Home » Articoli » Live Review » Giovanni Falzone - Dimitri Grechi Esnoza - Filippo Monico
Giovanni Falzone - Dimitri Grechi Esnoza - Filippo Monico
PiM Spazio Scenico - Milano - 04.02.2009
Seconda edizione di Avant-Jazz al PiM, rassegna che sta connotando sempre più questo piccolo spazio dalla particolarissima acustica come luogo dove ascoltare un jazz lontano dai percorsi usuali e dagli schemi consolidati (e sappiamo tutti quanto ce ne sia bisogno in una città come Milano).
Il concerto inaugurale ha visto protagonisti il trombettista Giovanni Falzone, il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza ed il batterista Filippo Monico. "Alla ricerca del suono sperduto," aveva detto proustianamente e scherzosamente (ma non troppo) Falzone nella sua introduzione al concerto. Una ricerca in cui i musicisti si sono lanciati senza prove e senza rete. Era infatti la prima volta che i tre suonavano insieme, e dopo un primo brano in cui si sono studiati e presi le misure, ognuno ha interpretato la serata secondo le coordinate più vicine alla propria sensibilità.
Dimitri Grechi Espinoza lungo i canoni più classici della libera improvvisazione. Utilizzando spunti tematici (a tratti anche standard) come punto di partenza e di approdo delle proprie scorribande solistiche. Non limitandosi al sax, ma utilizzando occasionalmente anche un pianoforte sistemato a lato della platea. Facendo quindi provenire suggestioni armoniche (il brano era "Over the Rainbow") da un punto altro rispetto al palcoscenico, dal buio della sala, producendo un bell'effetto straniante.
Filippo Monico destrutturando quanto più possibile, inserendo spunti teatrali e coreografici, utilizzando oggetti non comunemente associati alla musica come i "boccioni" dell'acqua o dei grandi e fruscianti sacchi di plastica.
Giovanni Falzone, che solitamente si muove su progetti dal forte impianto architettonico ed era quindi, dei tre musicisti, il meno abituato a contesti di assoluta libertà come questo, lavorando sull'esplorazione strumentale, su linee espressive per lui inusuali ed in qualche modo liberatorie. Sul suono. Intimo e nascosto. (S)perduto, appunto.
Un concerto molto aperto nella forma ma godibilissimo nella sostanza. Caratterizzato da un fitto dialogo e da una sempre chiara tensione melodica, a tratti sfociata persino in un sanguigno blues. In chiusura, al trio si è affiancato il violinista Emanuele Parrini, presente in platea ed invitato sul palco per il brano conclusivo del programma regolare e per il doveroso bis, richiesto con forza da un pubblico attento e competente.
Foto di Dario Villa
FOLLOW AAJ Italy Staff
and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.



