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Musica Insieme Contemporanea a Bologna: il Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen nel Giorno della Memoria
Con queste parole, tratte da Hommage à Olivier Messiaen (1978), è lo stesso compositore a raccontarci le condizioni in cui si svolse l'anomala prima di quella che è una delle sue poche composizioni cameristico-strumentali.
Il cattolicissimo Messiaen aveva trentadue anni e stava svolgendo il servizio militare quando, nel maggio 1940, fu fatto prigioniero dagli invasori tedeschi presso Nancy ed internato nel campo di concentramento di Görlitz, oggi in territorio polacco. Nella primavera del '41, quando nella Francia occupata i tedeschi riconobbero il governo di Vichy come un alleato, il compositore poté fare ritorno in patria. Sullo stesso destino non poterono contare milioni di altri esseri umani, di ogni fede, condizione sociale, sesso e provenienza, malauguratamente caduti negli ingranaggi efficientissimi dell'omicida perversione nazista.
Sia nella prefazione alla partitura stessa sia nel già citato Hommage, è sempre il compositore a chiarire le peculiarità caratterizzanti del Quartetto: l'esclusiva fonte ispiratrice (un passo dall'Apocalisse di San Giovanni), le varie tematiche affrontate, le soluzioni tecniche e la parabola narrativa di una composizione singolarmente suddivisa in otto movimenti, solo quattro dei quali (il primo, il secondo, il sesto ed il settimo) vedono in azione tutti e quattro gli strumentisti. Precisa l'autore: "Questo Quatuor è in otto movimenti. Perché? Sette è il numero perfetto, la creazione di sei giorni santificata dal Sabato divino; il 7 di questo riposo si prolunga nell'eternità e diventa l'8 della luce indefettibile, della pace inalterabile".
Non è questa la sede per una circostanziata analisi dell’opera (gli interessati possono risalire direttamente alle fonti citate, oppure all’esegesi che Raffaele Pozzi ne fa nel suo libro Il suono dell’estasi, Libreria Musicale Italiana, 2002), ma ai fini della mia esposizione mi preme rilevare un paio di aspetti.
A mio parere è eccessivo il giudizio di Ernesto Napolitano quando nella biografia del compositore sul monumentale DEUMM definisce il Quatuor opera controversa, in cui "l'eclettismo mostra troppo scopertamente segni di disomogeneità"; è pur vero tuttavia che ognuno degli otto movimenti possiede una sua forte e autonoma caratterizzazione, soprattutto sotto il profilo dinamico, evocando quindi di volta in volta atmosfere diverse.
È altrettanto indubbio che questo lavoro cameristico rivela un’autentica tensione utopica e mistica: il contrastato percorso narrativo sembra condurre ineluttabilmente a quel flebile estinguersi di note alla fine dell'ottavo movimento, cioè al raggiungimento "della luce indefettibile, della pace inalterabile". Non è certo un caso se Messiaen si trovava in prigionia quando ha concepito questo itinerario verso un mondo di pace, questa sorta di teorema musicale ricco di toni contemplativi, in cui la fede e la speranza non sono mai sopraffatte dallo sconforto.
È indubbio dunque che la genesi e le tematiche rendono questa composizione una delle più qualificate in assoluto per celebrare degnamente in musica la Giornata della Memoria; cosa che opportunamente ha fatto a Bologna Musica Insieme, affidandone l'esecuzione all'Ex Novo Ensemble, con la drammaturgia e la voce di Sandro Cappelletto. La Chiesa dei SS. Bartolomeo e Gaetano, pur non dotata di un'acustica perfetta, ha costituito una cornice splendida per il concerto: fra l'altro proprio alle spalle degli esecutori, quasi a creare un ulteriore polo visivo e simbolico, era stato collocato il piccolo ovale della Madonna del Suffragio, opera del "divino Guido" (il Reni ovviamente).
L'interpretazione dell'Ex Novo Ensemble (Davide Teodoro al clarinetto, Carlo Lazari al violino, Carlo Teodoro al violoncello e Aldo Orvieto al pianoforte) è stata asciutta, disadorna, attenta ai valori dinamici e timbrici, mentre Cappelletto con voce piana, non teatrale, ha letto i testi, tratti prevalentemente dagli scritti di Messiaen. La scelta di interpolare le letture all'esecuzione dei vari movimenti del quartetto ha tuttavia comportato un'innaturale, coartata frammentazione del flusso sonoro, impedendone l'ascolto nel suo insieme, nella sua logica concatenazione. Ne è risultata quindi ulteriormente accentuata quella differenziazione, di cui si diceva precedentemente, fra gli otto movimenti, ognuno dei quali, isolato da quelli contigui, ha finito per vedere esasperata la propria autonomia. Forse sarebbe stato meglio rinunciare a questa scelta drammaturgica, anteponendo una prolusione verbale di una ventina di minuti all'interpretazione musicale dell'intero Quatuor.
Questo concerto bolognese nel Giorno della Memoria ha costituito l'inaugurazione della seconda edizione di MICO, ovvero Musica Insieme Contemporanea, rassegna patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna e dall'Università di Bologna e organizzata dall'Associazione Musica Insieme (www.musicainsiemebologna.it). Attiva dal 1987, l'Associazione è una delle più importanti istituzioni musicali del capoluogo emiliano; attualmente è responsabile di tre manifestazioni di musica cameristica: MICO infatti si è affiancata all’ormai consolidata stagione al Teatro Manzoni e a Musica Insieme in Ateneo, che si tiene all'Aula Absidale di Santa Lucia. MICO 2007 propone altri sette concerti, i cui repertori s’incentrano soprattutto sul Novecento, concludendosi il 29 marzo all'Aula Absidale di Santa Lucia con il Brodsky Quartet.
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