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Rope al Pinocchio di Firenze

Rope al Pinocchio di Firenze Courtesy Annamaria Lucchetti
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Rope
Firenze
Pinocchio Live Jazz
11.12.21

L'ultimo concerto della stagione invernale 2021 del Pinocchio Live Jazz vedeva in scena uno dei trii italiani più longevi, Rope, che Fabrizio Puglisi, Stefano Senni e Zeno De Rossi portano avanti da quasi vent'anni. La formazione, già in un lontano passato ospite del jazz club fiorentino, per l'occasione presentava l'ultimo disco, In the Moment. The Music of Charlie Haden, appena uscito per la Hora Records.

La musica del grande contrabbassista scomparso nell'estate del 2014 fa parte delle radici artistiche dei tre componenti di Rope, cresciuti ascoltando tanto Charlie Haden, quanto i musicisti con cui ebbe modo di collaborare, da Ornette Coleman a Paul Motian—infatti presenti nella scaletta sia del disco, sia del concerto. Ma il trio ha una propria identità, cosicché affrontare brani hadeniani ormai divenuti veri "standard"—come "Sandino," "Spiritual," "La Pasionaria," "Song for Che"—o non meno celebri composizioni quali "Fiasco" e "In the Year of the Dragon" di Motian o "Ramblin'" di Ornette, più che dar luogo a una mera "rilettura" è invece un'occasione per giocare a proprio modo con la propria memoria artistica.

Lo si è percepito nel corso del concerto fiorentino, iniziato devozionalmente un po' in sordina, lasciando che fossero i brani, spesso montati in forma di suite, a precedere il dialogo e le invenzioni, e che si è poi via via impennato, diventando nel secondo set un entusiasmante scintillio di dialoghi sonori. Un concerto nel quale, forse ancor più che nel pur notevole disco, i tre hanno cosparso la scena di continue e non ostentate invenzioni, tecniche ed espressive, guidati—più per la poliedricità dello strumento che per il ruolo personale—da Puglisi, che ha cambiato stilemi, lavorato sulle corde, operando piccole "preparazioni" al pianoforte, tirando fuori da esso ogni tipo di sonorità e aprendo spazi per i compagni. Dal canto suo, Senni ha prevalentemente lavorato in modo composto su assoli cantabili, non disdegnando interventi percussivi e libere citazioni, mentre De Rossi, a parte un paio di assoli, ha soprattutto operato continue mutazioni del suono, cambiando il modo in cui operava sulla batteria —esemplare, per esempio, la sua centralità in "Sandino," ove la percussione arrivava a tratti a sostituire le linee melodiche del tema. A margine dell'omaggio a Haden, hanno trovato posto anche alcune composizioni originali, di Gershwin, di Bill Frisell, a mostrare ancor meglio la centralità della cifra del trio rispetto al materiale tematico.

Il concerto ha concluso la prima parte della stagione del jazz club giusto poco prima del rialzarsi dei contagi che ne avrebbero comunque reso difficile il proseguimento. Speriamo sia di buon auspicio il previsto posticipo della riapertura a febbraio inoltrato: la musica dal vivo e le occasioni sociali per fruirne servono come il pane, posticiparle ancora, oltre essere un ulteriore colpo a categorie stremate quali sono i musicisti e gestori di luoghi di spettacolo, continuerebbe ad accrescerebbe la sofferenza e il disagio del pubblico.

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