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Gezziamoci 2006

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Matera - 31.08-3.09.2006

In quella città unica e magica che è Matera l'Onyx Jazz Club, realtà altrettanto unica, anno dopo anno continua ad organizzare Gezziamoci con abnegazione ed inventiva.

La diciannovesima edizione, inaugurata il 13 luglio, si estende fino al 16 dicembre 2006, quando ospiterà il quintetto di Paolo Fresu, che a Gezziamoci è ormai di casa. La rassegna punta soprattutto su proposte interdisciplinari e multimediali, anche con l'intento di coinvolgere e valorizzare la cultura materiale della tradizione locale. I concerti che dal 31 agosto al 3 settembre si sono concentrati nel complesso monumentale delle Monacelle hanno dimostrato che l'integrazione fra jazz ed altre espressioni è quanto meno problematica, legata ad equilibri delicati, ad esigenze, affinità e modalità espressive che bisogna di volta in volta approfondire. A Gezziamoci si sono create nuove opportunità di incontro, imbastendo proposte e progetti originali, che è ben raro, se non impossibile, ascoltare altrove; in particolare si sono concepite collaborazioni inedite sul tema delle "manipolazioni sonore".

La tradizione delle campane ed il riferimento ad una cultura ancestrale ed agricola hanno costituito il denominatore comune, un po' pretestuoso, per l'azione che ha visto assieme lo scultore Dario Carmentano ed il duo Felice Mezzina - Tonino Dambrosio (sassofoni e percussioni). Non si è assistito ad una vera e propria interazione, ma piuttosto ad un appropriato adeguamento della musica alla produzione materiale di Carmentano: mentre quest'ultimo, manipolando l'argilla, era impegnato a plasmare una campana dalle forme metamorfiche e archetipiche, le improvvisazioni del duo, ricche di timbri, spunti melodici e reiterazioni, hanno funzionato come accompagnamento sonoro.

Se le manipolazioni di alto artigianato di Carmentano hanno ispirato la musica di Mezzina e Dambrosio, la sera successiva è stato il jazz del quartetto formato dallo stesso Dambrosio, con Franco Angiulo, Alberto Parmegiani e Camillo Pace (rispettivamente trombone, chitarra e contrabbasso) a fornire lo spunto per il dipinto estemporaneo di Pino Oliva. L'artista, con dinamismo e vivaci colori acrilici, ha dato una rappresentazione fortemente contrastata del quartetto in azione, che da parte sua è apparso coeso nel proporre un jazz corposo e nello stesso tempo rilassato, in cui original e standard si compenetravano.

Consolidato da anni invece il sodalizio fra il sopranista Gianni Mimmo e la poetessa milanese Livia Chandra Candiani, responsabili alle Monacelle di una performance concentrata, onirica, scandita su ritmi narrativi comuni. Mimmo, ricorrendo anche a temi monkiani, ha dimostrato un linguaggio maturo e sperimentale, senza nascondere una derivazione dalla musica di Lacy, della quale ha smussato le forme, conservando un preciso, avvolgente eloquio. La Candiani, che ha modulato la voce secondo stilizzate cadenze melodico-ritmiche ed ha usato anche il corpo in sobrie, secche movenze, ha rivelato nei testi una forte personalità, un mondo poetico di notevole sensibilità, di ludica purezza infantile.

La musica del primo periodo dei Genesis è stata reinterpretata dal duo, anch'esso collaudato, formato dal pianista Alessandro Cavicchi, autore dei puntigliosi arrangiamenti, e dal contrabbassista Alberto Bocini. Con una funzione per lo più di raccordo fra i vari brani, si inserivano le elaborazioni su voci campionate a cura di Andrea Baggio. La formazione classica di questi musicisti ha giustificato una versione degli originali dei Genesis totalmente scritta, pacata, cameristica, forse un po' troppo aulica ed uniforme. Sorprendente comunque la tecnica strumentale di Bocini, che attualmente è primo contrabbasso nell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino: con l'archetto ha saputo trarre dal suo strumento dell'inizio del Settecento un'ampia sonorità, melodie fluide e suggestive vibrazioni.

L'evento musicale più consistente di questo stralcio di Gezziamoci 2006 è stato senz'altro il concerto della Phophonix Orchestra, formata nel 2000 da musicisti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. L'orchestra, retta da un'associazione a gestione cooperativa, vede di volta in volta alternarsi alla direzione uno dei suoi membri: nell’apparizione materana è stata diretta da Giovanni Maier, che, dismessi i panni del contrabbassista, ha concepito un programma dedicato al compositore udinese Piero Pezzè, morto negli anni Ottanta. Si tratta di una partitura che potremmo definire di "free strutturato", scandita da passaggi obbligati ben marcati, anche su testi dello stesso Pezzè, da cadenze ritmiche prevalentemente concitate, da crescendo imponenti, da frasi modulate dal collettivo alle spalle dei solisti. L'impianto ha comunque valorizzato la capacità improvvisativa dei singoli musicisti, tutti bravissimi (sarebbe ingiusto fare distinzioni) ed accomunati dalla medesima esperienza, da un coerente linguaggio espressivo. Da sottolineare in particolare i tesi duetti tenore - contrabbasso e tromba - trombone, incastonati come gemme nel vuoto/ silenzio lasciato dall'orchestra.

Foto di Claudio Casanova (G.Maier)


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