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Stefano Bollani e Tomasz Stanko a Bergamo Jazz 2011
Teatro Donizetti - Bergamo - 18.03.2011
Il tutto esaurito, con un record di settecento abbonamenti, hanno registrato le tre serate al Teatro Donizetti nella trentatreesima edizione del Bergamo Jazz Festival, la terza e ultima diretta da Paolo Fresu prima di passare il testimone a Enrico Rava.
La serata inaugurale, il 18 marzo, ha ospitato la prima nazionale di "Sheik Yer Zappa," il nuovo progetto di Stefano Bollani dedicato a quel genio eccentrico che fu Frank Zappa. Mutatis mutandis, non essendo cioè indifferente la rilevante diversità fra i due maestri omaggiati, come pure fra le due formazioni, l'operazione svolta da Bollani con il suo gruppo può per certi aspetti essere paragonata a quella che gli olandesi I Compani ormai da decenni attuano nei confronti della musica di Nino Rota.
La rivisitazione del peculiare mondo di Zappa è stata tutto sommato esente da eccessi, ben poco trasgressiva, e pertanto poco zappiana. D'altra parte è il caso di fare la trasgressione della trasgressione, elevandola alla seconda potenza? Forse sì, ma sarebbe molto rischioso. Bollani ha quindi optato per una interpretazione gentile e fantasiosa, fresca e ammiccante, ma piuttosto trattenuta, attentamente arrangiata ma poco partecipata, di una selezione di brani significativi del repertorio di Zappa: "Lumpy Gravy," "Blessed Relief," Cosmik Debris," "Bene bene," "Bobby Brown," "Let's Move to Cleveland"...
All'interno del quintetto ognuno ha svolto diligentemente una funzione precisa. Fondamentale è stato innanzi tutto il contributo di Jim Black, che non ha semplicemente fornito un accompagnamento ritmico, ma ha scandito le strutture dinamiche di tutti i brani. Il vibrafono di Jason Adasiewicz ha inserito delicate coloriture iridescenti, mentre classico e sontuoso è stato il sostegno del contrabbasso di Larry Grenadier. Apparentemente poco vistoso il lavoro svolto dal trombonista Josh Roseman, ma il suo ruolo misurato e pacatamente ironico è stato analogo a quello sostenuto da Curtis Fowlkes all'interno dei Jazz Passengers. Quanto al leader, ha esercitato una regia discreta, senza manifeste apprensioni, ed ha introdotto spazi pianisticamente notevoli.
Trattandosi della prima esibizione di un progetto così ambizioso (il tour si concluderà a Cesena il 29 marzo) non si può certo darne una valutazione definitiva, ma l'impressione suscitata a Bergamo è che, per la particolarità e la complessità della sua opera, Zappa costituisca un tema molto impegnativo, soprattutto per un gruppo a ranghi ridotti e inedito, creato appositamente ma non sufficientemente rodato e fluido negli ingranaggi dell'interplay.
Un tema (se mi posso concedere una digressione azzardando un parere personale) che forse potrebbe essere affrontato con migliori risultati da una formazione consolidata, in cui lo spirito interpretativo si trovasse più in sintonia con il materiale di partenza e i meccanismi interni fossero più collaudati; per fare un esempio i già citati Jazz Passangers e I Compani, oppure - perché no? - band più giovani, corrosive e dissacranti come Kneebody, Speak!, Led Bib, Mostly Other People Do the Killing... nel caso avessero intenzione di derogare dal loro orientamento abituale per un repertorio di original.
Qualcuno potrà sostenere che con i se e con i ma non si fa la storia, che sono andato troppo oltre con le mie fantasiose ipotesi. Vogliamo allora attenerci all'ambito italiano riferendoci allo stesso responsabile del progetto in questione? Non sarebbe stato meglio se Bollani avesse utilizzato il suo coeso e spumeggiante quintetto I Visionari, magari rinforzandolo con un paio di ospiti mirati?
La serata si era aperta con il concerto forse più prevedibile, ma del tutto convincente del Tomasz Stanko Quintet. Contornarsi di giovani di talento è stata, non da oggi, una delle carte vincenti del trombettista e leader polacco. I quattro musicisti scandinavi che a Bergamo lo hanno assecondato in modo impeccabile erano i medesimi che si possono ascoltare nel suo ultimo CD per la ECM, Dark Eyes. Il giovane finlandese Alexi Tuomarila ha giocato un pianismo a tutta tastiera, dall'ampio spettro armonico e dinamico, mentre il lavoro del batterista Olavi Louhivuori è risultato personale ed efficace dal punto di vista timbrico, oltre che ritmico, anche nell'uso delle spazzole. Particolarmente compatta e sinergica si è rivelata l'accoppiata fra la chitarra di Jakob Bro e il basso elettrico di Anders Christensen, omologhi per approccio interpretativo e sonorità.
Il sessantottenne leader ha confermato di essere in buona forma, sfoderando una vena morbida e sfumata, come sempre velata dai toni smorzati della malinconia e della consapevolezza, salvo inserire eccentriche increspature, quasi a rivendicare i diritti di una vitalità impellente e un po' insofferente. Ne è risultata una musica forse non particolarmente attuale, ma dall'impronta poetica molto personale, coinvolgente per la fluidità e la raffinatezza narrativa, per le avvolgenti atmosfere, per l'alta qualità timbrica.
Foto di Luciano Rossetti.
Ulteriori immagini di questa serata sono disponibili nel foto-racconto dedicato a Bergamo Jazz 2011.
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