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Stavanger 2008 - Maijazz - Jazznorway in a Nuthshell

Stavanger 2008 - Città delle cultura europea - 07.12.05.2008

La cittadina norvegese di Stavanger quest’anno (2008) è stata eletta, con Liverpool, capitale europea della Cultura.

L’evento ha avuto inizio il 12 gennaio con una cerimonia di inaugurazione alla quale hanno assistito personalità del mondo della cultura nazionali e internazionali.

Il Festival propone il tema del “Porto Aperto” e intende con ciò promuovere lo spirito di apertura nei confronti del resto del mondo: “La regione ed i suoi abitanti avranno un atteggiamento sempre più aperto e accessibile nei confronti del prossimo, dell’arte, delle idee e delle possibilità”, recita il programma del festival, e il sindaco Leif Johan Sevland, durante la cerimonia di apertura, ha dichiarato: “desideriamo sviluppare la regione, convertendola a zona franca per lo scambio culturale tra la Norvegia e l’Europa”.

Il programma, vastissimo, abbraccia architettura, cinema, musica, letteratura e arte in genere, proponendo una serie di eventi che si rivolgono a norvegesi e non, e ad europei e non.

Quest’antica cittadina di 120.000 abitanti circa, situata sul fiordo della costa sud-occidentale della Norvegia, deve la sua fortuna al petrolio e, tra le città del Nord Europa, vanta il primato delle costruzioni urbane in legno, il che le è valso un gran numero di riconoscimenti.

Il periodo col maggior numero di eventi ha avuto inizio a maggio e proseguirà fino a tutto agosto; musicalmente parlando è iniziato con Maijazz, storico jazz festival locale - quest’anno alla sua ventesima edizione - e proseguirà con “On the Edge”, progetto dedicato al recupero dei fari che, il 23 di agosto, si concluderà con l’esecuzione live di un pezzo appositamente commissionato a Nils Petter Molvaer all’interno del faro di Utsira.

“On the Edge” contempla in realtà diverse forme di arte e intende contribuire al dibattito sulla funzione, sull'impatto e sulle stesse caratteristiche dell’arte contemporanea. Artisti rinomati e architetti provenienti da tutto il mondo saranno chiamati a realizzare progetti o impianti per fari cui sono assegnati come “artist in residence”: Eigerøy, Kvassheim, Obrestad, Hå comune, Feistein, Tungenes, Utsira.

Jazznorway in a Nuthshell - Vestnorsk Jazzsenter

A rendere possibile il presente resoconto è stato “Jazznorway in a Nuthshell”, importante “show-case” organizzato annualmente da Bo Grønningsæter, Lars Mossefinn e Ann Iren Ødeby, del Vestnorsk Jazzsenter, per promuovere nel mondo i giovani musicisti norvegesi.

A sostenere la manifestazione, oltre al Vestnorsk Jazzsenter, sono le amministrazioni di Stavanger e Bergen, il Ministero degli Affari Esteri Norvegese (che partecipa direttamente col rappresentante Sverre Lunde), il festival di Maijazz e il suo direttore artistico Helleik Kvinnesland.

L’iniziativa è ammirevole perché dimostra apertura mentale e un grande senso di responsabilità nel sostegno offerto a un settore come quello della cultura, e della musica più nello specifico, tanto spesso bistrattato.

Gli invitati sono circa quaranta: organizzatori di festival, giornalisti e proprietari di club provenienti da Malesia, Canada, Francia, Germania, Corea, Giappone… e l’intento è quello di mostrare l’effervescenza della scena musicale norvegese sullo sfondo di una scenografia potente e affascinante come quella della natura scandinava.

Il tutto ha inizio nell’incantevole antica capitale norvegese, Bergen, dove nel tardo pomeriggio ci imbarchiamo per Rosendal, deliziosa località sul fiordo. Qui, dopo una breve camminata nel mezzo della natura, arriviamo alla storica residenza “Baroniet”, dove prima di cenare assistiamo al concerto del giovane duo “Albatros”.

La formazione, costituita da Eyolf Dale al piano e André Roligheten al sax tenore, si mostra da subito aperta e libera nel fraseggio, con una certa vocazione all’improvvisazione. Le composizioni sono tutte originali, il pianista è un tantino più accademico e impacciato, mentre il sassofonista si mette subito in luce per decisione e originalità con grande capacità esplorativa, nonostante i riferimenti ad Hakon Kornstad siano piuttosto evidenti (per saperne di più su Kornstad leggi l'intervista cliccando qui).

Il mattino seguente partiamo per Hagesund dove, nell’auditorium Maritim Hall, ci attende, in esclusiva per noi, il concerto del fondatore dell’etichetta Jazzland, Bugge Wesseltoft in piano solo (con aggiunta di electronics, video), in collaborazione con il festival locale “Sildajazz” (per leggere l'intervista a Wesseltoft clicca qui).

Bugge mette in scena un’evoluzione dell’ultimo “IM” (clicca qui per leggere la recensione) impreziosendolo con supporto video multimediale, ma mantenendone invariati equilibrio e atmosfere.

Come nel disco, Wesseltoft non si limita al solo piano, ma costruisce piccoli frammenti che manda in loop stratificando layer sonori su cui si produce poi in assoli, mai virtuosi e muscolosi ma di grande intensità emotiva. Chiude con un grande classico, “Take Five” di Dave Brubeck, con la sua solita poetica originale.

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Stavanger, meta principale dello show case.

MaiJazz 2008 - 6-11 maggio 2008

Il programma vede alcune stelle internazionali incastonate in una nutrita schiera di degni rappresentanti della scena norvegese contemporanea. Apertura davvero di grande rilievo internazionale e di “grido” - il quartetto di Wayne Shorter innanzi tutto, e poi John Scofield con il Bjergsted Jazzensemble, il piano trio olandese di Micheal Braam e quello inglese di Neil Cowley. Nei giorni a seguire Enrico Rava con la sua New Generation, gli storici Oregon e Roberto Fonseca.

Ma la vera ragione per cui siamo qui è la scena norvegese, e su di essa mi soffermerò maggiormente.

Il programma propone molti concerti in spazi dalle caratteristiche e dalla programmazione assai diversa, purtroppo alcune delle “locations” sono distanti tra loro e la contemporaneità degli eventi impone delle scelte.

La prima sera, all’interno di una piccola chiesa in legno a Randaberg è di scena Arild Andersen con “Sagn-Arv”. Il progetto è una sostanziale evoluzione dei dischi “Sagn” (uscito per la Ecm nel ’91) e “Arv” (uscito per Kirkelig Kulturversted nel ’94) e vede, oltre al leader al contrabbasso, Kirsten Braten Berg alla voce, Bugge Wesseltoft al piano e tastiere, Bendin Hofset al sax tenore e Paolo Vinaccia alla batteria.

Lo scenario è incantevole, il suono molto buono ed equilibrato e il repertorio folk si rifà alla tradizione popolare locale, solo, nonostante il grande affiatamento, la durata forse eccessiva finisce per pregiudicarne un po’ la riuscita.

Il mattino seguente partiamo per un’escursione in barca verso Bokna Fjord, Lysefjorden. Prima di pranzo il sassofonista Tore Brunborg (componente storico dei Masqualero) presenta il suo nuovo trio con Ole Morten Vågan al contrabbasso e il batterista Erik Nylander. Brumborg al sax ha un timbro limpido e cristallino (molto garbarekiano), e questo nuovo trio risulta equilibrato ed effervescente. A spiccare è soprattutto Ole Morten Vågan (leader dei Motif e compagno stabile dei gruppi di Wesseltoft e Kleive).

Nel pomeriggio ci avviciniamo Pulpit Rock - meta turistica imperdibile, promontorio roccioso proteso sul mare passato alla storia per un concerto di Molvaer al quale il pubblico viene portato in elicottero: inutile dire che c’è da rimanere a bocca aperta.

A seguire assistiamo al concerto di Hilde Marie Kjersem Band, bellissimo per la coreografia visto che suonano all’aperto - sul ponte dell’imbarcazione - ma la performance soffre dell’ambientazione e soprattutto le sonorità sono assai lontane dal jazz e più pop/rock.

Scesi a terra ci incamminiamo verso St. Petri Kirke (altra chiesa in legno decisamente più grande di quella di Randaberg) dove Jon Balke presenta il progetto clou del festival: Siwan (commissionato per l’occasione).

L’idea multiculturale di mettere a confronto occidente e medio-oriente, coniugando musicisti di diverso background si mostra da subito bella e interessante.

Siwan è una formazione composta da molti elementi di diversa provenienza (Africa, MedioOriente, Nord-Europa) e vede il leader alle tastiere, Amina Alaoui alla voce, Jon Hassel alla tromba, il percussionista norvegese Helge Norbakken, il violinista Kheir Eddine M'Kacich, il percussionista Pedram Khavarzamini e un ensemble barocco alla cui testa è il violinista Bjarte Eike (artist in residence a Bergen a maggio durante il festival di Festspillene).

La chiesa, interamente in legno, è ottima per l’acustica e risulta gremita in ogni ordine di posto, fin dall’inizio si comprende che le individualità sono tutte di gran livello, ma il lavoro da fare è ancora parecchio per riuscire a fondere i diversi ensemble e i solisti che sembrano suonare per lunghi tratti in modo troppo indipendente senza riuscire a fondersi realmente.

Nel complesso il progetto è ambizioso ma ancora incompiuto, per cui c’è da augurarsi che, in studio, durante la registrazione - che uscirà per la ECM - Balke sia riuscito a dare maggiore liquidità e coesione al suono.

Nonostante il poco spazio a lui riservato in questo progetto Jon Hassell ha da qualche tempo intensificato la collaborazione con musicisti norvegesi, e dovrebbe pubblicare il nuovo disco su ECM con Jan Bang e altri (visto a Bergen durante Nattjazz2008).

Più tardi, allo Stavangeren, Mathias Eick presenta il suo nuovo quartetto appena uscito per la ECM con il disco The Door (per leggere l’intervista e saperne di più di Mathias Eick clicca qui).

La formazione differisce da quella del disco per la presenza di Andreas Ulvo (giovane pianista degli Shining) che sostituisce Jon Balke, ma la sostituzione non toglie nulla ed anzi dà vitalità al quartetto.

Le atmosfere e la musica sono assai diverse dal disco, Audun Erlien e Kleive, rispettivamente a basso elettrico e batteria, fanno da propulsore e generano una carica emotiva fuori dal comune.

Ulvo è profondo e puntuale, ma soprattutto interagisce al meglio con il leader che a tratti lo affianca al piano elettrico. Mathias non si limita a suonare la tromba (peraltro in modo estremamente efficace), ma si alterna alle percussioni e al piano elettrico. Il risultato è molto “Groovy” (libera molta energia nell’aria e sembra fondere le sonorità di “the Door” e dei Jaga Jazzist), senza ombra di dubbio una delle cose migliori viste al festival da più punti vista.

La serata prosegue con Athana Remix Strangefruit, al Tou Scene (antica fabbrica della birra), ma con dubbi risultati per cui ci spostiamo al Folken, dove i Caravan Palace mandano in visibilio un pubblico più giovane, con una rilettura davvero originale della musica zigana e una carica emotiva straripante.

In chiusura, al Gaffel & Karaffel, assisitiamo a una bella jam session in cui si alternano e mescolano sul palco giovani musicisti (tra cui Andreas Ulvo) e a cui si aggiunge nel finale il noto batterista della scuola scandinava Audun Kleive.

Il sabato mattina nella piazza Millenium, adiacente la cattedrale, si anima un bellissimo progetto di Andy Sheppard intitolato Saxophone Massive.

Saxophone Massive si compone di 200 sassofonisti che vanno da giovanissimi studenti a anziani musicisti provenienti da scuole, band locali ecc. Il direttore Orphy Robinson in mezzo alla folla… una vera festa che va ben oltre la musica suonata: il pubblico accorre numeroso e al termine dei 45 minuti è sazio e divertito.

In serata al Tou Scene, Frode Gjerstad presenta la Circulasione Totale Orchestra (progetto partito a Bergen durante Nattjazz 2007).

L’orchestra, composta da musicisti di ogni età e nazione, vede proprio nella multiculturalità e in questo suo essere intergenerazionale gli elementi di maggiore interesse. Alcuni dei migliori elementi del free norvegese (Frode Gjesrtad, Paal Nilssen Love, Ingebrit Haker Flaten, Anders Hana e Morten Johan Olsen) si fondono con alcuni dei principali rappresentanti della musica afroamericana (Louis Moholo, Bobby Bradford, Sabir Mateen, ecc.).

Le individualità sono indiscutibili, ma il risultato nel complesso non è di pari livello perché troppo giocato sulla “rissa”, e si finisce con l’assistere ad una cascata di suono impenetrabile che non consente di entrare: intriga, ma nega per lunghi tratti l’accesso.

Domenica purtroppo il festival volge al termine ed è previsto il concerto di In the Country, piano trio guidato dal pianista Morten Qvenild, in una località incantevole, ai confini della realtà, all’interno della chiesa di Utstein Kloster.

Il concerto è una delle cose migliori viste al festival, assieme al quartetto di Mathias Eick. Morten Qvenild (la Magical orchestra di Susanna Wallumroed e componente del nuovo trio di Arve Henriksen), al piano e alla tastiere, si conferma tra i musicisti scandinavi più interessanti, ma la vera rivelazione è il batterista Pål Hausken che mette in campo una tecnica e un campionario espressivo davvero ragguardevole, non a caso premiato durante il festival.

La chiusura del festival spetta a chi ha rappresentato la Norvegia nel mondo, Jan Garbarek, con il suo quartetto all’auditorium IMI forum. Yuri Daniel ormai stabilmente al posto di Weber, il fido Bruninghaus alle tastiere e Manu Katchè alla batteria affiancano Garabarek in un quartetto che purtroppo sembra essersi fermato e non offre più grandi elementi di novità. Perfezione, pulizia e sonorità a metà tra world music e mainstream, il tutto eseguito in modo impeccabile, ma niente di più.

Chiusura al Key Club, spazio dedicato alla degustazione di musica e buon vino durante tutto il festival, per gli ultimi saluti prima della partenza del giorno seguente.

Visita i siti di Stavanger 2008, MaiJazz Festival e Vestnorsk Jazzsenter.

Foto di Luca Vitali, tranne la prima di Stavanger (Kjetil Alsvik) e la quarta di Bugge Wesseltoft (Ziga Koritnik).


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