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Il quartetto e trio di D'Andrea con Han Bennink a Trento

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Teatro Auditorium - Trento - 14.03.2011

È toccato a Franco D'Andrea inaugurare il 14 marzo 2011, il 26° cartellone di Itinerari Jazz al Teatro Auditorium di Trento.

Nella città che l'ha visto a lungo docente al conservatorio, il pianista e compositore ha regalato un concerto memorabile, presentando le due formazioni di cui è leader: il quartetto (che ha raggiunto i 15 anni di vita) ed il trio con Ottolini e D'Agaro che ospitava per l'occasione il batterista Han Bennink.

È stata una serata avvincente e densa di umori, dove il rigore formale s'è coniugato con momenti di libera improvvisazione, in una sorprendente sintesi che presentava, opportunamente trasfigurati, vari aspetti della storia musicale afroamericana, tra cui la dimensione spettacolare (Bennink).

La musica di Franco D'Andrea comunica con le differenti esigenze del pubblico, da quello con aspettative più tradizionali a chi che apprezza la ricerca più sofisticata.

Per quanto rigarda il quartetto, la fantasiosa, e spesso swingante, dinamica ritmico-percussiva (in questo il ruolo di Mella e De Rossi è esemplare) si coniuga con strutture quanto mai libere, in un gioco di elaborazioni armonico-melodiche e momenti contrappuntistici che trovano in Ayassot un elemento caratterizzante. D'Andrea ha il ruolo guida nell'elaborazione delle dinamiche complessive; è una fonte continua di impulsi e suggerimenti che vengono via via raccolti e rielaborati in un empatico confronto collettivo.

Avendo appena pubblicato l'ultimo disco della formazione (Sorapis, El Gallo Rojo) ci saremmo aspettati un repertorio legato in gran parte a questo ma D'Andrea ed i suoi guardano già avanti e vari brani erano inediti. I tratti distintivi della ricerca sono però confermati: una musica, che si snoda senza cali di tensione e che assume di volta in volta tratti danzanti, obliquità monkiane, soluzioni eleganti ed altre visionarie.

La presenza straripante di Han Bennink ha caratterizzato il secondo tempo, lasciando da parte la batteria per esibirsi col solo rullante al centro del palco, tra il piano di Franco D'Andrea ed i fiati di Ottolini e D'Agaro. Era la prima volta che i due veterani del jazz europeo s'esibivano assieme ed è stato un piacere osservare la creatività con cui i vari musicisti interagivano nella nuova situazione.

L'estetica del trio è certamente più "comunicativa" lavorando anche su materiale noto (nel concerto c'erano vari brani degli anni venti/trenta e qualche incursione moderna come "Misterioso" o "Turkish Mambo") con un trombone deliziosamente retrò e contrappunti clarinettistici quanto mai efficaci.

Ma anche in questo caso la direzione di D'Andrea tendeva ad alterare gli equilibri con soluzioni nuove e spiazzanti.

Per concludere è stato un set solare e variopinto dove il piacere per la dimensione spettacolare ed istrionica di Bennink - che resta un sorprendente drummer - s'è coniugato con la fantasiosa reinterpretazione del jazz tradizionale del trio, ricca di momenti trascinanti. Il pubblico ha risposto con calda partecipazione.

Foto, di repertorio, di Claudio Casanova.

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