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Stefano Bollani Trio "Danese"

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Comunale - Firenze - 18.01.10

Bollani, con il suo "trio danese," approda al prestigioso Teatro Comunale, tempio del Maggio Musicale Fiorentino, dove solo sei mesi prima aveva suonato il trio di Jarrett (clicca qui per leggere la recensione di quel concerto). Ma né il pianista - che conosce bene il teatro, avendolo frequentato da giovane studente di conservatorio - né i suoi compagni Jesper Bodilsen e Morten Lund si fanno intimidire dall'ambiente: straordinariamente affiatati e completamente padroni di strumenti e repertorio, attaccano con molta serietà, offrendo tre brani (di Caetano Veloso, Bollani e Bodilsen) dal recente Stone in the Water.

L'interpretazione è superiore a quella, già eccellente, del CD: intensa, ricca di scambi ed invenzioni, con improvvisazioni freschissime e geniali non solo da parte del pianista, ma anche dei due partner, con Bodilsen che sembra sempre più assimilare il sound della sontuosa scuola contrabbassistica scandinava e Lund - che suona spesso a mani nude - capace di dosare la dinamica come pochi altri batteristi. L'interazione è perfetta, la performance al limite della perfezione.

Ma se questo era l'avvio, il prosieguo è ben diverso. Il cambio lo detta "Mi ritorni in mente," brano orecchiabile - che già titolava un precedente, splendido album dei tre - e che si presta ad avventurarsi con maggiore libertà - musicale ed extramusicale - e minore compitezza. Risultato: l'intensità e le invenzioni crescono ancora, ma si aprono anche spazi per inserire le prime gag. Che prendono però pian piano il sopravvento: Bollani estrae un panno bianco, e inizia a suonare spolverando lo strumento; Lund - che pare non essergli da meno neppure quanto a iconoclastia - fa altrettanto, così che Bodilsen conclude il brano con un forzato (?) assolo, chiuso - come si conviene - con una bella spolverata al contrabbasso...

E non è finita qua, perché nel brano successivo Bollani lascia il piano e Lund la batteria, per improvvisare un improbabile ritmica a suon di bottigliette d'acqua, con coretto; e, di seguito, il pianista fa il crooner su uno standard, poi gioca con in brano di Mina, mischiando - come è solito fare - grande ironia e musica. Senza però che quest'ultima ne soffra però minimamente; anzi, donandole ancor più vivacità, colore e anima.

Il pubblico - copioso, ma che non è parso paludato come quello presente all'"evento Jarrett" - ha apprezzato; chi scrive, non solo ha apprezzato quanto il pubblico, ma chiudendo si permette di osservare che, a suo personale parere, questa e non altra è la cifra che più si confà a Bollani, anche con formazioni di altissimo livello e - ancor più! - in sedi "prestigiose" come queste. Perché non c'è nessun motivo di scindere, nel jazz, la musica dalle altre componenti sceniche della rappresentazione, se non il fatto del tutto contingente che non si riesca a farle convivere. Cosa difficile, in effetti, ma che a Bollani riesce benissimo - questa serata ne è un ulteriore prova - per cui, francamente, continuare a chiedergli di fare il musicista "serio" ha lo stesso senso che chiedere a Woody Allen di fare solo film drammatici. E testimonia un fatto (grave): che gli appassionati di jazz, ormai, hanno nei confronti della musica lo stesso atteggiamento sacrale e impettito dei patiti della classica. E allora, che si limitino ad ascoltare Jarrett.

Foto, di repertorio, di Roberto Cifarelli.

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