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Go: Organic Orchestra & Brooklyn Raga Massive: Ragmala: A Garland of Ragas

Angelo Leonardi By

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Go: Organic Orchestra & Brooklyn Raga Massive: Ragmala: A Garland of Ragas
Questo magistrale doppio album di Adam Rudolph nasce dalla collaborazione tra la sua Go: Organic Orchestra e il collettivo Brooklyn Raga Massive. Venti appassionanti brani che realizzano il monumento finale (ma certo non conclusivo) della quarantennale attività del percussionista dedita all'incontro tra musiche afro-americane, africane e asiatiche. Anche se Rudolph è considerato uno dei maestri della cosiddetta World Music non vorrei usare questo termine perché fuorviante e inadeguato a esprimere l'originalità della sua produzione in generale e di quest'opera in particolare.

Nella ventennale guida della Go: Organic Orchestra, Rudolph ha inventato un personale approccio di creazione istantanea, che assomiglia a quello di Butch Morris. Altri aspetti del suo stile sono la forte base poliritmica, le fantasiose soluzioni timbriche, l'uso frequente di ostinati e la predilezione per strutture armoniche modali.

Confesso di non amare particolarmente le fusioni tra culture musicali diverse: il rischio dell'ibrido è sempre in agguato come quello di ottenere una melassa esotica priva d'originalità. Ma qui il lavoro è avventuroso. Adam Rudolph è un artista originale, con una lunga e concreta esperienza nel jazz e nelle musiche del Terzo Mondo. Già nel 1978 con Hamid Drake e il gambiano Foday Musa Souso fondava il "The Mandingo Griot Society" dedito alla fusione tra musiche africane e occidentali. Per anni ha studiato in India le tabla con Pandit Taranath Rao e, tornato negli Usa, ha stabilito una lunga partnership con Yusef Lateef. Negli anni duemila Rudolph ha privilegiato la direzione dei suoi ensemble Moving Pictures e Go: Organic Orchestra, confermando il lungo sodalizio con Hamid Drake e stabilendo nuove relazioni con Omar Sosa, Sam Rivers, Roscoe Mitchell e altri.

In questo disco l'incontro della Go: Organic Orchestra con il Brooklyn Raga Massive si rivela quanto mai felice. Il secondo collettivo riunisce musicisti indiani residenti a New York, impegnati, con crescente successo anche di pubblico, a condurre la musica classica indiana in nuovi territori, senza tradire la sua identità. A questi due ensemble si aggiungono il maestro di musica Gnawa, Hassan Hakmoun, i trombettisti/cornettisti Graham Haynes e Stephen Haynes, il flautista giapponese Kaoru Watanabe, il chitarrista Marco Cappelli, il percussionista Harris Eisenstadt e ovviamente Hamid Drake.

La capacità di Rudolph di operare con svariate tradizioni musicali e molteplici stili è esemplare. Ogni brano ha un suo profilo, con vari elementi che spiccano dall'avvincente melting pot. Con la forte presenza di sitar, tabla e tampura le suggestioni indiane sono prevalenti ma non soffocano l'innesto armonioso (o sorprendente) di altri elementi. Esemplare è lo sviluppo di "Rotations," che innesta tastiere, basso elettrico e ottoni creando una drammatica riedizione di Bitches Brew.

Sulla stessa prospettiva è il superlativo "Glare of the Tiger," il cui danzante ritmo latino e l'ondulato arrangiamento orientale avvolgono la chitarra elettrica distorta di Marco Cappelli, i violini di Arun Ramamurthy e Trina Basu, il flauto di Zé Luis e il fagotto diSara Schoenbeck. Altro momento rilevante è "Ecliptic," il cui ritmo latin sostiene un'orchestrazione dissonante, con interventi astratti di Michel Gentile al flauto, Peter Zummo al trombone e Sara Schoenbeck al fagotto.

La sequenza dei brani nei due compact è ben congegnata, anche perché alterna brani di differente lunghezza e caratteri musicali. Ad esempio ai tredici minuti di urgenza timbrica e percussiva di "Savannahs" segue il breve, etereo e astratto dipanarsi improvvisato di "Shanta." Particolarmente significativa è la presenza di brani d'astratto camerismo o d'avanguardia come "We Grieve" e "Syntactic Journey" presenti nel secondo compact. Dopo le estatiche atmosfere indiane di "Sunset Lake," il percorso musicale si conclude con l'eccentrico funk indo-afro-jazz di "Africa 21" con vari interventi solisti in sequenza.

Album della settimana.

Track Listing


CD 1:
Mousa Azure; Rotations; Ecliptic; Savannahs; Shantha; Wandering Star; Ascent to Now; Lamentations; Dialectic; Thirteen Moons.
CD 2:
Glare of the Tiger; Reflective; Seven Pearls; We Grieve; Chakawali; Turiya; Syntactic Journey; Sunset Lake; Africa 21; Gone to Earth.

Personnel

Adam Rudolph: percussion.

Jay Ganhi: bansura; Arun Ramamurthy: violin; Trina Basu: violin; Samarth Nagarkar: vocal; Neel Murgai: rhythm sitar, overtone singing; Sameer Gupta: table; David Ellenbogen: electric rhythm guitar; AbhikMukherjee: sitar; Bala Skandan: mridangam; Mari Tanaka: tanpura; Kaoru Watanabe: flute, fue, noh kan; Michael Gentile: c flute; Sylvain Leroux: chromatic tambin, tambin, c flute; Ze Luis: flutes; Mariano Gil: bass flute;Avram Fefer: tenor saxophone, bass clarinet; Sean Sonderegger: reeds; Sara Schoenbeck: bassoon; Ivan Barenboim: b flat clarinet; Charles Burnham: violin; Julianne Carney Chung: violin; Sana Nagano: violin; Gwen Laster: violin; Richard Carr: violin; Stephanie Griffin: violin; Leco R4eis: contrabass; Graham Hayes: cornet, flugelhorn, kudu horn, bamboo vaccine; Stephen Hayes: cornet, flugelhorn, solo alto, pocket trumpet; didgeridoo, conch, kudu horn; Peter Zumma: trombone, didgeridoo, conch, kudu horn; Libby Schwartz: French horn; Mia Theodoratus: harp; Marco Cappelli: guitars; Alexis Marcelo: keyboards; Damon Banks: electric bass; Harris Eisenstadt: bata (iya, itoltele, okonkolo); Rogerio Baccato: caxixi, mineiro, temple blocks, bells, wood box surdo; Hamid Drake: drum kit, okonkolo; Adam Rudolph: iya, itolele; Hassan Hakmoun: sinter, vocal; Abderahim Hakmoun: qarqaba, vocal.

Album information

Title: Ragmala: A Garland of Ragas | Year Released: 2019 | Record Label: Meta Records

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