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MiTo Settembre Musica - Maratona Jazz
Metà Settembre, a Milano è tempo di maratona. Alla sua terza edizione, il festival MiTo, manifestazione incentrata sulla musica classica ma aperta anche ad altre realtà, conferma la sua giornata consacrata al jazz. La sua maratona. Quattro concerti. Una giornata bulimica. Un'autentica abbuffata, in una città che a volte dà l'impressione di soffrire piuttosto di mancanza di cibo per appassionati di jazz.
La giornata ha preso il via alle 15.00 con "Le fiabe del jazz" del quartetto di Corrado Guarino (oltre al leader al pianoforte, Guido Bombardieri a clarinetto basso e sassofono contralto, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso, Stefano Bertoli alla batteria), affiancato dalle voci narranti di Roberto Piumini e Claudio Comini. Un concerto dedicato ai bambini, tra favole e giochi interattivi. Con la speranza di riuscire a coinvolgere e ad avvicinare al jazz qualche piccolo ascoltatore e magari - perché no? - anche qualche genitore.
Il programma per adulti è iniziato alle 17.30, con The Swallow Quartet (Steve Swallow al basso elettrico, Carla Bley all'organo Hammond, Chris Cheek al sax tenore, Steve Cardenas alla chitarra). Confesso che non ho mai amato la musica di Steve Swallow e Carla Bley, troppo leggera per il mio palato che predilige invece sapori più forti, ma questo concerto mi è risultato soporifero oltre ogni aspettativa. Uno smooth jazz forse raffinato ma inconsistente, reso ancora più piatto dall'assenza di percussioni. Chris Cheek e Steve Cardenas hanno svolto il loro compitino con diligenza, ma senza quei guizzi di cui sono capaci in altri contesti. Carla Bley, non in gran forma, ha suonato in modo banale e non privo di incertezze. Steve Swallow ha tessuto come sempre le sue fitte trame di basso, ma la musica che ha proposto era oggettivamente fiacca.
Tutt'altre atmosfere con il trio formato da Antonello Salis (pianoforte e fisarmonica), Paolo Angeli (chitarra sarda preparata), Hamid Drake (batteria, percussioni). Un filo diretto tra la Sardegna e Chicago, passando attraverso i Beatles ed Ennio Morricone. Un concerto incentrato sull'improvvisazione, nel quale persino la solare e ieratica compostezza di Drake è stata travolta dall'estroversione dei due musicisti italiani. Tra invenzioni sonore e qualche gag consolidata. Senza mai indulgere in pedali, da cui il trio si è anzi sempre smarcato con rapidità e decisione. Musica vista come un giocattolo, da rompere e ricostruire infinite volte. Un concerto a fasi alterne (il giocattolo può anche essere utilizzato per quello che è, per giocarci, appunto. Non è necessario romperlo sempre), ma senza dubbio molto divertente ed energico. Il migliore di questa giornata.
Chiusura di maratona con il quintetto Man Size Safe del contrabbassista Ben Allison (Michael Blake a sax tenore e soprano, Ron Horton alla tromba, Steve Cardenas alla chitarra, Rudy Royston alla batteria). La band ha proposto una musica molto curata sia dal punto di vista compositivo che esecutivo. Una sorta di rock-jazz, immediato e dalla struttura piuttosto semplice. I fiati si intrecciano come negli storici quintetti bop, la ritmica si muove su schemi più rockettari. Con arrangiamenti ben studiati ed un suono pulitissimo. Forse troppo. Questa musica sarebbe senza dubbio più convincente se fosse un po' meno laccata. Se avesse un suono più sporco, più sanguigno. Un concerto comunque apprezzabile, in grado di piacere sia all'ascoltatore tradizionale che ad un pubblico più avvertito.
Messa in archivio anche la questa terza edizione della Maratona Jazz MiTo, resta da riflettere su cosa sia più utile alla città. Se quattro appuntamenti concentrati in una sola giornata, oppure distribuiti lungo l'intero mese di settembre. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Ma certo è bello, per un giorno, illudersi che Milano sia una grande capitale del jazz e possa permettersi di avere una Maratona. In fondo è tutta la rassegna MiTo a fondarsi ed a vivere secondo la logica dell'evento.
E allora, se per un giorno vogliamo sognare, facciamolo alla grande. Se maratona deve essere, che lo sia fino in fondo. Spingiamo questa logica al suo possibile limite, alzando il tiro e le ambizioni. Il che non significa necessariamente attingere a budget esorbitanti per invitare stelle di prima grandezza. Significa anche concedere ampio spazio a progetti particolarmente sfiziosi, a musicisti di nicchia che transitano poco (o nulla) dalle parti di Milano. Con musicisti come Paolo Angeli, Hamid Drake, o il quintetto di Ben Allison, siamo sulla buona strada. Si può osare di più.
Foto di : Roberto Cifarelli (Swallow) Claudio Casanova (Salis, Allison).
Ulteriori immagini di questa rassegna sono disponibili nella galleria immagini
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