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Festival MANCA
Henry Dutilleux - Métaboles Giacinto Scelsi - Konx - Om - Pax Opéra de Nice - Nizza - 11.11.2006
Uomo libero, sempre tu amerai il mare! Il mare è il tuo specchio; tu miri nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima. Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Il frangersi irregolare delle onde sul litorale della Costa Azzurra, nell’inattesa luce tersa di novembre, è l’immagine forse più ovvia, ma al tempo stesso più appropriata, che ci soccorre per descrivere lo sviluppo di Le cyprès blanc, concerto per viola e orchestra scritto nel 2004 da Hugues Dufourt, uno tra i più importanti esponenti del gruppo di musicisti noti come "spettralisti”, la cui ricerca è orientata all’analisi delle componenti interne del fenomeno sonoro. E’ il prestigioso Festival MANCA, che si svolge tra Nizza, Monaco e Grasse ed approda alla ventisettesima edizione, grazie allo sforzo organizzativo del CIRM (Centre National de Création Musicale), a ospitare il lavoro del compositore lionese, contraddistinto dalla fitta scrittura microintervallare e dal cambiamento continuo di prospettive tra orchestra e solista (l’eccellente Gérard Caussé). Scelta non casuale, quella del direttore artistico François Paris, dal momento che il cartellone, sulla scorta del percorso indicato da Gyorgy Ligeti - alla cui memoria la rassegna è dedicata - ha come motivo conduttore la messa in discussione dei metaforici punti cardinali sui quali si è basata per secoli la cultura musicale definita “colta”.
Grande attenzione è dedicata, infatti, alle tecnologie che hanno innovato profondamente l’attività compositiva e interpretativa negli ultimi decenni (in questo ambito il momento culminante è stato il concerto- atelier in collaborazione con il CNMAT di Berkeley); non meno ricca di attrattiva la presentazione di opere di autori giapponesi contemporanei - Toshio Hosokawa e Akira Ifukube tra gli altri -, così come la proposta di musiche di compositori occidentali attenti alle suggestioni sonore e spirituali dell’Oriente (quali Olivier Messiaen, ma anche Claude Vivier e Jonathan Harvey, a cui l’apprezzatissimo Nouvel Ensemble Moderne, diretto da Lorraine Vaillancourt, dedica il concerto finale del 18 novembre). Tornando al musicista/filosofo Dufourt, la sua è una riflessione sulla “lotta per la sopravvivenza” che la viola deve affrontare per non soccombere ai flutti: la massa orchestrale, infatti, sommessa all’inzio, diventa via via più minacciosa durante la lunghissima introduzione, attenua per qualche tratto il suo vorticare intorno al solista, si scatena nel parossismo fomentato da tre percussionisti), allentando la tensione soltanto nel finale, senza però scioglierla del tutto. L’Orchestra Filarmonica di Nizza, guidata dal giovane direttore ligure Marco Guidarini, sembra più volte sul punto di travolgere l’esile voce della viola (peraltro amplificata) di Caussé: è un’enorme cassa di risonanza, una distesa di acqua vastissima, che dilata, scompone e rifrange plasticamente i colori che in essa si specchiano.
E tuttavia sono innumerevoli secoli che vi combattete senza pietà né rimorsi, talmente amate la carneficina e la morte, eterni lottatori, fratelli implacabili! (Charles Baudelaire)
In questa metafora eterofonica, allusiva alla frammentarietà e alle conflittualità dei nostri tempi, non c’è posto per nessuna redenzione, per nessun mito salvifico, neppure per il cipresso bianco, richiamato nel titolo, che in alcune lamine orfiche del VII sec. a.c. indicava l’albero luminoso che mostrava ai morenti la via per sottrarsi al ciclo delle metempsicosi e al ritorno nel mondo terreno.
Più accurata dal punto di vista della dinamica è parsa l’esecuzione di Métaboles, magistrale costruzione timbrica di Henry Dutilleux, in cui ciascun gruppo strumentale è chiamato al ruolo di protagonista durante ognuno dei movimenti che si succedono senza soluzioni di continuità, dall’incanto vagamente sinistro evocato dai legni nella parte iniziale, sino al finale fiammeggiante affidato all’intera orchestra e dominato da Guidarini con autorevolezza e precisione. Nell’ampio grembo dell’Opéra di Nizza risuona, in conclusione di serata, il misticismo di Konx-Om-Pax, una delle composizioni più imponenti ed evocative di Giacinto Scelsi. Le inflessioni micro-tonali alternano squarci solari a inabissamenti nell’oscurità, il mormorio flebile alla deflagrazione potente, in cui l’energia interna del suono si propaga nello spazio circostante. La tensione si scioglie soltanto grazie alla monumentalità del mastodontico coro misto che, guidato da Giulio Magnanini, intona in unisono la sillaba sacra indù “Om” nel terzo movimento; resta però intatta l’aura di mistero che avvolge questa pagina fondamentale della musica degli ultimi cinquant’anni, a chiudere il cerchio iniziato dalla minuziosa ricerca timbrica di Dufourt, tra i primi, insieme con Tristan Murail e a Michael Lévinas, a proseguire il percorso scelsiano all’interno del suono.
Decisamente felice, quindi, la scelta dei brani in programma, applauditi da un pubblico numeroso, ampio e variegato, composto da numerosi giovani e ragazzi, ai quali sono destinate diverse attività didattiche a margine dei concerti. Un esempio che andrebbe seguito anche al di qua delle Alpi…
Visita il sito del Festival International des Musiques d’aujourd’hui MANCA.
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