Home » Articoli » Live Review » The Ganelin Trio
The Ganelin Trio
Sono passati trentacinque anni (era il 1971) dall'esordio del Ganelin Trio. Da allora, sono cambiate molte cose. La Lituania è una nazione indipendente, la cortina di ferro non esiste più, i due Vladimir (Chekasin e Tarasov) che all'epoca affiancavano Slava Ganelin hanno preso altre strade. Pressoché immutata è invece l'idea sottesa alla musica del pianista russo, oggi residente in Israele. Una musica nella quale trovano spazio mille influenze (classiche, folkloriche, jazz, ...), che si sviluppa in lunghe suite, all'interno delle quali l'improvvisazione - collettiva, estemporanea e liberissima - svolge un ruolo di collegamento e raccordo tra i diversi momenti di forte strutturazione. Musica orizzontale, nel senso che i vari elementi che la compongono sono tutti sullo stesso piano, senza alcun ordine (o peggio intento) gerarchico.
Questa formula ha ormai, dicevamo, trentacinque anni, ma non sente assolutamente il peso del tempo. Suona ancora fresca, attualissima, lungimirante. La musica del Ganelin Trio continua infatti a sfuggire ad ogni definizione, e già questo la rende, alle nostre orecchie, interessante.
La formazione attuale del Ganelin Trio prevede, oltre al leader Vyacheslav Ganelin (che come sempre si è mosso tra pianoforte, synth e percussioni), il lituano Petras Vysniauskas al sax soprano ed il tedesco Klaus Kugel a batteria e percussioni. Nel programma di questo pomeriggio milanese (prima assoluta del trio nel capoluogo lombardo) erano previste due suite. Nei fatti, l'esecuzione si è svolta senza soluzione di continuità. Oltre un'ora di musica ininterrotta, che ha condotto il pubblico in un autentico viaggio sonoro attraverso mille orizzonti.
Da un avvio di Ganelin sulle ottave pieno di reminiscenze classiche, a momenti di genuino free. Da clangori di percussioni che ricordano vagamente Arvo Pärt a dolcissime melodie che il trio si diverte a smontare un attimo prima che il materiale sonoro diventi compiuto (fondamentale, in questo, l'utilizzo da parte del leader di timbriche divergenti al synth). Da sempre, il trio ci ha abituato ad una musica che all'affermazione esplicita preferisce il non-detto, l'accenno, l'intenzione.
Questo concerto milanese non ha fatto eccezione. Il potenziale delle situazioni musicali che si sono venute a creare nel corso dell'esecuzione non è stato mai sfruttato completamente. E non si tratta di incompiutezza. Si tratta, piuttosto, di una precisa scelta estetica: lasciare spazio alla sensibilità, all'immaginazione, alla fantasia dell'ascoltatore. Il trio presume di avere di fronte a sé un pubblico vivo e vitale, in grado di raccogliere gli stimoli che il trio gli presenta, e di elaborarli in proprio. Un pubblico che percepisce la fascinazione che anima un'arte per sua stessa natura (intangibile ed immateriale) sfuggente. Gli applausi, sgorgati calorosi al termine del concerto, ci hanno confermato che è andata davvero così.
FOLLOW AAJ Italy Staff
and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.


