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Progetto Primavera di Tempo Reale

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>Progetto Primavera
Firenze
Limonaia di Villa Strozzi
18-28.05.2016

Organizzato da Tempo Reale, il centro di ricerca musicale fiorentino fondato da Luciano Berio, è andato in scena nel capoluogo toscano dal 18 al 28 maggio il Progetto Primavera 2016, rassegna di musica contemporanea che, dopo un prologo presso la casa circondariale di Sollicciano, ha avuto il suo inizio con il concerto di due storici e prestigiosi improvvisatori quali sono Evan Parker e Walter Prati, presso la Limonaia di Villa Strozzi, sede del centro, nel quale si sono poi svolti tutti gli altri appuntamenti.

Parker tornava a Firenze dopo quasi un decennio e ha con Prati un sodalizio artistico di lunga data. Il progetto che li vedeva protagonisti, intitolato Pulse, prevedeva tre livelli di interazione: strumentale e di produzione della musica; trasformazione istantanea del suono; dialogo con campioni preregistrati. Di fatto, nell'ora circa di performance Parker si è prodotto in un flusso di suono al sax soprano, in modo quasi ininterrotto e spesso in respirazione continua, perciò con frequenti reiterazioni e circolarità, ma con rarissimi momenti di narrazione melodica; dal canto suo Prati ha suonato su una minitastiera estremamente povera timbricamente, per il resto operando con campioni di suoni e rumori, ma soprattutto rielaborando assieme a questi ultimi i suoni dello stesso Parker.

All'ascolto la musica è parsa di difficile inquadramento: a momenti terribilmente ripetitiva, a momenti piuttosto banale (la limitatezza timbrica della tastiera talvolta era stridente), ha tuttavia avuto numerosi lampi, quando le elaborazioni aprivano spazi di suggestione, oppure lasciavano che le sinuose e ipnotiche linee disegnate dal sax trasportassero il pubblico "altrove."

Pur con alcune perplessità, un concerto stimolante e, a dispetto delle apparenze, in più parti godibilissimo.

La rassegna è proseguita poi con due serate denominate "Open Music," durante le quali il Tempo Reale Electroacustic Ensemble, in formazioni di volta in volta diverse, ha eseguito partiture di vari autori. Nella seconda serata, in particolare, si sono susseguite tre opere.

La prima, di Sylvano Bussotti e intitolata Autotono, risaliva a parecchi anni orsono ed era composta da sette "pittografie" realizzate assieme allo zio pittore di Bussotti. Quindi fogli di segni, più che una partitura vera e propria, che gli esecutori devono interpretare liberamente, al punto da rendere imprevedibile una durata -che, in questa occasione, si aggirava sui venti minuti. L'ensemble all'opera era qui un sestetto con voce, viola, contrabbasso, pianoforte, batteria ed elettronica. Dagli scambi tra i musicisti, dopo il concerto, si intuiva la grande difficoltà di esecuzione di una partitura così indeterminata e responsabilizzante, che all'ascolto è anche stata quella che lasciava più perplessi: difficile coglierne la coerenza, così come individuarne una chiave interpretativa -quasi indispensabile, peraltro, visto che la frammentarietà e il tipo di suoni (centrali erano le vocalizzazioni e le elaborazioni elettroniche) lasciavano poco spazio a una fruizione immediata.

Il secondo lavoro, I-Silence, era una partitura del trombettista e compositore toscano Mirio Cosottini, tesa a valorizzare il processo improvvisativo. I musicisti avevano a disposizione il disegno di un labirinto e dovevano cercarne l'uscita producendo suoni in relazione alle svolte del loro personale percorso; in aggiunta, ciascuno aveva alcune indicazioni in merito a specifici interventi da effettuare una volta giunti a un certo punto del labirinto e un tempo entro il quale concludere la performance. L'ensemble, idealmente del tutto libero, prevedeva in questo caso quattro ottoni (tromba, flicorno, corno e trombone), voce, chitarra elettrica e sintetizzatori. Ne è scaturita un'esecuzione scoppiettante e variegata, disorganica ma non incoerente, nella quale era sempre rintracciabile un filo di collegamento e che perciò risultava ben fruibile dall'ascoltatore. Inquieta e stimolante nella sua frastagliata sovrapposizione di suoni, è sembrata musicalmente l'opera migliore della serata.

L'ultima opera, Hello, di Alexander Schubert, era un video, proiettato sullo sfondo a uso del pubblico ma che per i musicisti stessi costituiva la partitura da interpretare musicalmente. Articolata in otto movimenti, interpretati visivamente dallo stesso Schubert, nella sua multimedialità è parsa senz'altro molto intrigante e coinvolgente, anche se musicalmente forse meno ricca della precedente I-Silence. Particolarmente curiosa la conclusione, nella quale i musicisti erano chiamati a "riassumere" i movimenti precedenti, così come fatto dal video per brevi flash delle scene susseguitesi.

Il Progetto Primavera ha insomma offerto una breve panoramica su alcuni sviluppi della musica contemporanea, e va dato merito a Tempo Reale di aver anche fornito un'utile documentazione sulle opere presentate, importante per comprendere una musica molto progettata e piuttosto lontana dai modelli ordinari di fruizione d'ascolto. Forse ancor più interessante sarebbe aprire anche spazi di informazione e -perché no? -di dibattito su significato e prospettive di una forma d'arte così coraggiosamente protesa oltre il dato e istituito, ma proprio per questo fatalmente soggetta al fraintendimento -da parte del pubblico e, in alcuni casi, forse anche da parte degli autori stessi.

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Evan Parker Concerts

Nov 13 Fri
Andy Sheppard Trio + Evan Parker
Wiltshire Music Centre
Bradford On Avon, Wiltshire, Ba15 1dz, UK

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