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Norma Ensemble: Invito ad un ascolto condiviso.

Norma Ensemble: Invito ad un ascolto condiviso.
Paolo Marra By

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Norma può essere considerato un contenitore, un luogo immaginario votato all’ascolto
Revelation è il disco d'esordio del Norma Ensemble formato da Enrico Zanisi (piano), Marcello Allulli (sassofono), Jacopo Ferrazza (contrabbasso) e Valerio Vantaggio (batteria), con la partecipazione di Alessandro Muller (violoncello). Il lavoro si compone di otto brani a cavallo tra melodie cinematografiche, a tratti operistiche, ed intense fughe ancestrali in cui ognuno dei componenti del gruppo intreccia serrati dialoghi strumentali e compositivi. I brani dell'album rivelano una forte spinta emozionale, inquadrata in un prospettivismo musicale concepito per un pubblico variegato ma attento, in perfetta sintonia con "Non Opporre Resistenza Ma Ascolta" un invito agli ascoltatori che, abbreviato, costituisce l'acronimo che dà nome al progetto.

Dopo l'interruzione del tour in programma ad inizio anno, a causa dell'epidemia da Covid-19, il recente concerto ad Ambria Jazz ha rappresentato un punto di "ripartenza" del progetto, che proprio al Festival lombardo aveva mosso i primi passi, grazie ad una residenza che lo scorso anno aveva permesso ai membri del gruppo di comporre, provare ed eseguire per la prima volta dal vivo i brani del disco. Li abbiamo intervistati, per parlare di questo ricercato quanto sorprendente primo lavoro in studio, del presente e dei progetti futuri.

AAJ: Quali percorsi individuali sono confluiti nel Norma Ensemble?

Jacopo Ferrazza: Valerio Vantaggio e io ci conosciamo e suoniamo insieme dal 2004, e abbiamo cominciato a collaborare con Enrico Zanisi l'anno successivo. Con il tempo si è creato tra di noi un forte legame, sia artistico che di amicizia. La collaborazione con Marcello Alulli, un veterano del jazz romano e nazionale, è iniziata una decina d'anni fa durante le jam session che organizzava al Music Inn, storico jazz club romano. Siccome aveva suonato ad Ambria Jazz nel 2018, è stato Marcello a suggerirci di partecipare al Festival lombardo come prima tappa del nostro progetto. Tra di noi si è creata da subito una speciale alchimia, fondata sull'amicizia, su un profondo rispetto reciproco, sulla condivisione di un senso artistico e creativo comune. Il risultato è un disco in cui la musica fluisce in maniera molto naturale.

AAJ: "Non Opporre Resistenza Ma Ascolta" sembra un invito all'ascoltatore ad ampliare le proprie vedute senza pregiudizi, attraverso un ascolto attento. Secondo voi l'ascolto 'distratto' è un aspetto problematico nell'attuale società?

Marcello Allulli: Il termine "Norma" esprime l'idea di un contenitore, un luogo immaginario votato all'ascolto. I significati sono tanti ma hanno tutti un unico comune denominatore. Per esempio, in esso possiamo ritrovare anche un chiaro riferimento alla "Norma" di Vincenzo Bellini, come omaggio alla grande tradizione operistica italiana ed esaltazione della melodia attraverso l'opera. E sono proprio la melodia, la ricerca della liricità e della cantabilità dei temi gli elementi a cui abbiamo cercato di dare più valore nel disco. "Non Opporre Resistenza Ma Ascolta" rappresenta un invito a non chiudersi in se stessi, a non cedere al pregiudizio e a non precludersi la possibilità di conoscere altre forme culturali, poiché ognuna di esse ha una bellezza intrinseca, basta saperla cogliere. Ascoltando, appunto. Nella società in cui viviamo, la quantità di stimoli sonori e visivi è eccessiva e fagocitante. Spesso la musica ci viene imposta; non c'è più tempo per cercarla, per aspettarla o immaginarla. Come se non ci fosse più la capacità di "ascoltarla," nel senso più ampio del termine.

AAJ: Quanto ha influito su questa apertura alle differenze culturali il tour che vi ha portato in Zimbabwe e Zambia nel 2019?

Valerio Vantaggio: L'esperienza del tour in Zimbabwe e Zambia è stata la riprova del fatto che l'ascolto e l'apertura mentale sono sempre le armi vincenti per poter godere appieno di ciò che la vita ci offre. Nei concerti, ma soprattutto durante le masterclass, ci siamo sentiti semplicemente figli del Mondo che comunicavano intimamente, e senza preconcetti, attraverso un linguaggio universale, come in effetti è la musica.

AAJAAJ: In brani come "Spazio Immaterico" e "Suite for Ambria" appare evidente come esista un particolare equilibrio nei vostri contributi individuali al suono del gruppo. Quali sono gli elementi che danno vita a questa coesione?

MA: Abbiamo una visione d'insieme che ci accomuna, e quindi i nostri rispettivi intenti espressivi non possono che risentirne a livello di coesione nella scrittura e nell'interpretazione. Non è solo una questione di studio o di background musicale, ma di curiosità a 360 gradi che riguarda non solo la musica, e il jazz in particolare, ma anche l'arte in generale. Nonostante ogni brano abbia una storia a sé, all'interno del disco è presente un filo rosso che unisce ognuno di noi al repertorio del gruppo, rendendolo un naturale terreno comune.

AAJ: A questo riguardo è interessante notare il coinvolgimento di tutti e quattro nel processo compositivo, fattore spesso non riscontrabile in altri gruppi.

JF: Non essendoci un vero e proprio leader, ognuno di noi ha contribuito sotto il profilo compositivo, sempre tenendo conto del filo conduttore estetico del quartetto, ossia l'attenzione alla melodia, l'impronta di stampo jazzistico, ma al contempo l'apertura alle influenze più disparate, dalla musica classica al rock, dalla musica cameristica a quella elettronica.

AAJ: Un altro aspetto evidente nel progetto è una ricerca timbrica—con l'uso anche di tastiere e synth come nel brano che dà il titolo all'album—che ricorda quella, ad esempio, del Perigeo nei loro primi lavori negli anni '70.

Enrico Zanisi: È stato molto divertente e stimolante poter inserire timbriche "diverse" rispetto alle classiche sonorità di un quartetto di Jazz. C'è stata anche molta improvvisazione in questo senso: in certi punti, come nell'intro di "Mumbai," l'elettronica del sintetizzatore modulare ha generato il percorso sonoro che ha portato gli altri strumenti ad imitarlo, creando quasi confusione tra chi suona cosa. Nel brano "Revelation" ho voluto, attraverso l'uso dei PAD riprodurre il suono "gommoso" eppure etereo della sintesi a modulazione di frequenza della tastiera digitale DX7 Yamaha degli anni '80, conferendo all'elettronica una forma più classica.

AAJ: Da che cosa scaturisce l'omaggio all'India racchiuso nel brano "Mumbai"?

MA: L'omaggio all'India nasce dall'esperienza vissuta sia da Marcello che da Enrico in diversi periodi e situazioni musicali, in una delle terre più controverse e meravigliose della Terra. Andare in India è come aprire una porta nascosta e trovarsi in un posto incredibile, meraviglioso e allo stesso tempo drammatico, ricco di energia, colori, musica eppure povero, straziante nelle sue contraddizioni sociali ed economiche. "Mumbai" vuole essere un ricordo di ciò che l'India ha rappresentato per noi, ovvero un posto dal quale , non appena atterri, vorresti fuggire ma dal quale, dopo qualche giorno, non vorresti più andartene

AAJ: "Il Dirigibile," brano di chiusura del disco, sembra rappresentare una summa dei colori melodici, timbrici e comunicativi dell'intero disco, grazie anche a un coro finale struggente quanto malinconico.

VV: Questo brano nasce come sonorizzazione di un vecchio documentario che venne girato da un video amatore che, da un dirigibile appunto, riprese i campi di battaglia francesi durante la Prima Guerra Mondiale. La cantabilità del tema e la drammaticità delle vicende che hanno ispirato la composizione ci hanno suggerito un canto d'insieme come chiusura del disco, per affermare con ancora più forza come la melodia possa essere un veicolo espressivo molto potente, evocativo e trascinante.

AAJ: Siete ritornati in concerto il 12 luglio ad Ambria Jazz. Possiamo parlare di un "nuovo inizio" dopo un periodo di fermo artistico dovuto al lock-down?

JF: Ci piaceva l'idea di ripartire da Ambria Jazz, proprio dal luogo in cui tutto è cominciato. Si può certamente parlare di un nuovo inizio, soprattutto perché a causa della pandemia è saltato un tour negli Stati Uniti, che speriamo si possa recuperare presto. Intanto stiamo programmando le date dei concerti per i prossimi mesi.

AAJ: A proposito, quali sono secondo voi i provvedimenti da attuare nel breve periodo per fronteggiare le difficoltà economiche ed umane che stanno vivendo gli artisti, in particolare nell'ambito jazz?

MA: Difficile farsi una idea su cosa possa essere utile ora, mentre sicuramente sembra essere arrivato il momento giusto per parlare di cosa si può fare a lungo termine per la nostra categoria. Una cosa fondamentale pensiamo debba essere una rieducazione all'ascolto, per permettere alle molteplici nuove realtà musicali e culturali di avere un pubblico sempre più attento che ne possa apprezzare il valore. Ci aspettiamo inoltre dalle istituzioni, oltre che una maggior considerazione per la figura dell'artista, del musicista e di coloro i quali lavorano nel settore dello spettacolo, una maggiore chiarezza e semplicità dal punto di vista fiscale e agevolazioni di tipo economico e burocratico che possano permettere ai luoghi che promuovono l'arte e la cultura di avere la possibilità di sovvenzionare adeguatamente musicisti e artisti in generale.

AAJ: Qual è il futuro che aspetta di essere "rivelato" per il progetto Norma Ensemble?

EZ: Per ora speriamo di riprendere l'attività concertistica il più possibile dopo questo buio momento di quarantena. Poi non si sa, sicuramente in futuro ci sarà un nuovo disco. Per ora viviamo e ascoltiamo il presente.

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