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"Puglia in Jazz" - Fasano Musica

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Kennedy - Fasano - 03.04.08

Il secondo e ultimo appuntamento jazz collocato nell’ambito della stagione concertistica “Fasano Musica” - il primo è stato uno Stefano Bollani “carioca” da tutto esaurito - poteva suscitare febbrili attese o forti perplessità.

Le attese erano dovute ai nomi in cartellone: “il meglio” come si dice, del Jazz pugliese dell’ultima generazione, riunito per festeggiare sotto la guida autorevole di Roberto Ottaviano le 25 candeline della rassegna.

Le perplessità derivavano dal rischio che operazioni del genere portano con sé: quello che tutto si traduca in una jam session “casereccia” che lascia il tempo che trova. Nulla di tutto questo per fortuna e l’attesa è stata ben più che ripagata. “Puglia in Jazz” si è rivelato un progetto dalla forte identità che nel complesso ha messo in luce capacità di scrittura e solismi brillanti.

Per l’occasione Ottaviano ha cooptato Gianluca Petrella al trombone, Gaetano Partipilo al sax contralto, Andrea Sabatino a tromba e flicorno, Cinzia Eramo alla voce, Mirko Signorile al piano, Alberto Parmegiani alla chitarra, Giorgio Vendola al contrabbasso e Fabio Accardi alla batteria, tutti musicisti che ha visto crescere musicalmente. Ogni composizione ha lasciato trasparire il mondo interiore dell’artista, dando vita così ad un set dai toni variopinti.

E se Ottaviano continua a piacere per la sua capacità di costruire veri e propri affreschi sonori di raffinata policromia (suo era il modale “The Ghost”), Gaetano Partipilo ha lasciato il segno con il “suo” jazz poliritmico, frammentato, figlio dell’estetica M-Base (“Dark Chocolate”). Melodie eteree, sognanti hanno caratterizzato “Lydian Sound” di Parmegiani e “Piccoli labirinti” di Signorile, mentre la Eramo si è prodotta in un brano dal piglio contemporaneo, umbratile, tutto giocato su lenti crescendo e distensioni, messe a fuoco e ondivaghe divagazioni.

Il brano più intrigante dell’intero programma, quest'ultimo, intitolato - se non abbiamo capito male - “Deep Breath”. Sulla stessa lunghezza d’onda il brano, quasi un adagio mahleriano, di Vendola (“Incerto”). E’ scivolato addosso invece, senza lasciare traccia, il tema in stile Jazz Messengers, un po’ scontato di Sabatino (“First steps”). “A.R” di Accardi è piaciuto per i suoi vamps contagiosi e solari e la costante tensione ritmica.

La serata, oltre a festeggiare il compleanno di “Fasano Musica, era particolare anche per un altro motivo. Perché in fondo alla sala ad assistere all’esibizione, c’era il trombettista fasanese Vincenzo De Luci, un talento che avrebbe fatto strada se i postumi di un grave incidente d’auto non lo avessero costretto da tempo ad abbandonare le scene. De Luci sta lentamente tornando alla vita ma non potendo più suonare si sta dedicando alla composizione. Sua era “Il suono e il sogno”, un tema onirico e sfrangiato arricchito da un testo narrativo (autobiografico) affidato alla voce della Eramo, che l’ensemble ha interpretato con profonda partecipazione.

Foto di ClickFoto


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