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La notte che si bruciò il jazz

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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La notte che bruciò il Jazz

di Michele Minisci

Questo bel libro di quasi duecento pagine racconta la storia di uno dei pochi club italiani dedicati alla musica jazz (ma non solo) che ha sfondato la soglia dei venticinque anni di attività: il Naima di Forlì, nel centro della Romagna divertente e divertita. Il libro si apre con una prefazione di Renzo Arbore e si chiude con un ironica postfazione di Vinicio Capossela, uno dei musicisti più intimamente legati al Naima. Il libro è stato pubblicato da un piccolo editore cesenate e si può richiedere direttamente al Naima Club (via Somalia 2, 47100 Forlì, oppure mandano una email all'indirizzo [email protected].

In realtà questo libro è la storia dell'autore stesso del libro, il vulcanico Michele Minisci che è fondatore, direttore, factotum del Naima stesso. Una storia scoppiettante di energia, proprio come Michele. Una storia piena di amicizie con i musicisti e con gli addetti ai lavori. Amicizie fatte a volte solo di un cenno di intesa, di frasi mai dette che però sappiamo essere condivise in fondo all'anima. Una storia piena di piccoli aneddoti e divagazioni, ma allo stesso tempo piena di saggezza e di voglia di fare, piena di coraggio, di piccoli trucchi per girare attorno agli ostacoli che chissà perchè vengono sempre a galla in questo paese che non riesce a scegliere fra le cose importanti e quelle solo apparenti. O forse non vuole.

Michele la sua scelta definitiva la fece (o magari semplicemente la validò) in quella notte fatidica nella quale 'si bruciò il jazz' per dirla con i ricordi deliziosamente annebbiati della figlia Costanza. Una notte adrenalinica durante la quale arrivarono un sacco di telefonate che segnalavano a Michele che era stato appiccato il fuoco al suo piccolo club dedicato al jazz, che allora era localizzato in un paesino alle porte di Forlì. Ovviamente Michele si precipitò fuori 'mezzo svestito' (come ricordava la moglie) e completamente incazzato (come sospettiamo noi che lo conosciamo) per correre a porre riparo.

Anche in quella drammatica circostanza, come l'araba fenice, il Naima è risorto e si è via via spostato in varie location per arrivare alla attuale collocazione che fortunatamente ci pare ben consolidata. Ma se lo ha fatto è certamente grazie alla voglia e all'energia di Michele, grazie alle sue intuizioni manageriali e artistiche che lo hanno portato a scegliere i musicisti che più riuscivano a interagire con la sua passione per la musica fatta di buoni ingredienti e condita di salse vere. Niente plastica, niente marketing, niente mode che durano una sola estate. Tortellini, sangiovese, blues, soul, jazz e anche un po' di rock. La ricetta è semplice ma solo Michele Minisci è riuscito a farla funzionare per oltre venticinque anni. Lo aspettiamo alla prova per i prossimi venticinque e sappiamo che non ci deluderà.

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