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Clusone Jazz Festival 2016 -36a Edizione

Paolo Peviani By

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Clusone Jazz Festival
Clusone
Corte Sant'Anna
28-31.07.2016

"Sono molto contento di tornare a Clusone Jazz, un festival che ha una storia musicale importante" (Louis Sclavis).

"Siete fortunati ad avere un festival così" (Roberto Negro).

Potremmo continuare a lungo, citando tutti i musicisti che quest'anno si sono esibiti sul palco di Clusone Jazz e che, al netto delle parole usate, hanno espresso più o meno gli stessi concetti, ma il messaggio ci pare abbastanza chiaro. Coloro che conoscono e frequentano il festival, musicisti in primis, ne apprezzano l'integrità e la coerenza, qualità rare e meritorie in questi tempi difficili per le forme d'arte poco inquadrabili in logiche commerciali o di massa.

Qualità che abbiamo ritrovato anche in questa trentaseiesima edizione del festival, edizione che potremmo definire "del ritorno alle origini." Nessun prologo itinerante nei paesi limitrofi, un programma concentrato in quattro serate consecutive, tutte nel capoluogo seriano e caratterizzate da proposte molto aderenti alla storia ed alla tradizione musicale della rassegna.

Una formula essenziale, senza fronzoli, che condividiamo e che nel nostro piccolo auspicavamo da tempo. Peraltro, l'ottima affluenza di pubblico a tutti i concerti sembra confermare, al di là delle opinioni personali, la validità di una formula che ha anche il pregio, non trascurabile per un festival come Clusone Jazz, di ridurre al minimo lo sforzo organizzativo.

Venendo ai concerti, il festival è stato aperto da un duo di giovani musicisti francesi emergenti, il violinista Théo Ceccaldi ed il pianista Roberto Negro, qui al loro primo concerto in Italia. In programma una serie di "danze da salotto" di derivazione classica (Mozart, Bach, la tradizione francese), che i due hanno letteralmente fatto esplodere con invenzioni trasversali ed irriverenti, rigorose ed ironiche al tempo stesso. Un concerto fruibile su più livelli di ascolto, ricco di citazioni colte ma anche piuttosto godibile grazie ad un abbondante uso di pedali e di obbligati, che hanno condotto l'ascoltatore in un viaggio attraverso i secoli ed i generi musicali, senza barriere e senza gerarchie.

La serata successiva ha avuto per protagonista un altro duo, formato da Roberto Ottaviano al sax soprano e Cristiano Calcagnile alla batteria. Di nuovo, una sorta di viaggio musicale (titolo del progetto era "From Ragtime to No Time"), più orientato però verso i diversi linguaggi della tradizione jazzistica. Nuclei tematici noti, citazioni da Thelonious Monk, John Coltrane, Steve Lacy ed altri, sono stati il punto di partenza per lo sviluppo di atmosfere torride, caratterizzate da un'ottima intesa tra i due musicisti ed una cura del suono impeccabile.

Composizioni originali, dal taglio decisamente più fruibile e danzante (tra virgolette, beninteso) per i giovani Clock's Pointer Dance (Michele Bonifati alla chitarra, Andrea Catagnoli al sax alto, Paolo Malacame alla tromba, Andrea Baronchelli al trombone e Filippo Sala alla batteria), gruppo under 30 nato grazie a Clusone Jazz e che esprime una musica decisamente contemporanea nei suoni, nel linguaggio e nelle idee, dalla cifra stilistica personale, molto curata nelle orchestrazioni e molto ben eseguita.

Nella serata di sabato 30 luglio, con il duo del clarinettista Louis Sclavis e del pianista Emil Spányi , si è raggiunto il momento più alto del festival. Avrebbe dovuto esserci anche Simon Goubert, ma uno sciopero dei trasporti aerei non ha permesso al batterista di essere presente. Causa forza maggiore, l'Europa Trio è dunque diventato un duo che ha messo a confronto il linguaggio jazzistico di Louis Sclavis, un linguaggio che porta con sé gli echi di tutta la tradizione musicale francese, da Rameau a Messiaen, passando per Ravel e Debussy, con il pianismo intriso di echi romantici dell'ungherese Emil Spanyi. Un concerto intenso e bellissimo, che tra improvvisazioni estemporanee e classici del repertorio di Sclavis ("L'Homme Sud" , "La visite"), ci ha fatto rapidamente dimenticare che la formazione non era quella prevista, ed ancor più apprezzare la classe e la capacità di adattamento agli imprevisti dei musicisti sul palco.

La giornata conclusiva del festival si è aperta nel pomeriggio con il duo formato da Andrea Massaria alla chitarra e da Bruce Ditmas alla batteria, che hanno presentato un programma incentrato sulle musiche di Carla Bley, alternando un fraseggio di impostazione tradizionale a divagazioni dall'impronta sperimentale.

In serata, chiusura "spettacolare" con il gruppo di percussioni Odwalla, che ha dato vita ad una performance di grande impatto sonoro e visivo. Musica e danza con forti radici nell'Africa nera, una gioia per gli occhi e per le orecchie, quasi una sorta di festa tribale per concludere la rassegna in bellezza.

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