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Switters

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Torre Pallavicina - 30.08.2008

Ci vogliono coraggio e una certa dose di incoscienza per proporre in un paesino della bassa bergamasca un concerto degli Switters, gruppo storico di Improvvisatore Involontario, realtà tra le più iconoclasticamente vivaci del bel paese. Perché quella di Switters non è musica da esportazione, da referendum o da mega festival omogeneizzato, ma picchia dura, con diretti e montanti allo stomaco, stordisce con una veemenza rara e costringe l’ascoltatore a prendere posizione senza se e senza ma.

Onore al merito quindi all’Associazione Culturale Tanaliberitutti e al responsabile delle scelte artistiche, il nostro Luca Canini, per l’ideazione di “JAZZ etc.“, mini rassegna in tre appuntamenti che getta uno sguardo su alcune delle realtà più innovative e più lontane dall’ufficialità dell’omologato jazz italiano.

Sabato 6 settembre a Manerbio toccherà in prima mondiale al duo di chitarre italo-francese Simone Massaron/Franck Vigroux, mentre sabato 13 settembre a Borgo San Giacomo sarà la volta di Rollerball gruppo proveniente da un altro collettivo effervescente, vitale e controcorrente come El Gallo Rojo.

Ritornando al concerto svoltosi nella suggestiva cornice di Palazzo Barbò a Torre Pallavicina, gli Switters hanno presentato composizioni tratte dal loro ultimo CD “Current Trends in the Contemporay Italian Music Disaster“ (un titolo, un programma), brani che nella versione live hanno ulteriormente allargato i propri orizzonti di visionarietà.

Non vi è nulla di definito e scontato nella musica degli Switters, perché quando Francesco Cusa fa partire un ritmo funky, ecco che il basso sporco di Vincenzo Vasi e il contralto abrasivo di Gianni Gebbia ne stravolgono i connotati. Quando sembra prendere il sopravvento una qualche idea di swing ecco che i testi di Cusa e la voce sulfurea di Vasi cucinano sogni che si trasformano in incubi, mentre citazioni di Ornette Coleman ricordano che libertà di pensiero e improvvisazione sono le coordinate entro le quali il trio riversa una inesauribile vena creativa.

In un concerto succulento dall’inizio alla fine sono perlomeno da segnalare i tre momenti solistici della serata. Vasi crea con il theremin suggestioni galattiche tra Sun Ra e Karlheinz Stockausen, poi, lentamente, le altre diavolerie elettroniche prendono il sopravvento in un crescendo rossiniano fra temporali simulati e inquietanti ronzii di valvole. Cusa lavora invece di spazzole, di leggerezza, di fruscii e di tintinni accennati. La tensione si alimenta attraverso impercettibili stridori di metallo e minime variazione metriche, il risultato finale è di una musicalità esagerata. Infine Gebbia con un sapiente uso di armonici, di riverberi, di vibrazioni d’ancia, e della respirazione circolare fornisce una chiara dimostrazione di come l’economia di note non precluda affatto a momenti di grande creatività.

Pirotecnico finale a sorpresa con l’ospite Emiliano Cinquerui scatenato in un rap tagliente come una lama, corrosivo come acido muriatico, che manda in orbita la propulsione sonora del trio.

Foto di Massimo Dordoni


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