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Miles Davis: Merci Miles! Live at Vienne

Maurizio Comandini BY

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Miles Davis: Merci Miles! Live at Vienne
Miles Davis ha sempre avuto un rapporto speciale con la Francia. Il suo primo tour in Europa, a maggio del 1949, lo vide proprio protagonista a Parigi con il quintetto che lo vedeva co-leader assieme al pianista Tadd Dameron. Miles era poco più che ventenne e subito fu adorato dagli artisti che si radunavano alla corte del filosofo Jean-Paul Sartre per condividere i principi dell'esistenzialismo. Il trombettista rimase colpito dalla bellezza di Juliette Greco che ricambiò appassionatamente e diventò la sua fidanzata. Una coppia improbabile se immaginata negli States, ma invece romantica protagonista, sulle rive della Senna, di un amore dolcissimo che durerà per tutta la vita. Davis tornò in Europa nell'autunno del 1956 per un tour europeo che prese il via proprio da Parigi e toccò poi molte altre nazioni, Italia compresa (concerti a Milano e a Torino).

Proprio in una delle ultime occasioni nelle quali il trombettista si è trovato nuovamente in Francia, il primo giorno di luglio del 1991, nel Theatre Antique di Vienne (un bellissimo anfiteatro costruito dai romani nel primo secolo dopo Cristo), è maturato uno dei concerti più riusciti della fase finale della carriera di Miles Davis, a cavallo fra gli ultimi anni ottanta e i primissimi anni novanta. Un decennio, quest'ultimo, che Miles riuscirà a mordere appena, visto che infauste complicazioni polmonari sono risultate fatali, a fine settembre del 1991, mentre era ricoverato in ospedale a Santa Monica.

Negli ultimi giorni di giugno, Miles Davis era arrivato in Europa dove aveva tenuto concerti col suo sestetto, in parte rinnovato, ad Amburgo e a Monaco di Baviera. Come si diceva, il primo luglio si tenne il concerto di Vienne, ben documentato in questo ottimo doppio CD. Tre giorni di riposo, un concerto a Parigi e poi il trasferimento a Montreux, in Svizzera per alcuni giorni di prove che faranno da preludio alla memorabile riproposizione delle collaborazione che Miles ebbe con Gil Evans dalla fine degli anni quaranta in poi. A Montreux la musica orchestrale evansiana venne affidata ad una grande orchestra allargata, diretta per l'occasione da Quincy Jones. Un episodio inaspettato da parte di un musicista come Davis che aveva sempre rifiutato di riproporre quello che lui considerava il passato.

Chissà se la molla per questo sguardo all'indietro sempre negato fino ad allora, è stata l'offerta economica degli impresari europei o il sentirsi vicino alla fine. Non lo sapremo mai, ma dobbiamo tener conto che pochi giorni dopo Montreux ci fu addirittura una seconda occasione per riproporre il repertorio del passato. Accadde il dieci di luglio a Parigi, nella Grande Halle de La Villette. Stavolta senza orchestra, ma con uno stuolo di musicisti ospiti che in passato erano stati allievi prediletti alla corte di re Miles. Affrontarono assieme a Miles il repertorio degli ultimi quarant'anni del geniale trombettista. Incredibile.

Tornando al concerto di Vienne, ottimamente registrato e mixato da Patrick Savey, viene spontaneo apprezzare la grande compattezza mostrata dai giovani comprimari del trombettista che a sua volta appare in buona forma anche se forse le forze cominciavano a mancare sulla lunga distanza. In particolare si fa notare il giovanissimo pianista Deron Johnson, dotato di ottimo tocco, idee originali, senso ritmico molto ben pronunciato. Ottimo anche all'organo. Il sax di Kenny Garrett è una vera e propria garanzia, così come lo sono il basso elettrico di Richard Patterson e la batteria solidissima di Ricky Wellman. A completare il gruppo troviamo il folletto Foley, alle prese con la sua strana chitarra a quattro corde, un originale incrocio con il basso elettrico, però usato a tutti gli effetti come se fosse una chitarra. In altre occasioni Foley era parso un po' logorroico, ma a Vienne si è molto contenuto e ha svolto con efficacia il ruolo a lui assegnato, senza mai debordare. Il gruppo appare molto compatto, secco e solido allo stesso tempo. Per i solisti è un gioco da ragazzi emergere e guizzare come delfini nell'Oceano.

Gli otto brani sono equamente suddivisi nei due CD, anche se i primi quattro brani sono individualmente di lunghezza più ampia. La "Hannibal" iniziale è molto ben riuscita e lo stesso si può dire per le successive 'Human Nature' e "Time After Time." Dopo questo trittico che dura quasi tre quarti d'ora si passa a "Penetration" (scritta da Prince) per poi andare verso l'ultima parte del concerto, attraversando i brani "Wrinkle," "Amandla" e "Jailbait" (di nuovo un brano firmato Prince). La conclusiva "Finale" è affrontata dal gruppo senza il suo leader che ha salutato il pubblico alla fine del brano precedente. In realtà è una sorta di esercizio drum'n'bass che mette in mostra soprattutto l'energia del batterista. A quest'ultimo, scomparso nel 2013, i produttori hanno dedicato questa preziosa testimonianza della fase finale della parabola artistica di Miles Davis. Va segnalato che il packaging di questo doppio CD è molto ben curato e il libretto interno contiene un lungo saggio del noto musicologo Ashley Khan, da leggere attentamente.

Track Listing

Hannibal; Human Nature; Time After Time; Penetration; Wrinkle; Amandla; Jailbait; Finale

Personnel

Miles Davis: trumpet; Kenny Garrett: saxophone, alto; Deron Johnson: keyboards; Foley: guitar; Richard Patterson: bass, electric; Ricky Wellman: drums.

Album information

Title: Merci Miles! Live at Vienne | Year Released: 2021 | Record Label: Warner Bros.

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