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Stefano Bollani - Bobby McFerrin

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Venezia Jazz Festival - 01.08.2008

È stato un vero trionfo! Il doppio concerto di Stefano Bollani e Bobby McFerrin al Teatro la Fenice di Venezia - evento clou del primo Venezia Jazz Festival, organizzato da Veneto Jazz - non ha tradito le attese del pubblico, che ha affollato il teatro e accolto con lunghi applausi i due artisti.

Apertura dedicata a Bollani, che come di consueto ha affrontato il piano solo con effervescente fantasia e istrionica verve, passando enciclopedicamente in rassegna sia il suo lato "brasiliano" - con una bella rilettura di "Retrato In Branco E Preto" - che quello più jazz, avventurandosi anche nel mondo dei King Crimson con una "Frame by Frame" dai tratti ipnotici e sinuosi.

Entusiasmo anche per Bobby McFerrin, la cui tecnica vocale prodigiosa colpisce sempre, sia quando improvvisa su "Sweet Home Chicago" o magari rielaborando "Smile" di Charlie Chaplin. Come spesso avviene nei suoi concerti, McFerrin ha poi chiamato accanto a sé qualche spettatore volontario [i tanti cantanti e allievi che lo seguono scattano subito come centometristi] per qualche duetto non indispensabile, ma che ha scaldato ulteriormente l’atmosfera prima dell’atteso duetto con Bollani. I due artisti, in un clima di rilassata complicità, si sono confrontati su alcuni celebri temi, da "'Round Midnight" a "Spain" di Corea, scherzando e gigioneggiando senza perdere di vista la qualità della musica.

Riassunta brevemente la cronaca della serata, una breve riflessione si rende doverosa.

La scelta del direttore artistico Giuseppe Mormile di abbinare Bollani e McFerrin è stata davvero azzeccata: non è facile riempire un teatro così grande e dal punto di vista dello "spettacolo" e dell’intrattenimento, nell’equilibrio tra ritualità [il piano solo, la voce, topoi romantici] e confidenza con il pubblico, i due artisti sanno dare davvero il massimo. La riprova sta nell'entusiasmo che il pubblico, buona parte del quale non di habituè, ha riservato a un show che, nella studiata spontaneità e nei vari ammiccamenti, sembra fatto apposta per piacere.

Nulla di male, ovviamente! Ma la musica ci è sembrata alla fine risentire troppo di questo, di una prevedibilità che ci sembra che un festival di alto livello possa anche permettersi di non seguire: al di là della ormai abusata polemica sul Bollani "entertainer", è proprio musicalmente che il pianista ci è sembrato un po' fermo, a maggior ragione date le straordinarie potenzialità. Il suo fraseggio ci è sembrato sempre più denso, più virtuoso, autocompiaciuto, senza quella capacità di respirare che invece Bollani sa includere nel proprio linguaggio. Si tratta di sfumature, certo, ma da un artista nemmeno quarantenne ci si aspetta anche che sappia trovare delle vie di fuga inaspettate al proprio linguaggio.

Più o meno lo stesso discorso si può fare con McFerrin, artista che pur con grande spontaneità e comunicativa, poco ha aggiunto negli anni a quella sua tecnica, che, pur straordinaria, dopo qualche brano rischia di diventare un po' stucchevole.

Il Venezia Jazz Festival ha riservato nelle altre serate una serie di appuntamenti in diversi luoghi della città, dal raffinato trio di Gabriele Mirabassi al Teatro Fondamenta Nuove al solo di Yamandù Costa alla Fondazione Guggenheim, passando per i concerti all'aperto al Mercato di Rialto.

Gli auspici perché l'appuntamento diventi importante ci sono tutti.

Foto di Danilo Codazzi (Bollani) e Lili Strauss (McFerrin)


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