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Erik Friedlander Throw A Glass al Pinocchio di Firenze

Neri Pollastri By

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Erik Friedlander Throw a Glass
Firenze
Pinocchio Live Jazz
8.2.2020

Inizio della programmazione di Febbraio al Pinocchio con una formazione statunitense di primissimo livello: il quartetto Throw a Glass del violoncellista Erik Friedlander, con Uri Caine al pianoforte, Mark Helias al contrabbasso e Ches Smith alla batteria. Il gruppo presentava un programma in buona parte tratto dal disco del 2018, Artemisia, dedicato alla "bevanda maledetta" degli artisti otto-novecenteschi, il liquore di assenzio.

Aldilà delle ispirazioni, la musica presentata nel corso del concerto—come di prammatica sul palco fiorentino divisa in due set di tre quarti d'ora l'uno—era complessa ma tutt'altro che cerebrale, costruita attorno alle strepitose caratteristiche dei quattro artisti, ma anche estremamente varia. Composizioni ora di impianto cameristico, ora più frammentate e dissonanti, ora più propriamente jazzistiche e con venature blues o folk. Una musica comunque fortemente strutturata attorno alla scrittura—il violoncellista è parso attenersi molto agli spartiti, in certa misura perfino nel corso dei propri assoli—ma anche sempre punteggiata dagli interventi individuali.

Da quest'ultimo punto di vista sono spiccati in particolar modo Helias, potente e incisivo nel sostenere il discorso complessivo, autorevole negli assoli, specie quelli con l'archetto, e soprattutto un portentoso Smith, che ha alternato percussioni ritmiche a pennellate di suoni e perfino incredibili lirismi, evidenziati dal fatto di suonare cantando. Splendido e totalmente atipico il suo assolo più lungo, concluso articolando un piatto smontato dalla sua sede e costellato da una serie di invenzioni mai virtuosistiche, viceversa sempre finalizzate a un ben preciso discorso drammaturgico.

Friedlander ha ovviamente svolto il ruolo di prima voce, interpretato come detto dedicandosi a un lavoro perlopiù lirico che spiccava sullo sfondo invece molto più frammentato e dissonante dipinto dai compagni (e purtroppo un po' penalizzato da un'acustica che non lo esaltava pienamente). Quasi sempre all'archetto, ha tuttavia deliziato il pubblico con due bis in solitudine al pizzicato. Appena in ombra Uri Caine, calato in un ruolo di (eccellente) accompagnatore dal quale è emerso solo a tratti—molto bello, comunque, un lavoro percussivo su tasti alternati, condotto nel corso di uno dei brani, che ha prodotto sonorità inusuali, quasi da piano preparato.

Concerto complessivamente eccellente e giustamente acclamato dal folto pubblico. Se tra esso qualcuno era memore dello splendido concerto di quindici anni orsono del Broken Arm Trio, la formazione di allora di Friedlander, certo non sarà stato deluso.

Foto: Annamaria Lucchetti.

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