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Beethoven/Schönberg/de Pablo - Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Auditorium RAI - Torino - 13.04.2007
Il diciottesimo concerto della stagione 2006-2007 si apre all’insegna del purissimo lirismo che vivifica il concerto per violino e orchestra di Beethoven, in cui il timbro adamantino dello Stradivari di Leonidas Kavakos si sposa alla massa orchestrale in un’atmosfera tersa e dilatata, ma non priva di coesione, grazie all’attenta direzione di Gianandrea Noseda. Tutt’altro il clima che si respira negli altri brani previsti nel programma, in cui spicca un commosso omaggio a Primo Levi, nella ricorrenza del ventesimo anniversario della morte. Il grande scrittore viene, infatti, ricordato con la prima esecuzione assoluta di Passio, brano commissionato a Luis de Pablo, che ritorna a Torino a due di distanza da Casi un espejo. Il linguaggio del compositore basco si basa su una libera atonalità, influenzata dalla dodecafonia - approfondita in gioventù con Max Deutsch, allievo di Schoenberg - e aperta a soluzioni melodico-armoniche di grande raffinatezza, che contribuiscono alla costruzione di un dramma musicale sulla malvagità e sulla superficialità umane additate da alcune poesie di Levi. La dura - ma sobria - vis accusatoria di testi come “Ladri”, “Canto dei morti invano” e “Carichi pendenti” viene scandita con un canto sillabico dal Coro maschile del Teatro Regio, che lascia emergere le parole distintamente e le immerge, a tratti, in una frammentazione eterofonica di grande impatto sonoro. Il lavoro sulle pagine di Levi, non meramente descrittivo, completa piuttosto il senso di ognuna, con una potenza evocatrice del tutto consona all’aspirazione etica, perseguita costantemente dallo scrittore, alla chiarezza e all’immediatezza. Nell’ “Annunciazione” la voce abissale del baritono Georg Nigl profetizza, tra colori orchestrali sempre più lividi e con un sarcasmo sinistro, l’avvento di un tiranno sterminatore; laddove il dialogo brillante tra l’ottimo controtenore Roberto Balconi e i violinisti Marina Ghigino e Roberto Righetti restituisce tutta l’ironia libera, sciolta e sana - non meno che dissacrante - della “Mosca”. Lo stesso rifiuto del sentimentalismo, la stessa austerità senza patetismo vengono comunicati, con mezzi espressivi differenti, da A Survivor from Warsaw, composto nel 1947 da Arnold Schoenberg. Il testo, elaborato dall’autore a partire dal racconto di un ebreo polacco scampato alla strage perpretrata dai nazisti nel ghetto di Varsavia, combina la lingua inglese alla durezza fonetica -emotivamente lacerante - degli ordini urlati dall’ufficiale tedesco: intorno alle scene evocate dallo Sprechgesang di Nigl, l’orchestra disegna scene allucinate e tormentate, con la violenza espressionista delle percussioni a disegnare i ritmi implacabili della distruzione. Il finale, con l’ingresso del coro, che intona all’unisono l’antica preghiera ebraica Schema Israel, ma viene sovrastato dalle crude sonorità orchestrali, canta, da un lato, la sublimazione in senso spirituale del dolore patito da un intero popolo, mostrando però, dall’altro, l’impossibilità del riscatto e la brutalità dell’oppressione.
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