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Results for "Stefano Merighi"
Peter Brotzmann, John Edwards, Steve Noble: Soulfood Available
by Stefano Merighi
Se è vero che l'improvvisazione radicale non è immune dai clichè che vorrebbe oltrepassare, difficile trovare in fallo Peter Brötzmann in questo contesto. La sua inesausta avventura sonora si rafforza sera dopo sera in concerti spesi senza risparmio, con un'incoscienza psicofisica che garantisce sincerità artistica e spesso vette espressive sublimi. Qui siamo a ...
Albert "Tootie" Heath, Ethan Iverson, Ben Street: Philadelphia Beat
by Stefano Merighi
Ottant'anni di fragranza sono quelli di Albert “Tootie" Heath, a giudicare dalla qualità del gioco imbastito in trio con il piano di Ethan Iverson ed il contrabbasso di Ben Street, un gioco giunto alla sua terza e più riuscita mano, votato alle regole non scritte della scuola jazzistica di Philadelphia. Un magistero, quello di Heath, plasmato ...
Wayne Horvitz: Some Places Are Forever Afternoon
by Stefano Merighi
La musica di Wayne Horvitz ha sempre comunicato un'identità ben definita, pur nella varietà delle sue declinazioni, affermate dai diversi gruppi che ne incarnano le sembianze. E uno dei principi tangibili di questa identità (nelle formazioni cameristiche o in quelle elettriche degli anni '80; nelle musiche più groovy o in quelle riflessive degli ultimi anni) è ...
Anthony Braxton: Trio and Duet
by Stefano Merighi
Nuova edizione per Trio and Duet, splendido album di Anthony Braxton datato 1974, l'ultimo prima dell'importante contratto con la Arista e della improvvisa e sorprendente fama del compositore e sassofonista di Chicago. Fino a quel momento Braxton aveva lottato non poco per veder riconosciute le sue ambizioni di compositore, qui documentate dalla prima facciata del vecchio ...
Ingrid Laubrock Anti-House: Roulette of the Cradle
by Stefano Merighi
Ingrid Laubrock è sicuramente un'ottima musicista. Lo ha ampiamente dimostrato sia come improvvisatrice negli innumerevoli gruppi di cui fa parte, sia come leader: con l'ottetto, con Sleepthief, fino a questo Anti-House, sicuramente il suo organico principale. Non facile però è dire quale sia la direzione prevalente della sua musica, la cui sovrabbondanza linguistica segnala un'ambizione lodevole ...
Harris Eisenstadt: Golden State II
by Stefano Merighi
Harris Eisenstadt si è inserito da tempo in quel significativo drappello di batteristi-compositori in grado di dire una parola nuova nel jazz acustico di oggi. Lo fa in diversi contesti e, accanto a gruppi quali Canada Day e September Trio, svetta ora questo Golden State, originalissimo organico che affianca alle percussioni del leader il fagotto di ...
Mark Helias - Tony Malaby - Tom Rainey: The Signal Maker
by Stefano Merighi
Mark Helias è persona cordiale, generosa, empatica. Un carattere aperto, bilanciato tuttavia da un rigore assoluto che caratterizza la sua attività di bandleader e di contrabbassista. Ricordiamo che il suo curriculum è aureo avendo suonato con maestri come Ed Blackwell e Dewey Redman, Anthony Braxton e Ray Anderson, garantendo una versatilità ed una affidabilità assolute.
Ray Anderson's Organic Quartet: Being the Point
by Stefano Merighi
Un suono scuro, profondo, indeterminato nelle intenzioni, trova improvvisamente la luce del calypso. Una luce che spinge la musica verso una danza sinuosa, scattante. È l'inizio di Being the Point, disco che riporta Ray Anderson alle sue passioni per il blues, per New Orleans, per i ritmi obliqui già frequentati all'epoca di Slickaphonics. ...
Oliver Lake, William Parker: To Roy
by Stefano Merighi
Non mi risulta che Oliver Lake e William Parker abbiano mai collaborato prima di questo ottimo To Roy, almeno in studio. Dal vivo avevano comunemente affiancato la compositrice e suonatrice di zither coreana Jin Hi Kim. E probabilmente si saranno incontrati più volte nei club newyorkesi in tutti questi anni. Ma poco importa. Il loro magistero ...
Thomas Marriott: Urban Folklore
by Stefano Merighi
Il quartetto di Thomas Marriott in questione rappresenta una bella sintesi del jazz americano: Marriott da Seattle, Eric Revis californiano, Orrin Evans erede della scuola di Philadelphia, infine Donald Edwards da New Orleans. Ma le origini non condizionano più di tanto una musica ecumenica, che vive sulla brillantezza tecnica, su un esperanto" jazzistico che, se poco ...



