scala, guidati da Giovanni Sollima, che il 14 aprile affronteranno autori di disparati ambiti: dallo stesso Sollima a Jimi Hendrix, da Giovanni Battista degli Antonii, bolognese di fine Seicento, a Carlo Alfredo Piatti, bergamasco attivo nella seconda metà dell'Ottocento, ripreso recentemente anche dal trio Trovesi-Petrin-Maras nell'ECM Vaghissimo ritratto.

Foto di Francois Marquet (Trio Wanderer)


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