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Massa Sonora 2010
È arrivato alla terza edizione "Massa Sonora," (dopo quelle del 2007 e 2008) il meeting di musica creativa e di ricerca organizzato e coordinato dal collettivo El Gallo Rojo, grazie alla promozione e al finanziamento del Comune di Massa Lombarda e della regione Emilia Romagna. Quest'anno la manifestazione aveva la doppia intenzione di avviare contatti europei - da cui la presenza, al concerto conclusivo, del berlinese Felix Whanschaffe Quartet - e di coordinare in modo coerente le interazioni tra i musicisti presenti. Anche a quest'ultimo scopo nasceva l'idea di incentrare la due giorni romagnola sulla sonorizzazione di corti del cinema muto, in particolare di Chaplin e Keaton, messi a disposizione dalla Cineteca di Bologna.
Così, fin dalle prime battute presso il Centro Giovani Jyl, gran parte delle Jam Session si sono svolte con la proiezione di film. Vi hanno preso parte un numero talmente elevato di artisti - circa una cinquantina - che è impossibile menzionarli tutti (un elenco pressoché completo è reperibile presso il sito dell'evento, www.myspace.com/massasonora). Di essi, solo una parte ruotano attorno al "conjunto" del Gallo e alcuni provenivano dall'ambito della musica contemporanea più che da quello del jazz. Per avere un'idea della pluralità di presenze può essere utile citare invece le etichette indipendenti presenti nella vetrina-mercato del Jyl: Burp, Setola di Maiale, San Giuseppe, Auand, Eclectic Polpo, Le Arti Malandrine, Iato, Axé, Bassesfere, Fonterossa, nBn, Chaque Object e - ovviamente - El Gallo Rojo.
Il momento di maggiore appeal per le sonorizzazioni si è avuto la sera di venerdì 16, nella bella sede della Sala del Carmine, una chiesa sconsacrata messa a disposizione dell'amministrazione comunale. Qui, i gruppi di volta in volta in scena potevano essere osservati alle prese con gli stimoli dei cortometraggi, che scorrevano dietro di loro e che i musicisti stessi osservavano nel momento della creazione. Alla sincronia tra musica e immagini si aggiungeva in tal modo quella della visione dell'azione degli artisti e della loro interazione. Per lo spettatore, tutto ciò era cagione di un'interessante e curiosa modificazione percettiva: l'attenzione era infatti primariamente attratta dalla narrazione filmica, ma le variazioni sonore venivano confermate dalla visione dell'azione artistica; al tempo stesso, però, essendo impossibile seguire con precisione l'evolversi di quest'ultima, la percezione sonora era concentrata sull'insieme - ben più che sul lavoro dei singoli - e sul ritmo - ben più che sulla complessa tessitura delle voci. Veniva in tal modo esaltato l'aspetto di commento/accompagnamento della musica alle immagini, a dispetto della sua atipicità rispetto agli accompagnamenti a cui si è abituati, così come veniva quasi naturalmente offerta una netta "chiave d'ascolto" per una musica che - essendo interamente improvvisata e quasi sempre lontana da canoni lirico-melodici - non è certo di facile ascolto per un pubblico non avvezzo al genere.
Pur rischiando di non render il giusto merito ai molti musicisti avvicendatisi sul palco, merita forse menzionare l'ottimo commento di Marraffa, Braida e Calcagnile a Il rustico di Buster Keaton, le cui improvvisazioni rispettavano i cambi di tempo del film, la sonorizzazione di Buonanotte infermiera, sempre di Keaton, con l'efficacissimo ritmo estemporanemente inposto da Zeno De Rossi nell'episodio dell'inseguimento di Fatty (nel gruppo anche Gabrio Baldacci, Antonio D'Intino, Edoardo Ricci e Dario Fariello), e il più descrittivo commento a Charlot rientra tardi, in sestetto con la voce di Laura Copiello. Più eterea e a tratti lirica la sonorizzazione de L'usuraio, ancora di Chaplin, con momenti particolarmente persuasivi nell'episodio "Una storia triste".
Aldilà della musica - proseguita poi al Jyl il mattino e il pomeriggio della domenica e conclusasi la sera, come accennato, con il quartetto berlinese di nuovo alla Sala del Carmine - l'importanza della manifestazione stava ancora una volta nell'incontro e nello scambio di esperienze e suggestioni tra musicisti provenienti da aree geografiche e artistiche diverse, ma accomunati dall'amore per l'improvvisazione, dalla passione per la ricerca, dal coraggio nell'avventurarsi in direzioni possibilmente inesplorate. Da questo punto di vista "Massa Sonora" appare come un'occasione ormai più unica che rara e perciò di straordinaria importanza. La possibilità per gli artisti di stare assieme, a stretto contatto, per due giorni (e, vale la pena di aggiungere, per due notti), discutendo, scambiandosi idee e materiali, stringendo più da presso relazioni personali oltre che artistiche, ha un valore inestimabile - che infatti tutti i presenti mostravano di vivere con grande entusiasmo.
Rimangono, ciononostante (e forse ancor più manifesti) alcuni interrogativi "di contesto". Perché se è vero che "dall'interno" - cioè per il "popolo degli artisti" - l'evento è stato per la terza volta un successo, è anche vero che invece "dall'esterno" - cioè per il pubblico e finanche per gli addetti ai lavori (stampa, critica, ecc.) - non si può non lamentare una partecipazione ancora insoddisfacente. E questo nonostante l'apertura a momenti accattivanti e di più facile fruizione quali le proiezioni cinematografiche. Anche di questo si è discusso nel meeting, tornando a interrogarsi sull'attuale stagnanza e omologazione del clima artistico italiano (non solo musicale, visto che qualcosa di analogo era condiviso anche dagli organizzatori e dai protagonisti di una piccola, ma interessante mostra d'arte figurativa contemporanea, allestita per l'occasione al piano superiore del Jyl). Le risposte a questi interrogativi, ovviamente, travalicano tanto questo resoconto, quanto il dibattito apertosi informalmente nel meeting, e dovrebbero viceversa allargarsi al panorama di quegli addetti ai lavori in tale sede poco presenti. Perché certo non basta più arroccarsi su tesi semplicistiche (il "genere" forse troppo privo di compromessi, la sede "di provincia," i mezzi ridotti), dal momento che l'inerzia e la scarsa curiosità del pubblico stanno ormai minacciando anche chi si muove su territori più "sicuri" e consolidati. Urge un cambio culturale di ampio respiro, per il quale non bastano nuove idee artistiche o diverse forme di promozione, ma servono anche prospettive di politica culturale delle quali oggi, almeno in Italia, quasi nessuno sembra sentire l'esigenza. Un plauso in più, dunque, per chi a Massa Lombarda si fa da anni, quasi in solitudine, promotore di un'iniziativa dagli orizzonti inusitatamente ampi.
Foto di Claudio Casanova.
Ulteriori immagini di questa rassegna sono disponibili nel foto-racconto e nella galleria dedicata al concerto del Felix Wahnschaffe Quartet
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