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Giner / Bonin / Šenk / Solbiati / Globokar / Vrhunc - Divertimento Ensemble
Il mese di febbraio inizia, per il Divertimento Ensemble, con la messa a frutto di una collaborazione con due gruppi strumentali, uno francese, l’altro sloveno, iniziata a Lubiana nell’ottobre 2007 in occasione del festival Slowind, e culminata, dopo i due concerti di Monza e Milano, al Théâtre Dunois di Parigi. Il programma è piuttosto ricco, con prevalenza di autori sloveni, un italiano e un francese, mostrando tecniche di scrittura piuttosto diversificate. Chi si fosse aspettato dai compositori slavi i clichés della musica folklorica sarebbe andato incontro a una grande frustrazione, data l’eterogeneità delle proposte.
Se Matej Bonin affida, in “Dalec od blizu”, affida alla precisione esecutiva dei fiati del connazionale quintetto Slowind un gioco di continue transizioni intorno al medesimo oggetto sonoro, ora scandagliato nei particolari più minuti, ora materializzato nella sua globalità, “Kontrasti”, scritto dalla giovanissima Nina Šenk per la stessa formazione per evidenziare punti di rottura ritmici e dinamici, alternando fasi di stasi e perturbamento dell’equilibrio. Tocca agli ospitali “padroni di casa” del Divertimento Ensemble eseguire “Substitution anonyme”, un sestetto commissionato a Vinko Globokar, il “mito” del trombone contemporaneo - sin dai tempi della Sequenza V di Berio e delle esperienze d’improvvisazione con New Phonic Art - che, dopo qualche problema di salute, è tornato in piena attività, partecipando anche all’incontro con il pubblico prima del concerto. L’interesse per i modelli di comunicazione e la dialettica tra individuo e collettività, come spesso accade nelle opere del compositore, sono i principi extra-musicali che informano l’organizzazione dei materiali, sottolineando dapprima, anche con sonorità eterodosse, la distanza timbrica fra gli strumenti (flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello e piano) , poi mettendone in risalto il progressivo avvicinamento, sino alla soluzione - fonica e gestuale insieme - di irriderne il “conformismo”, sostituendoli con gli stridori dei richiami per anatre.
Di una certa, paradossale, ridondanza soffre “Na robu risine", di Larisa Vhrunc, per la cui esecuzione i francesi dell’Ensemble Aleph si uniscono al Divertimento Ensemble e al Quintetto Slowind. Il brano, si ispira ai versi di Marina Cvetaeva per creare pulviscoli impalpabili, con rarefatti suoni percussivi ed esili glissandi intrecciati, via via al respiro muto della fisarmonica, gradualmente esteso al resto dell’organico. Il risultato complessivo soffre, tuttavia, di un'eccessiva dilatazione, evidente soprattutto nel finale.
A quest’ultima formazione è affidata l’esecuzione di “Charlie”, opera da camera tratta da un breve racconto di Franck Pavloff, nella quale la voce di Monica Jordan rende con grande espressività la vicenda di una società che affonda lentamente nel totalitarismo, interpretandone i personaggi, evocandone le atmosfere, raccontandone con apparente distacco gli sviluppi.
Gli strumentisti partecipano alla narrazione con canti, marce militari o, all’opposto, con melliflue melodie “di regime”, sapientemente elaborate con citazioni chopiniane e musiche popolari.
I tre ensemble uniscono le forze nuovamente per interpretare quello che è indiscutibilmente il “pezzo forte” del concerto, “Vivente” di Alessandro Solbiati, che, come ammette lo stesso autore, segna un punto di rottura rispetto alla costruzione “a pannelli” spesso utilizzata in precedenza, sotto l’influsso, più o meno sotterraneo, di Franco Donatoni. Emerge, sin dal richiamo all’agogica della fuga che conclude la Sonata per pianoforte op. 110 di Beethoven, un’attenzione peculiare alla dimensione sonora, che si dipana lungo un continuum in perpetua trasformazione, affidato a timbri riconoscibili e trasfigurati al tempo stesso, come la tromba sordinata (affidata al bravissimo Jonathan Pia) e le sonorità acute richieste al clarinetto basso di Maurizio Longoni, in un crescendo progressivo della tensione.
Quando questa esplode, la materia sonora collassa e si frange in vibratili frammenti, per poi ricomporsi, lentamente, nel decantato lirismo del corno inglese e approdare a una misurata, ma precisa, direzionalità. Giunge quindi al suo compimento la sublimante ri-generazione - sottesa all’allusione beethoveniana - non soltanto di un’idea musicale, ma anche, in senso più ampio e profondo, dell’attitudine compositiva di Solbiati, già preconizzata nella “Sinfonia Seconda” e nel “Sestetto a Gérard”.
Visita i siti del Divertimento Ensemble, dell’Ensemble Aleph e del Quintetto Slowind.
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