Home » Articoli » Live Review » Siena Jazz Reunion: trent'anni di jazz in Italia
Siena Jazz Reunion: trent'anni di jazz in Italia
L'apertura e la chiusura dei lavori organizzati in occasione del trentennale della nascita di Siena Jazz non poteva che essere a carico di Franco Caroni, creatore e animatore per tre decenni di questa realtà unica in Italia ed oggi vulcanico presidente e factotum della Fondazione, che può contare sul sostegno economico del Monte dei Paschi di Siena. Caroni ha sintetizzato i settori in cui oggi si estende l'attività di Siena Jazz, mettendo in risalto il fatto che per i suoi corsi di specializzazione è stata presentata la richiesta di riconoscimento del livello universitario da parte del competente Ministero, la cui approvazione è auspicabile in tempi brevi.
I lavori si sono articolati in due distinte convention, che, frequentate da diversi operatori, si sono svolte in contemporanea nelle giornate del 2 e 3 novembre, affrontando tematiche di notevole rilievo. Un gruppo di lavoro, presieduto da Caroni, ha approfondito "lo stato dell'arte della didattica del jazz in Italia ed in Europa". Oltre alla qualificata e preziosa presenza di alcuni rappresentanti di istituzioni straniere, vi hanno partecipato i coordinatori delle Scuole di Jazz di una quindicina di conservatori italiani.
Una delle esigenze su cui si è incentrato il dibattito è stata quella di definire standard di valutazione comuni, in ottemperanza alla recente normativa europea, che raccomanda soprattutto trasparenza nei metodi di insegnamento, permettendo quindi agli allievi il riconoscimento del percorso di studi sostenuto e il passaggio da una scuola ad un'altra.
È evidente che si tratta di un obiettivo di fondo, ineludibile, ma ancora piuttosto ambizioso, se si considera che la storia della didattica istituzionale del jazz in Italia è, tutto sommato, abbastanza recente. Per inciso ricordo che uno dei primi corsi universitari sul jazz fu tenuto da Giampiero Cane, presso l'Università di Bologna alla metà degli anni Sessanta, prima ancora quindi che fosse istituito, sempre a Bologna, il corso di laurea DAMS, dove venne attivato l'insegnamento di "Civiltà musicale afroamericana". Come pure non si può dimenticare, sempre in quegli anni, la fondamentale, anche se circoscritta, esperienza di Giorgio Gaslini all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.
Inoltre, come è emerso nel corso del seminario, a proposito di standard di valutazione bisogna tenere presente soprattutto il grado di libertà, e quindi la disomogeneità e la mancanza di criteri comuni, con cui vengono ancora oggi impostati i programmi di studio nei corsi dei diversi conservatori.
La seconda convention, di carattere più informativo e presieduta da Francesco Martinelli, era indirizzata a giornalisti e addetti ai lavori: lo scopo era quello di illustrare le recenti iniziative di ricerca e documentazione svolte dal Centro Nazionale Studi sul Jazz "Arrigo Polillo", che cura uno dei tre settori in cui si sviluppa l'attività di Siena Jazz (affiancando quello della didattica e quello dell'organizzazione di concerti). Martinelli, direttore del Centro, assieme ai rispettivi autori ha presentato i due libri da poco editi: Franco D'Andrea - Profumo di swing, di Francesco Carta, e Una vita in quattro quarti, autobiografia di Giuseppe Barazzetta, il cui significativo sottotitolo è "Incontri, vicende, testimonianze e aneddoti di un'esistenza tendenzialmente jazzistica".
È stata inoltre sottolineata l'importanza del lavoro di indicizzazione del mensile Musica Jazz, avviato da anni e giunto a circa due terzi dell'opera, e della collaborazione editoriale di recente stretta fra il Centro Studi e la EDT di Torino, tesa alla realizzazione di una collana di volumi sulla storia del jazz, partendo in primo luogo dalla traduzione di basilari testi americani.
Evento di particolare rilievo sarà la mostra sulla storia del jazz attraverso le copertine dei dischi del centro Studi "Arrigo Polillo", che nella primavera-estate del 2008 sarà ospitata dal complesso museale di Santa Maria della Scala. Nel presentare l'iniziativa, i curatori Enzo Gentile e Francesco Martinelli hanno evidenziato che, rientrando nel circuito delle grandi mostre, secondo i relativi mezzi organizzativi e promozionali, essa sarà la prima del genere in Italia e si rivolgerà ad un pubblico molto vasto, non solo a quello dei jazzfan. Le scelte espositive dovranno tendere ad incrociare criteri prettamente estetici, in certa misura soggettivi (cioé una casistica tipologica delle immagini grafiche) e parametri più oggettivi (il senso cronologico, il lavoro di singoli autori particolarmente importanti, come David Stone Martin, la caratterizzazione grafica di certe etichette, vedi Blue Note o Impulse, la delicata equazione tipo di musica - produzione - veste grafica....).
Le due giornate di studio sono state coronate da concerti serali al Teatro dei Rozzi. Quello fra Lee Konitz e Claudio Fasoli è stato un vero e proprio meeting, sulla base comune e rassicurante di standard, esposti in modo esplicito o, più spesso, citati fugacemente. Il fraseggio del contraltista, che in ottobre ha compiuto ottant'anni, ha riproposto quel miracoloso "dissestato equilibrio", che costituisce la sua cifra distintiva. Come in una pavimentazione sconnessa ogni cubetto di porfido mantiene la sua autonomia all'interno del disegno della trama complessiva, che rimane leggibile pur fra avvallamenti, fessurazioni e corpi estranei, così nelle sornione evoluzioni di Konitz ogni nota si inquadra in (ed è funzionale a) un impianto melodico-armonico ben finalizzato, anche se aperto e divagante.
Il linguaggio di Fasoli, al tenore e al soprano, è risultato invece più lineare: pur basandosi su una sonorità più morbida e nebbiosa, su un più narrativo sviluppo melodico, è comunque apparso omologo a quello di Konitz per quanto riguarda il respiro ritmico e le atmosfere evocate. Queste caratteristiche individuali erano già emerse nella prima parte del concerto, quando ognuno dei due sassofonisti aveva tenuto la scena sostenuto dalla sezione ritmica, costituita da Paolo Birro, Ares Tavolazzi e Mauro Beggio. Il contributo da loro dato nel corso di tutto il set è stato pertinente, con una nota di merito per la raffinatezza inventiva e di tocco del pianista.
La serata seguente ha offerto l'opportunità di ascoltare Riccardo Del Fra, che da quando vive e lavora a Parigi (dove fra l'altro è il responsabile del Dipartimento di jazz del Conservatorio Superiore) non è facile incontrare nelle rassegne e nei festival italiani. Non è un caso forse se il jazz del contrabbassista ha palesato inflessioni francesi, sia nell'approccio tecnico ed estetico allo strumento, presentando una diteggiatura non possente, ma agile e fluida, ricca di armonici risonanti, sia nella concezione compositiva, con temi, dinamiche e arrangiamenti che hanno ricordato quelli di Henri Texier e Daniel Humair.
Appunto quest'ultimo costituiva l'altro pilastro del quintetto, confermandosi batterista inconfondibile; con un senso personalissimo del ritmo e della sonorità ha saputo ordire trame evanescenti e nitide al tempo stesso, passando con coerente naturalezza dalle pelli ai piatti. Nel lavoro attento e puntuale, ma con impennate orgogliose, dei giovanissimi Quentin Ghomarì e Bruno Ruder (rispettivamente tromba e piano), è emerso soprattutto l'apporto di quest'ultimo, in buona sintonia con contrabbasso e batteria; un pianista efficace, a tratti d'impronta tristaniana, anche se in possesso di una mano sinistra un po' debole. L'inserimento dell'esperto Maurizio Giammarco, perfettamente a suo agio con l'impostazione data dal leader, ha rappresentato un ulteriore, solido arricchimento della gamma espressiva della performance.
Foto di Elena Carminati
FOLLOW AAJ Italy Staff
and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.



