Sarah McKenzie: il fascino misterioso della composizione

Emmanuel Di Tommaso BY

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Come cantante e pianista, adoro prendermi cura del mio pubblico. Desidero che le persone entrino nel mio mondo, condividendo esperienze, amore, speranze, sogni. Trovo interessante che la mia musica possa rappresentare anche una sfida per il pubblico, qualcosa che lasci il segno.
—Sarah McKenzie
Secrets of My Heart è il quinto album in studio della cantante, compositrice e pianista di origini australiane Sarah McKenzie. Realizzato nel 2019, questo disco rappresenta una combinazione gioiosa e perturbante di standard jazz di stampo classico e di composizioni inedite, avvolte da una brillante fusione fra jazz, blues e sonorità latine. Approfittando del tour europeo di Secrets of My Heart , abbiamo incontrato la vincitrice dell'Australian Jazz Bell Award per discutere della genesi di questo album, dell'importanza dello scrivere canzoni e del mondo della musica ai tempi della pandemia di Covid-19.

All About Jazz: Cominciamo da Secrets of My Heart . Com'è nata l'idea di realizzare questo disco?

Sarah McKenzie: Si tratta certamente del mio disco più personale, che riflette quello che è accaduto nella mia vita negli ultimi anni, mentre ero impegnata in un tour mondiale e avevo appena compiuto trent'anni. È stato un momento decisivo della mia vita. Avevo realizzato qualcosa come ottanta concerti in giro per il mondo, senza fermarmi un attimo. Essendo di origini australiane, vivevo lontano dalla mia famiglia, sentivo come se il mio cuore fosse spinto verso molteplici direzioni, e così ho cominciato a scrivere canzoni su questa sensazione. Scrivevo della passione per la musica, della mancanza della mia famiglia, dell'amore che ho iniziato a provare per una persona in Europa e di cosa questo avvenimento potesse comportare per il futuro: non tornare mai più a vivere in Australia con i miei genitori e tutto il resto... E' stato un periodo intenso dal punto di vista emotivo, e le canzoni che ho scritto in quel momento riflettono quegli stati d'animo. È così che è nato il disco.

AAJ: A chi o cosa ti sei principalmente ispirata? E qual è l'elemento di rottura di questo album rispetto alle tue opere precedenti?

SMK: Io adoro scrivere canzoni. Comporre è molto importante per me. Per questo disco ho composto sette brani inediti, non ne avevo mai realizzati così tanti negli album precedenti. Ma adoro anche i jazz standards, le canzoni della tradizione americana e dei grandi compositori. In questo album sono stata molto ispirtata da Michel Legrand, per esempio. Credo che l'elemento di rottura in questo disco sia rappresentato dalle composizioni, che sono le più riflessive e brillanti che abbia mai realizzato finora.

AAJ: La composizione è l'essenza della tua arte. In particolare, i brani di Secrets of My Heart racchiudono in sé luminosità e al contempo oscurità. Puoi dirci qualcosa in più riguardo la genesi di queste canzoni?

SMK: La composizione è qualcosa di misterioso. Ho il mio processo creativo, come ogni altro musicista, ma la verità è che non ci sono regole prestabilite. Se per esempio il mio processo creativo inizia con un titolo forte o con una certa ispirazione potente, di solito la canzone viene poi da sé. C'è una cosa che accomuna tutte le grandi canzoni di ogni tempo: una grande melodia. Pensiamo per esempio a Ennio Morricone: la sua immensità è data dall'aver realizzato melodie grandiose e indimenticabili. I musicisti oggi stanno diventando degli improvvisatori eccezionali e questo è fantastico, ma non dobbiamo dimenticarci che gente come Duke Ellington, Thelonious Monk e Miles Davis composero dei brani incredibili caratterizzati da grandi melodie. Io lavoro duramente sulla ricerca e sulla cura della melodia. Una canzone è come un edificio: l'ispirazione fa da fondamenta, ma poi c'è bisogno di architettare e di costruire attraverso la combinazione fra i testi e la melodia.

AAJ Oggi sembra che i musicisti siano più focalizzati sulla musica strumentale che sulle canzoni con testi. Anche la voce è spesso utilizzata principalmente come strumento musicale. Cosa ne pensi di questa tendenza? Perché la scrittura dei testi è così importante per te?

SMK: Pensiamo per un attimo alle persone comuni che pagano per assistere a un concerto. Si tratta di persone come me e te che desiderano ascoltare musica dal vivo ed essere trasformati e trasportati per un'ora e mezza, subire una qualche forma di ispirazione. Queste persone amano le melodie e chiedono di essere portate in viaggio attraverso la musica, accettando che ciò possa rappresentare anche una sorta di sfida. In quanto cantante e pianista, adoro prendermi cura del mio pubblico. Desidero che le persone entrino nel mio mondo, condividendo esperienze, amore, speranze, sogni. Trovo interessante che la mia musica possa rappresentare anche una sfida per il pubblico, qualcosa che lasci il segno. Per questo è importante che ci sia equilibrio tra complessità dei suoni e semplicità delle parole, Credo che questa sia una specie di arte nell'arte. Bisogna prendersi cura del pubblico. Molti musicisti non tengono a mente questo elemento essenziale, ed è per questo che ci sono sempre meno persone che assistono ai concerti. Se i musicisti desiderano suonare per gli altri musicisti è un conto. Ma nel momento in cui si suona per le persone, c'è bisogno di un messaggio, di avere qualcosa da dire. Riguardo le direzioni della musica contemporanea, io credo che il suono sia importante quanto i testi. Un musicista strumentale non ha bisogno dei testi. Prendiamo per esempio "Spain" di Chick Corea: tutti noi amiamo quel brano. E' qualcosa di incredibile, che ti trasporta fisicamente in Spagna. Riesci a vedere i toreri e l'alba al mattino, ricevi delle visioni. Nel momento in cui ascolti quel brano con la sua improvvisazione angolare, ti rendi conto di quanto sia speciale. Non c'è dunque bisogno di essere dei cantanti. Se sei un musicista strumentale è importante che tu riesca a raggiungere le persone attraverso la musica in una maniera potente e ricca di significato. Se sei un cantante hai in più il vantaggio di poter usare le parole per raccontare le storie che vuoi condividere.

AAJ: Attualmente sembri molto influenzata dal jazz brasiliano. Cos'è che ti piace in particolare di questo tipo di musica?

SMK: Io adoro ogni tipo di musica. Mi piacciono i grandi compositori: li ho studiati per molto tempo e trovo affascinante che quando suoni le loro canzoni è come se si aprisse una finestra sulle loro anime. Si può comprendere molto di un musicista dal tipo di melodia che compone. L'armonia creata mostra l'intelligenza e la profondità del compositore così come la persona che è. Sono stata a Rio e mi sono innamorata perdutamente della musica di Antonio Carlos Jobim: lui ha studiato molto la musica classica, e adoro il modo in cui fonde elementi della classica e del jazz con i ritmi sudamericani. Jobim dà vita a delle canzoni semplici sulla vita di tutti i giorni a cui tutti possiamo in qualche modo connetterci. È il mio miglior amico e sono veramente felice ogni volta che mi ritrovo a suonare una delle sue canzoni.

AAJ: Nel momento più critico della pandemia di Covid-19, ci siamo resi conto dell'importanza della musica e dell'arte in generale come possibilità di ricercare la bellezza nelle piccole cose quotidiane. Come hai vissuto quel periodo come artista e come essere umano?

SMK: Ovviamente tutti i concerti sono stati cancellati. Mi trovavo in tour ed ero appena arrivata a Nizza, in Francia, e il concerto fu cancellato, così come tutti gli altri che avevo in programma. Nonostante ciò, è stato un periodo di grandi ispirazioni per me perché ho partecipato alla realizzazione di una serie di video musicali virtuali registrati con altri musicisti provenitenti da ogni parte del mondo, dall'Argentina all'Ungheria, dal Brazile agli Stati Uniti, e anchra dal Regno Unito, dal Canada, dall'Australia. Abbiamo realizzato questi video da una condizione di autoisolamento, utilizzando i nostri cellulari, lavorando prima sulla registrazione e poi sul montaggio. Nessuno ha suonato dal vivo, c'è stato un processo di costruzione graduale: prima il basso, poi il piano, successivamente la batteria innestata sulla tromba, e così via. È stata un'esperienza incredibile. Ho realizzato "Corvocado" con due dei migliori musicisti del Brazile che hanno anche lavorato con Jobin: Jacques Morelenbaum e Romero Lubambo. Sono andata in Bavaria per registrare con i contanti dell'opera bavarese. Ho scritto una canzone per loro, un classico lavoro corale. È stato dunque un periodo incredibilmente interessante per me, in cui sono riuscita ad adattarmi alla situazione. Non potevamo suonare dal vivo ma potevamo ancora creare musica insieme.

AAJ: Quali elementi concettuali e paesaggi sonori ti piacerebbe esplorare nel tuo prossimo album?

SMK: La musica che ho suonato con Morelenbaum e Lubambo per il progetto del video virtuale è stata qualcosa di magico, Eravamo solo noi tre; io suonavo e cantavo, Morelenbaum era al violoncello e Lubambo alla chitarra. L'abbiamo trovato fantastico e ci è venuto il desiderio di dare vita a qualcos'altro insieme. Abbiamo in piano di realizzare gli arrangiamenti di alcuni brani e creare insieme composizioni inedite. Sarà un progetto collaborativo. Mi piacerebbe molto che realizzassimo un album di musica braziliana, ma non necessariamente un tributo. L'idea è quella di aderire allo spirito braziliano creando qualcosa di nostro.

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