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Sarah McKenzie al Crossroads & Ravenna Jazz Reloaded 2020

Courtesy Jean-Louis Piraux

Emmanuel Di Tommaso BY

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Sarah McKenzie
Crossroads & Ravenna Jazz Reloaded 2020
Teatro Socjale
Piangipane (Ravenna)
2.9.2020

Riprende dal suggestivo Teatro Socjale di Piangipane nella periferia ravennate il tour mondiale della compositrice, cantante e pianista di origini australiane Sarah McKenzie, interrotto a marzo scorso a causa della pandemia globale dopo una serie di concerti fra Stati Uniti d'America, Cina e Francia. Un'artista cosmopolita qual è la McKenzie che presenta un album dalle radici profondamente multiculturali come Secrets of My Heart rappresenta la ciliegina sulla torta per un festival come il Crossroads & Ravenna Jazz Reloaded che, anche in questa edizione 2020, nonostante gli imprevisti e le difficoltà causate dal Covid-19, sta confermando la sua levatura internazionale.

L'ardua missione di eseguire dal vivo un album così complesso e ricco di sfumature sonore spetta a un quartetto composto, oltre che dalla McKenzie alla voce e al piano, da Hugo Lippi alla chitarra, Pierre Boussaguet al contrabbasso e Sebastiaan de Krom alla batteria. L'amore è al centro delle composizioni di Secrets of My Heart, disco realizzato da Sarah McKenzie in una fase della sua vita caratterizzata da scelte importanti come quella di vivere lontana dalla famiglia australiana per inseguire il sogno di viaggiare con la musica. Il risultato è una combinazione gioiosa e al contempo perturbante di standard jazz del Novecento e di composizioni originali basate su una fusione fra jazz e blues arricchita da suggestioni di musica latinoamericana.

Nonostante un inizio con il freno a mano tirato, in cui il quartetto fa fatica a trovare la coerenza sonora fra le parti, con la brillante esecuzione di "I Hear Music," il jazz standard swingante siglato da Ella Fitzgerald e da Nelson Riddle, il trio d'accompagnamento ritrova compattezza e comincia a dare ritmo e spessore alle linee melodiche pulsanti del piano e alla chiarezza vocale della McKenzie. La successiva title-track del disco è una ballata claustrofobica in cui pianoforte, contrabbasso e un timbro di voce estremamente basso dipingono una melodia abissale che si richiude su sé stessa: "Swept by the wind/Lost in the black of night/Hidden behind the sun/Denied the light/Alone in the world without a guide or chart/Just like the secrets of my heart."

La struttura sonora dei brani è sostenuta soprattutto dagli arpeggi sinuosi di chitarra di Hugo Lippi, con cui la McKenzie darà vita a uno struggente finale solo voce e chitarra. Il contrabbasso di Boussaguet finisce troppo spesso nell'ombra, incide poco sulle sonorità, a eccezione di un paio di assoli degni di nota per duttilità ed eleganza. La batteria di de Krom appare invece fuori contesto e fuori tempo rispetto alla leggerezza jazz espressa dal resto del quartetto. Non è un caso che il meglio de Krom lo dia durante l'esecuzione del brano più bluesy della serata, "The Gershwin Medley," impreziosito appunto da un vortice percussivo à la John Bonham.

Il tema del viaggio è il concept attraverso cui si decide di dare forma all'esecuzione dal vivo. La McKenzie mette a nudo i suoi segreti del cuore con grazia e candore, raccontando dei viaggi compiuti negli ultimi anni e associandoli ai brani eseguiti: si passa così dalle strade uggiose e dagli interni rossofuoco di una Parigi post-romantica di "I Wish You Love," "I Fell in Love" e "Paris in the Rain," alle sconfinate autostrade tedesche attraversate a tutta velocità di "Schweller," passando per gli sfrenati ritmi notturni dei quartieri braziliani di "De nada," "Corcovado" e della luminosa samba di "Till the End of Time."

Proprio quando rimane sola sul palco per una reinterpretazione mozzafiato solo piano e voce di "You Must Believe in Spring," il superclassico del compositore francese Michel Legrand, vera e propria fonte di ispirazione per l'artista australiana, Sarah McKenzie dimostra di essere in pieno possesso delle sue qualità vocali, riuscendo a intrecciare la sua voce bianca al tocco angelico del pianoforte, quasi impercettibile, eppure capace di fare e disfare melodie, note dolenti e ritmi gioiosi. La voce della McKenzie non avrà ancora raggiunto la profondità espressiva e la personalità delle grandi cantanti jazz alle quali si ispira (fra tutte Ella Fitzgerald e Shirley Horn), ma ha il pregio di non nascondere le proprie imperfezioni e di riuscire ad emozionare con la semplicità.

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