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Udin&Jazz 2016

Neri Pollastri By

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Udin&Jazz
Corte Morpurgo
18-23.6.2016

Come al solito preceduta da un prologo (il quartetto di Daniele Sepe a Cervignano) e seguita da una coda (Ezio Bosso), la ventiseiesima edizione di Udin&Jazz si è tenuta nella settimana tra il 18 e il 23 giugno, inaugurata dal nuovo progetto "Eros" di Omar Sosa e Paolo Fresu e, il giorno dopo, dal quartetto di Pat Metheny. Ma è sui concerti dei giorni feriali della settimana successiva -tutti tenutisi nella piccola e suggestiva Corte Morpurgo, in pieno centro città -che concentreremo la nostra attenzione.

Lunedì 20 alle 18,30 -preceduto da una brillante conferenza di Stefano Zenni su jazz e politica -si è esibito il Tinissima Quartet, una delle formazioni più prestigiose del nostro jazz, con il suo ultimo e apprezzatissimo progetto su Woody Guthrie, intitolato con la frase che il folksinger statunitense aveva scritto sulla propria chitarra: This Machine Kills Fascists . Concerto musicalmente forse prevedibile per chi conosceva l'eccellente disco del gruppo, ma non per questo meno gustoso e coinvolgente. Al contrario, la proverbiale energia dei quattro musicisti ha permesso di apprezzare ancor più le ottime composizioni. Con la ritmica di Danilo Gallo, al basso acustico, e Zeno De Rossi, che si è ritagliato anche uno splendido assolo, a tenere assieme un contesto sempre pronto ad aprirsi in più direzioni, il leaderFrancesco Bearzatti e il trombettista Giovanni Falzone hanno goduto di tutto lo spazio possibile per prodursi, da soli o in duo, nelle più fantastiche evoluzioni espressive, rese tangibili da una strepitosa interazione corporea che, nel caso di Falzone, sconfinava nella teatralità. Gradissimo spettacolo che ha avvinto ed entusiasmato il pubblico presente.

Assai meno convincente, nel dopocena, il Soweto Kinch Trio, giovanea formazione inglese da qualche anno sull'orlo del successo, con il suo leader Soweto Kinch che, al sax contralto e alla voce, prova a fondere jazz e rap. Gli esiti non sono apparsi francamente memorabili, un po' perché la struttura della proposta musicale è sembrata imprecisa ed esile, un po' perché la parte vocale della performance di Kinch è parsa né carne, né pesce, in bilico tra il talking e un rap banale. Peccato, perché il musicista ha mostrato doti non da poco al contralto, che si auspica metterà a frutto in una maturità forse non lontana da raggiungere.

Il giorno successivo di scena al pomeriggio Ju Ju Sounds, il quartetto di Silvia Bolognesi con Achille Succi al sax contralto e clarinetto basso, Paolo Botti a banjo e viola, Andrea Melani alla batteria, forti del loro CD Protection Sounds appena uscito. Il progetto, come noto e come spiegato sinteticamente dalla Bolognesi, è quello di realizzare in musica qualcosa di analogo agli oggetti Ju Ju, strumenti degli stregoni dell'Africa occidentale dalla valenza spirituale. E infatti i brani presentati hanno creato un'atmosfera strana, tra il sospeso e il rituale, dalla forte ritmicità spesso reiterata in modo quasi ipnotico. In questo contesto, volutamente un po' monocorde, entravano gli interventi solistici: in modo non deflagrante, ma anzi quasi a rafforzare il clima rituale. La Bolognesi, oltre che come sempre spettacolare allo strumento, ha qui ricoperto anche il ruolo vocale che nel disco spetta a Griffin Rodriguez. Una parentesi misticamente africana nel pomeriggio del centro di Udine.

Il concerto serale vedeva in scena Ernst Reijseger, grandissimo e imprevedibile improvvisatore per l'occasione accompagnato dal connazionale pianista Harmen Fraanje e dal pirotecnico cantante e polistrumentista senegalese Ernst Reijseger, Harmen Fraanje, Mola Sylla, che con Reijseger collaborano da anni. Come sempre nel caso del violoncellista olandese il concerto ha avuto momenti entusiasmanti e altri un po' confusi, ma ha complessivamente convinto. Sylla è rimasto un po' più defilato che in altri progetti con Reijseger, risultando più interessante ai diversi strumenti etnici che negli interventi vocali, apparsi un po' fumosi ed esteriori. Reijseger ha istrioneggiato da par suo, suonando il violoncello in tutti i modi immaginabili e risultando irresistibile nell'accompagnamento percussivo sulla cassa; sorprendente è stato poi Fraanje, capace di saltare di registro con naturalezza e misura, ora suonando libero, ora melodico, ora perfino romantico. Bel concerto, nonostante gli inevitabili sfrangiamenti.

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