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Gary Bartz: Musica per espandere la propria mente

Paolo Marra By

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Ogni musicista dovrebbe attingere dalla propria cultura per trovare la propria autentica fonte d'ispirazione
Ci sono personaggi del jazz capaci di rappresentare un periodo storico ben preciso rievocandone in ogni loro performance le idee, le passioni e la filosofia del pensiero espresso. Uno di questi è il sassofonista statunitense Gary Bartz. Dopo aver fatto parte dei Jazz Messangers di Art Blakey e aver collaborato con il pianista McCoy Tyner nel suo decimo album Expansions (Blue Note, 1968), nel 1970 entra nella band di Miles Davis per la registrazione del seminale Live-Evil.

Le diverse esperienze unite all'interesse per le opere letterarie dell'intellettuale afroamericano Amiri Baraka saranno di ispirazione per la formazione del gruppo Gary Bartz Ntu Troop con il cantante Andy Bey, il batterista Harold White e il contrabbassista Ron Carter. Nella musica della band convoglieranno in un'unica combinazione soul, funk, poliritmia africana, free, avanguardia.

Con questo combo Gary Bartz registra il lavoro inizialmente diviso in due album: Harlem Bush Music: Taifa e Harlem Bush Music: Uhuru dedicati rispettivamente alla memoria di Malcolm X e John Coltrane. Il sassofonista nei brani contenuti nell'album affronta le tematiche legate ai movimenti per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam attraverso la cosmologia e la presa di coscienza della comunità afroamericana. Ancora oggi l'album, insieme al successivo Juju Street Songs e ai lavori da solisti Music Is My Sanctuary e Another Earth, rappresentano una fonte d'ispirazione per i musicisti della nuova scena jazz che vedono nella visione unitaria di Gary Bartz un modello a cui riferirsi, come d'altronde il sassofonista aveva trovato nella figura di John Coltrane.

Tra i gruppi emergenti della scena jazz londinese ci sono i Maisha, collettivo di cui fanno parte il batterista Jake Long leader del gruppo e la sassofonista Nubya Garcia attiva in diversi progetti tra cui quello con i Nerija e la collaborazione con gli Ezra Collettive. Il loro album di debutto There Is a Place per l'etichetta Brownswood Recordings del produttore e DJ della BBC Gilles Peterson ha messo in risalto lo spettro creativo del collettivo in cui sono evidenti i riferimenti al Free jazz, al Cosmic jazz della Sun Ra Arkestra, la spiritualità esoterica di John e {{Alice Coltrane} e ritmi Afro-beat. La collaborazione fra Gary Bartz e la band emergente dei Maisha, che li vede in concerto in diverse location internazionali, è il frutto di una reciproca stima basata su speculari piani di visione musicale ed estetica.

All About Jazz: Negli anni gli Ntu Troop—il gruppo da te formato nei primi anni '70—ha influenzato diversi giovani musicisti jazz e anche hip hop, quale pensi ne sia la ragione?

Gary Bartz: Credo che abbia a che fare con il tempo. Io sono stato influenzato dalla generazione di musicisti che mi hanno preceduto. A loro volta i miei "eroi" lo sono stati dai loro predecessori.

AAJ: La nuova scena jazz londinese è molto vitale e sta proponendo diverse band di talento, un movimento che sembra simile a quello che ti ha visto protagonista negli anni '70.

GB: Non solo la mia epoca ma ogni epoca ha avuto delle notività straordinarie, giovani musicisti che si sono fatti notare.

AAJ: Quest'anno al "Roma Jazz Festival" sei stato in concerto con i Maisha. Come è nata questa collaborazione?

GB: Il DJ della BBC Gilles Peterson, con cui ho collaborato, mi ha suggerito i Maisha. Ho avuto fiducia nel suo "orecchio" e non si sbagliava; i Maisha sono una band emergente meravigliosa, ci siamo trovati subito in sintonia.

AAJ: Hai partecipato al Festival "We Out Here" un progetto di Gilles Peterson, come è stata questa esperienza?

GB: Sono stati accoglienti con noi ed è stato meraviglioso, la gente in Inghilterra ancora balla questa musica.

AAJ: Dobbiamo aspettarci l'uscita di un disco da questa collaborazione con i Maisha o hai altri progetti?

GB: Due settimane fa abbiamo fatto una registrazione direttamente su vinile nei Paesi Bassi che dovrebbe essere pubblicata l'anno prossimo. Intanto continueremo il nostro tour in Cina, Giappone e altri paesi.

AAJ: Quanto sono state importanti le "radici" dell'Africa nella ricerca del tuo stile musicale e della tua identità?

GB: Ha a che fare con lo studio della mia cultura e da dove sono arrivati i miei antenati. Credo che ogni musicista dovrebbe attingere dalla propria cultura per trovare la propria autentica fonte d'ispirazione.

AAJ: Sono veramente cambiate le condizioni delle "minoranze" rispetto agli anni della lotta dei diritti civili degli anni '60 o c'è ancora molto da fare?

GB: Non credo siano cambiate molto perchè il mio paese non ha mai veramente affrontato i problemi che ha creato. Due problemi principali sono il genocidio, il quale è molto presente nel mio paese, e la bugia secondo la quale esiston più razze. Il nostro sistema non riconosce il fatto che tutti gli esseri umani hanno lo stesso DNA.

Foto: Dave Kauffman.

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