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I Suoni della Montagna

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Comeglians (UD) - 20-21.08.2010

Istantanee dal Festival "I suoni della montagna," Anno Quinto: due tritoni giocano a pelo d'acqua nel laghetto Tarond, quota 1955, tutto intorno polifonie New Orleans nell'aria cristallina; Bar Centrale di Comeglians, ore 02.00, un coro intona "Stelutis Alpinis" con variazioni free; borgo di Maranzanis, il concerto è finito ma una piccola folla si stringe intorno ai musicisti e parte una melodia sudafricana contagiosa, la festa continua.

Si tiene da cinque anni in un piccolo paesino dell'Alto Friuli uno dei Festival più intensi della calda estate jazzistica. Quest'anno a Comeglians, in provincia di Udine, nel cuore della Carnia il Festival "I Suoni della Montagna" si è esteso per due giornate. La manifestazione ruota attorno alla Adriatics Orchestra, fondata e diretta dal sassofonista Daniele D'Agaro che ha riunito in questa formazione un gruppo di eccellenti improvvisatori italiani (Davide Ghidoni, Bruno Marini, Mauro Ottolini, Saverio Tasca e Alessandro Turchet) e amici della sua lunga permanenza ad Amsterdam: Han Bennink, Tobias Delius e Sean Bergin.

La prima giornata è stata dedicata ad una tavola rotonda presso l'antica Casa del Boter che ha trattato ad ampio raggio il tema di "Arte e Natura" con gli interventi dell'antropologo Gian Paolo Gri, la fotografa Ulderica Da Pozzo, il direttore di "Clusone Jazz" Livio Testa, i giornalisti Andrea Scaccia (Muisica Jazz) e Luciano Vanni (Jazzit). Il giorno seguente molti dei concetti e riflessioni che hanno animato la discussione sono stati declinati in un programma che si articola fin dalla prima edizione secondo uno schema preciso: nell'arco della giornata i musicisti, in piccoli gruppi e con la partecipazione di ospiti, suonano in luoghi della vallata (rifugi, malghe, antiche pievi, borghi) mentre il gran finale prevede un concerto dell'Adriatics Orchestra della centrale Sala Alpina.

Si è partiti per il primo concerto in mattinata da Comeglians per salire fino al lago Tarond. A quasi duemila metri, dopo un ripido sentiero, si arriva a questo piccolo e incantevole lago alpino, l'aria è fresca e il caldo sole estivo fa togliere scarpe e magliette. Il pubblico si sparge lungo le rive del lago cosparso di mirtilli neri e i musicisti si sistemano con calma.

Han Bennink si è portato il rullante, Saverio Tasca un piccolo Balafon, Denis Biason il banjo. D'Agaro e Delius hanno i sax, Ottolini il trombone e Ghidoni la tromba. Un'ora di improvvisazioni e festose sarabande dixieland. Qualcuno ha portato alcune bottiglie di vino, si beve e si chiacchiera, poi con calma si scende.

Nel pomeriggio il primo appuntamento è nel borgo di Maranzanis , poco sopra il centro di Comeglians, dove per la prima volta in Italia è partito il progetto dell'Albergo Diffuso, una intelligente opera di recupero delle abitazioni e rilancio turistico slow. A fare la parte del leone spetta al sudafricano Sean Bergin. Con lui Saverio Tasca al Balafon, Alessandro Turchet al contrabbasso, U.T. Gandhi alla batteria, Mauro Ottolini al trombone e Bruno Marini al sax alto. Bergin è incontenibile: balla, canta, si rotola sull'asfalto. Suona il sax soprano, la concertina, i flauti in metallo. Caldi ritmi sudafricani che fanno ondeggiare il pubblico seduto ovunque nella piccola piazzetta di fronte all'unico bar del luogo.

Poi si scende per arrivare nella pieve di San Nicolò, una piccola chiesa medievale con splendidi affreschi quattrocenteschi. Qui si esibisce il trio vocale Vocinconsuete (Elisa Ulian, Annalisa Ponton, Chiara De Santi) che opera tra reminescenze antiche, recuperi folk e improvvisazione. Tutto originale il repertorio che culmina con "Circular Lullaby," coinvolgente canto che sfrutta le risonanze dello spazio gotico.

Il concerto finale riempie fino all'inverosimile la Sala Alpina per ascoltare l'Adriatics Orchestra. Come ogni anno Daniele D'Agaro ha preparato pezzi nuovi e l'attesa è alta. Il giovane pordenonese Alessandro Turchet ha rilevato Stefano Senni al contrabbasso e si inserisce subito con autorevolezza nel gruppo. Turchet è tra i migliori giovani talenti del jazz italiano con un senso del ritmo solidissimo e un suono potente e definito. Non a caso prima è stato chiamato da U.T. Gandhi e Massimo De Mattia nei loro gruppi. L'orchestra ha un suono unico, dato anche dall'intelligente scelta di affiancare l'organo hammond di Marini e la Marimba di Tasca, e un'energia travolgente. Tutti sono orchestrali e solisti. Tutti hanno una cifra stilistica precisa e una forte personalità. I brani preparati da D'Agaro presentano un jazz che si rifà agli anni quaranta, swing morbido e sensuale, con il leader al clarinetto davvero inarrivabile. Qua

e là si aprono squarci free prevalentemente negli assoli mentre l'orchesta suona compatta sospinta dal drumming implacabile di un Bennink in stato di grazia. Eccezionale il sax tenore di Tobias Delius con un fraseggio melodico sul quale ha costruito un proprio, personalissimo, incedere fatto di suoni contorti che ricordano per certi versi Albert Ayler o Ellery Eskelin.

Un bel momento totalmente improvvisato lancia uno scatenato Mauro Ottolini. Una festa non è una festa se non ci sono ospiti e allora ecco aprirsi un siparietto dixieland con il banjo di Denis Biason, la cornetta di Carlo De Giuli, il sousaphone di Ottolini, la batteria di Bennink e il clarinetto del leader. Nessuna lettura ironica come forse ci si aspetterebbe ma invece una musica suonata con calore e convinzione. Poi un duetto tra la voce di Chiara De Santi e le bacchette di Bennink e via verso il finale con un brano di sapore sudafricano.

Orchestra in grande forma e pubblico entusiasta.

Foto di Claudio Casanova.

Ulteriori immagini di questo festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di : Adriatics Brass Ensemble, Adriatics Orchestra e Vocinconsuete.

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