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Oleg Maisenberg - Francesco Filidei

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro alla Scala/Chiesa di Sant’Angelo - Milano - 12/22.10.2008

Oltre a prestigiosi ensemble strumentali (quali Niew Ensemble, Ictus Ensemble) e vocali (come Neue Vocalsolisten Suttgart e il coro di voci bianche della Radio di Budapest), l’edizione 2008 di Milano Musica offre spazio a recital solistici di alto livello, con Oleg Maisenberg e Francesco Filidei rispettivamente al pianoforte e all’organo.

Ad accomunare le due serate è - complice un cambiamento di programma dell’ultimo minuto per il concerto del russo - la figura di Olivier Messiaen, con la tensione mistica che ne ispira l’opera.

Il tocco, finanche troppo esitante, di Maisenberg evidenzia l’estatica melodia della “Première communion de la Vierge” - undicesimo dei “Vingt regards sur l'Enfant Jésus” - e le profonde affinità con gli aggregati complessi di Ravel e Debussy (presenti con “Miroirs” e “Estampes”) e il gusto coloristico, se non sinestetico, di Skrjabin, di cui viene eseguita la Sonata n. 2 in sol diesis minore, oscillante fra sciolto lirismo e afflato demoniaco. Se i brani estratti dai “Racconti fiabeschi” di Nikolai Medtner rivelano, a un livello superficiale, più di un’affinità con il pianismo di Rachmaninov, la Sonata op. 1 di Berg rivela una drammaticità espressiva ben più profonda, il cui debito verso il romanticismo emerge nell’interpretazione.

Decisamente superiori sono la sicurezza e il coinvolgimento con cui Francesco Filidei affronta l’organo Tamburini che troneggia nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Angelo.

Il. concerto tocca distinti periodi del percorso musicale di Messiaen. L’ “Ascension”, realizzata nel 1934 a partire dall’omonima composizione per orchestra del 1932-34, scandaglia la vasta gamma sonora dello strumento, muovendo dalle statiche risonanze ricche di colori armonici del primo movimento al clima contemplativo, legato al canto gregoriano, che anima il secondo.

Ma è nella terza parte che Filidei scatena con slancio improvvisativo l’ebbrezza della gioia spirituale, sublimata nella fissa atemporalità del movimento finale, che si dirige lentamente verso l’acuto, a simbolizzare il tema teologico che ispira il ciclo. Un salto di quasi vent’anni separa quest’ultimo dal “Livre d’orgue”, di cui vengono presentati quattro estratti. Anche in questo caso, l’interprete riesce a restituire la vitalità dell’opera, dal carattere decisamente più astratto e speculativo. La dedizione con cui Messiaen esplorava i registri dell’organo costruito da Cavaillé-Coll per la Chiesa della Sainte-Trinité affiora nella resa accurata delle dinamiche e dei ritmi, dalla potenza lacerante degli accordi di “Les mains de l’ab?-me”, ai metri complessi e frammentari di “Chants d’oiseaux”, fino all’accelerazione impetuosa, ai limiti del delirio, di “Les yeux dans les roues”.

L’estroversione e la ricchezza timbrica, che caratterizzano le polifonie del Preludio e Fuga op. 7 di Marcel Dupré - grande mentore dell’organista Messiaen - sono amplificate al massimo grado in “Gmeeoorh”, scritto da Iannis Xenakis nel 1974. Qui l’organo si manifesta davvero come “Il Papa degli strumenti” -per riprendere l’espressione di Berlioz cara a Messiaen, che del compositore greco fu insegnante - muovendosi nell’arco di una ventina di minuti tra addensamenti e rarefazioni di notevole impatto, attraverso uno spettro sonoro amplissimo, culminante in terrificanti clusters per la cui resa si rende necessaria la presenza di un assistente.

Da macchina minacciosa e quasi incontrollabile, l’organo torna a essere, nel “Banquet céleste”- scritto da un Messiaen ventenne - strumento di rappresentazione simbolica della trascendenza, con lunghi accordi tenuti, presaghi dell’Eternità.

Applausi meritati, alla fine, da un pubblico partecipe e attento, alla tecnica, e più ancora alla forza comunicativa, dell’interprete. Visita il sito di Milano Musica.

Foto di Ermes Rosina


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