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Flemish Jazz Meeting

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Bruges (Belgio) 4-6 settembre 2009

A dispetto di quanto il nome della rassegna lasci supporre, il Flemish Jazz 2009 si è svolto nel segno della commistione tra più generi musicali, anche estranei al jazz. Una musica che non conosce confini, per rappresentare la società globalizzata di oggi, in un crogiuolo affascinante di intrecci e confluenze.

Un festival pensato per testare lo stato dell'arte del jazz fiammingo, tradizionalmente influenzato dall'avanguardia tedesca ed olandese. Un'identità geografica, culturale e politica molto forte e ben salvaguardata, che non si chiude a riccio in una eburnea torre d'avorio.

Nel jazz ciò si traduce in un atteggiamento cosmopolita, che si proietta verso l'esterno, dialogando con tradizioni lontane nel tempo e nello spazio. Il festival è stato ovviamente una vetrina importante per giovani solisti e talenti meritevoli, cui è stata data l'opportunità di imporre idee, progetti e passione militante.

Due giorni e mezzo fitti di brevi concerti (ben tredici) dislocati tra musei cittadini ed il jazz-club della Dewerf Records, lungimirante organizzatrice di una rassegna in cui a dare valore e senso ai concerti è stata la forza della musica, non l'altisonanza dei nomi in programma.

Un cartellone per intenditori e non per turisti occasionali del jazz, con artisti belgi, italiani (Manolo Cabras e Giovanni Barcella) sudafricani, marocchini. Concerti che hanno abbracciato uno spettro esauriente del panorama jazzistico di oggi, con due picchi qualitativi: Saxkartel e Ben Sluijs, ospite del Christian Mendoza Quartet.

Nel primo caso, strutture di largo respiro illuminate da assoli audaci quanto vociferanti hanno informato la prova dello straordinario quartetto costituito di sole ance. L'alto sassofonista belga ha dato sostanza al quartetto in cui era guest star, rivelando ancora una volta le molteplici sfaccettature di un pensiero armonico sofisticato, informale, astratto e coloristico. Ad unire idealmente i due set, grande fantasia ed esuberanza ritmica, di irresistibile vis comunicativa.

Meno sorprese ma tanta qualità nei tre concerti di Carlo Nardozza, Bart Defoort e DelVita Group, accumunati dal rispetto della grande tradizione mainstream. Ironia, divertimento e tanto groove nella cifra stilistica dei "Briskey," mentre i due gruppi "Hijaz" e "Tutu Puoane" hanno dialogato rispettivamente con le tradizioni musicali del Medio-Oriente e Sud-Africa. Due esempi istruttivi della capacità incessante che ha il jazz, di rinnovarsi incorporando suoni ad esso estranei, per rivitalizzarli con la pratica dell' improvvisazione.

Come ciliegina sulla torta, la splendida cornice medievale di Bruges, per un festival pensato come laboratorio e osmosi creativa di idee. Un plauso agli organizzatori, sordi alle sirene delle mode e del marketing. Cento di queste edizioni!

Foto di Stefe Jiroflée.

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