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Ravenna Jazz 2007

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Alighieri - Ravenna - 27-29.10.2007

La trentaquattresima edizione di Ravenna Jazz presentava nel suo cartellone due serate dedicate alla tromba: nella prima serata, il 27 ottobre, i tributi a due grandissimi artisti come Chet Baker e Clifford Brown, mentre nella terza serata erano in programma la Trumpet Parade, affidata al tandem Fabrizio Bosso - Flavio Boltro, e il quartetto The Lost Chords di Carla Bley con ospite Paolo Fresu. Nonostante l'assenza per gravi ragioni familiari di Bosso, gli appassionati della tromba hanno potuto ascoltare un'ampia varietà di stili e approcci espressivi allo strumento, con qualche punta davvero eccellente.

Il progetto inedito Chet Mood, con Enrico Rava alla tromba, Philip Catherine alla chitarra elettrica, Riccardo Del Fra al contrabbasso e Aldo Romano alla batteria, era alla sua seconda prova, dopo il rodaggio della serata precedente nel concerto di Rovereto [per leggere la recensione della serata di Rovereto clicca qui. Le personalità coinvolte, pur avendo avuto nella loro storia un rapporto stretto con Baker, non necessariamente si trovavano nella condizione di interagire in modo fluido. E la cosa è apparsa evidente nel concerto di apertura, dove l'atteggiamento era più quello di chi valuta la situazione con prudenza, se non con aperta diffidenza, come nel caso del chitarrista belga. Ma se la serata di Rovereto è decollata solo parzialmente, quella al Teatro Alighieri di Ravenna ha visto accendersi uno di quei miracoli dell'umore e della sintonia ai quali a volte il jazz ci dà l'onore di assistere. Catherine era finalmente a proprio agio, lo si avvertiva bene fin dall'esposizione di Polka Dots and Moonbeams, il secondo brano, esposto insieme alla tromba, e dal terzo pezzo, l'inossidabile Bernie's Tune, che ha fatto decollare un suo splendido assolo. Le linee melodiche indocili, le armonizzazioni imprevedibili della chitarra hanno intavolato un contrasto fecondo con il libero canto di Rava. Anche l'elegante, impeccabile lavoro di Del Fra e quello sbarazzino di Romano hanno risentito di questo clima, offrendo una prova davvero superlativa. Hanno brillato per eleganza e profondità il duetto tra chitarra e contrabbasso di I'm a Fool to Want You e l'iconico My Funny Valentine.

La seconda parte della serata, We Remember Clifford, era affidata a un senatore come il sassofonista Benny Golson, che dall'alto dei suoi settantotto anni ha dominato un concerto all'insegna del più puro bop-mainstream, presentando nel suo sestetto due trombettisti brillanti e complementari come Philip Harper e Claus Reichstaller. Golson ha condito l'esibizione con aneddoti di prima mano dei tempi trascorsi con il grande Clifford, ricordando le jam session di ogni sabato insieme al trombettista, a Philly Joe Jones, Jimmy Heath, John Coltrane. E concludendo tra gli applausi con un Take the "A" Train e un Blues March di grande impatto.

Nella serata conclusiva, l'esibizione del quartetto con Flavio Boltro è stata priva di particolare interesse, nonostante la bravura del trombettista, di Luca Mannutza al piano, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Al repertorio di standard, interpretati con approccio diligente, avremmo preferito un programma magari di composizioni originali, articolate come questi musicisti sanno fare.

Il secondo set, focalizzato proprio sulle squisite composizioni originali di Carla Bley, si è incentrato sulla lunga suite The Banana Quintet, dove la varietà di scrittura della pianista trova un perfetto equilibrio costruttivo e una partecipazione empatica del gruppo, con la presenza di Fresu già ampiamente rodata fin dal festival di Vicenza, nella scorsa primavera, e sfociata nel recentissimo disco edito dalla Watt. Inutile parlare della pregnanza elegante di Steve Swallow, dell'accorta leggerezza di Sheppard, del magistero solido e screziato di Billy Drummond. Come è superfluo ribadire la perizia della Bley nel destreggiarsi tra metri dispari, citazioni, sfumature timbriche. Qui ci piace notare come Fresu si sia inserito in questo contesto dando il meglio di se stesso con la consueta generosità e ricchezza di ispirazione.

Incastonata tra le due "Trumpet Parade", una serata dedicata al Brasile, in cui la prima parte piuttosto sbiadita, affidata all'enfasi vocale di Tania Maria, è stata riscattata dalla brillante freschezza scaturita dal concerto di Brasileirinho ao Vivo, con il Trio Madeira Brasil (con un brillante Ronaldo do Bandolim al mandolino), al quale si affiancavano lo straordinario Yamandù Costa alla chitarra, Silvério Pontes alla tromba e Gabriele Mirabassi, ospite eccellente al clarinetto. Le atmosfere agrodolci dello choro, definito da Hector Villa-Lobos "l'essenza e l'anima della musica brasiliana", stavano alla base di questa proposta, con affondi deliziosi nel repertorio dello stesso Villa-Lobos, di Baden Powell, perfino di Astor Piazzolla. Musica di alta dignità, e di intensa, profonda energia, dove il linguaggio popolare e quello colto si incrociano e si alimentano a vicenda. Una nota particolare di merito va senza dubbio a Mirabassi, la cui passione per lo choro, sfociata qualche anno fa nell'album Um a Zero, ha divulgato la conoscenza di questa tradizione in Italia e in Europa.

Foto di Giorgio Ricci [ulteriori immagini tratte da questo concerto sono disponibili nella galleria immagini]


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