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George Lewis: The George Lewis Solo Trombone Record

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Si può cominciare dalla fine. E dire che la versione di "Lush Life" di Strayhorn è una tra le più belle mai incise. Una carezza lirica, un vibrato felino, in cui Lewis omaggia la tradizione imprescindibile, dopo averla frantumata per tutta la durata di una seduta davvero storica. Solo Trombone Record, anno 1976, ha una forza d'urto che poche sessioni in solitaria nella storia del jazz hanno raggiunto. Lo strumento è sublime, ma anche improbo, trasuda gloria e swing, ma dopo la "Sequenza" di Berio e le imprese successive di Vinko Globokar, Paul Rutherford e Albert Mangelsdorff ha acquisito uno smalto inedito, uno status speciale, specie nella musica improvvisata.

George Lewis ha 24 anni, è una recluta dell'AACM e non ha paura di nulla. Questo suo esordio sbalordisce per maturità, competenza, conoscenza della letteratura pregressa dello strumento, visionarietà futuristica.

All'epoca gli assolo non accompagnati erano un po' una maniera dell'avanguardia: a volte autentici diamanti espressivi, altre una specie di "low cost" dell'improvvisazione, piccole unità mobili, facili da proporre alle rassegne con poco denaro da spendere. Il caso di Lewis è tra i più importanti, perchè tutto qui è necessario, strategico, seminale. Non si tratta soltanto di tecnica, che pure è strabiliante, ma di una poetica compiuta, declinata in ognuna delle quattro tracce, diversissime fra loro.

Lewis accoglie le idee dei chicagoani, che ripensano soprattutto il valore timbrico dell'espressione musicale, ma le scioglie in una naturale attitudine onnivora che incorpora le stagioni del jazz e dei suoni contemporanei fino a prefigurare quella danza liquida dell'elettronica che lo appassionerà negli anni seguenti.

Questi elementi trovano un vertiginoso montaggio in "Toneburst," concertato per tre linee indipendenti, con una magistrale condotta della sovraincisione. Il trombone scivola, borbotta, arranca e si rilancia, mettendo in campo tutte le tecniche possibili. Gravi grotteschi, acuti ironici, suoni parassitari e casuali e jazzistici avanzati, strutture e collassi improvvisi, un uso costante della sordina e dei glissando.

Dopo questa dimostrazione di forza, Lewis si diverte in "Phenomenology" a rifare il bebop da nuove angolazioni, un po' come l'amico-maestro Braxton gli insegnava allora. O a riflettere con grazia e pazienza lungo le linee ovattate della "Untitled Dream Sequence."

Riascoltato oggi, il disco è attualissimo e insuperato, nel suo genere.

Imperdibile.

Track Listing: Toneburst; Phenomenology; Untitled Dream Sequence; Lush Life.

Personnel: George Lewis: trombone.

Title: The George Lewis Solo Trombone Record | Year Released: 2016 | Record Label: Sackville


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