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Franck Vigroux & Simone Massaron "Guitollerance"

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Palazzo Luzzago - Manerbio - 06.09.2008

Il primo concerto della rassegna “JAZZ etc.“ aveva visto gli Switters [clicca qui per leggerne la recensione] pigiare forte il piede sull’acceleratore dello sberleffo sonoro e testuale, con una musica dura ma in qualche modo melodicamente accattivante. Nel secondo appuntamento (suggestiva la sede di Palazzo Luzzago a Manerbio) Guitollerance, duo italo-francese formato dai chitarristi Franck Vigroux e Simone Massaron, porta all’esasperazione l’intero concetto di musica, testando i livelli di “tolleranza“ per ascoltatori e performers, azzerando le categorie fisiche e filosofiche di concetti come suono, rumore, silenzio, melodia, ritmo, etc., facendosene un baffo delle convenzioni che regolano mercati discografici e organizzatori di festival.

Abbiamo parlato di chitarristi ma sarebbe perlomeno riduttivo se non addirittura fuorviante limitarci a questa definizione. Perché se è vero che sul palco Massaron si muove tra tre tipi di chitarre e una classica pedaliera, quello che il musicista milanese riesce ad estrapolare è quanto di più lontano si possa immaginare dal classico linguaggio chitarristico. Per non parlare di Vigroux che la sei corde in mano la tiene assai poco, peraltro con esiti straordinari, immerso com’è tra cavi, fili elettrici, computer, giradischi e vecchi vinili acquistati da qualche rigattiere o in chissà quale polveroso mercatino delle pulci.

Entrambi sperimentatori autentici e spericolati, non concedono sconti alla loro proposta musicale, rigorosa e provocatoria concettualmente, asfissiante ma ricchissima di suggestioni e di infiniti spunti, dal punto di vista sonoro. Quando i due musicisti iniziano a suonare, sull’enorme telone bianco posizionato casualmente alle loro spalle, ci si aspetterebbe vedere scorrere immagini di un qualche film di Murnau, o di Eisenstein, o addirittura “Tempi Moderni“ di Charlie Chaplin ambientato nel cyberspazio, tanta la massa di riferimenti fonici, di segnali onomatopeici, di fermo-immagini evocati...

Vigroux è un geniaccio della consolle, con le sue macchine infernali crea un collage sonoro di devastante violenza e visionarietà, nel quale melopee simil-Carla Bruni si scontrano con distorsioni esasperate, recitativi seriosi subiscono interferenze di ogni genere, il gracchiare delle puntine diventa melodia alternativa per le scorribande chitarristiche di Massaron. Che in questo contesto trascura il fraseggio in favore di grumi timbrici, di bordate elettriche, di esplosioni adrenaliniche. Tranne quando incrocia lo strumento con l’amico francese in uno splendido duello di corde, sequenza di un immaginario western di Sergio Leone girata sotto il solleone e con abbondanti dosi di tequila in corpo.

A conclusione della performance rimane la sensazione di aver partecipato ad una sorta di inquietante zapping tra musiche possibili e impossibili, ad opera di due musicisti che interpretano l’improvvisazione non solo come composizione istantanea ma anche come sperimentazione in tempo reale, ricerca senza compromessi sui limiti espressivi dei rispettivi strumenti.

Foto di Massimo Dordoni


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