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Interview

Maurizio Franco - Direttore artistico di Iseo Jazz

Maurizio Franco - Direttore artistico di Iseo Jazz

Courtesy Roberto Priolo

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Non siamo un festival di tendenza, ma ospitiamo tutte le tendenze
Da venerdì 1 Luglio a Sabato 9 luglio si svolgerà la trentesima edizione di Iseo Jazz. Protagonisti del festival saranno Joyce Yuille, Enrico Pieranunzi, la Lydian Sound Orchestra, Carlo Morena, Enrico Intra, la Monday Orchestra feat. Fabio Morgera, la Milano C-Jazz Band e Fabrizio Bai.

In attesa dei concerti, abbiamo intervistato Maurizio Franco, direttore artistico della manifestazione.

All About Jazz: Come è nato Iseo Jazz?

Maurizio Franco: Iseo Jazz è nato nel 1993, su iniziativa di un gruppo di appassionati locali che mi ha chiamato per far partire questa iniziativa, che io ho poi immediatamente portato in seno a Musica Oggi, tanto che nel corso del tempo Enrico Intra è diventato il testimonial musicale del festival, anche se la direzione artistica è sempre stata nelle mie mani. L'idea generale era però condivisa da entrambi: creare uno spazio per il jazz italiano e infatti Iseo Jazz è oggi La casa del jazz italiano e gode del patrocinio di MIDJ.

AAJ: Come si posiziona, come si differenzia rispetto alle altre proposte musicali presenti nel territorio?

MA: Più che nel territorio locale vorrei collocare Iseo Jazz nel panorama nazionale e qui posso dire che si distingue per la scelta italiana e la progettualità, che vanno assolutamente a braccetto. Comunque, la filosofia di fondo si basa su progetti di musicisti italiani senza preclusioni di stile o generazionali, e infatti il sostegno ai giovani e agli emergenti è sempre stato un punto di forza di Iseo Jazz. Pensa che a Iseo hanno suonato alcuni dei grandi jazzisti di oggi quando erano molto giovani e nessuno li conosceva. Non faccio nomi per non dimenticare nessuno, ma sono veramente tanti.

AAJ: Quali obiettivi ti poni quando inizi a lavorare sulla programmazione?

MA: Offrire uno spaccato del panorama nazionale, anche commissionando nuovi progetti, e trovare un equilibrio tra storia e contemporaneità, tra linguaggi che guardano alla tradizione e altri che sono frutto assoluto del presente. Cerco anche abbinamenti che portino varietà nelle serate e penso sempre che la musica viene ascoltata da un pubblico e quindi, oltre alla qualità, conta la varietà. Non siamo un festival di tendenza, ma ospitiamo tutte le tendenze.

AAJ: Che criteri adotti nella scelta dei musicisti e come selezioni gli spazi a tua disposizione per abbinarli con i musicisti adatti?

MA: Il primo criterio è ascoltare il più possibile, sentire le varie proposte che mi arrivano, e ne arrivano tantissime, e poi scegliere in perfetta autonomia. Spesso chiamo musicisti che non mi hanno fatto nessuna proposta perché voglio far ascoltare la loro musica, a volte sento CD o concerti di musicisti che mi colpiscono e cerco di invitarli. Mi piace anche abbinare nomi di richiamo a giovani per favorire la conoscenza di questi ultimi e, se posso dirlo, nel nostro cartellone tutti i gruppi sono indicati allo stesso modo, con gli stessi caratteri tipografici, non esistono gruppi spalla. Quello degli spazi è un altro discorso e riguarda le dimensioni e i luoghi, anche perché nel circuito di Iseo jazz da anni ci sono pure Palazzolo sull'Oglio e Sale Marasino, dove ci sono spazi grandi e altri più piccoli e questo condiziona il tipo di proposta, più sul piano musicale che su quello del richiamo.

AAJ: Come ti relazioni con il territorio?

MA: Cercando appunto di formare un circuito che faccia capire che Iseo Jazz è un patrimonio comune del Sebino e della Franciacorta, a cui porta una notevole visibilità nazionale anche perché RadioTre è media partner dell'iniziativa e ogni anno manda in onda un'antologia della rassegna.

AAJ: Qual è il segno più tangibile che il festival lascia sul territorio?

MA: Il fatto che molti, ogni anno, vengono nei giorni del festival per poter ascoltare i concerti. Alcuni giungono anche dall'estero.

AAJ: Quali sono le maggiori difficoltà con cui ti devi confrontare nell'organizzazione del festival?

MA: Di difficoltà ce ne sono sempre, ma l'unica veramente difficile da superare è il reperimento dei fondi.

AAJ: Indicativamente, che budget ha il festival? E che percentuale è allocata direttamente ai musicisti?

MA: Il festival viene realizzato con un budget inadeguato, e non per colpa del comune di Iseo e degli altri partecipanti, ma per la mancanza di sensibilità dei soggetti privati, tra l'altro in una delle zone più ricche d'Italia. Come ovunque, i musicisti assorbono circa il 45% delle risorse, ma si arriva al 50% aggiungendo i costi di ospitalità, ormai piuttosto rilevanti.

AAJ: Riguardo ai partner organizzativi e finanziari, istituzioni pubbliche o sponsor privati, cosa è cambiato nel tempo?

MA: Il Comune di Iseo, indipendentemente dal colore delle giunte, ha sinora risposto bene e con impegno, altrimenti non avremmo raggiunto il trentennale. Sul piano organizzativo il supporto di Musica Oggi e, sul luogo, dello Sviluppo Turistico Lago d'Iseo-Sassabanek è fondamentale e costante. Mancano le risorse private, che si sono ridotte nel corso del tempo. Questo è avvenuto dappertutto ed è la conseguenza di tante scelte politiche sbagliate, della situazione economica e quant'altro. Un tempo lo sponsor importante lo trovavi, oggi devi avere un pubblico numerosissimo per poter ricevere sostegni adeguati e certo una rassegna seguita, ma di nicchia, non può raggiungere certi numeri.

AAJ: Ci racconti un episodio particolare accaduto nelle passate edizioni?

MA: Ne sono successi tanti, spesso legati alle situazioni meteorologiche, come quando, in un tranquillo pomeriggio di sole, un'improvvisa tromba d'aria con pioggia intensissima ci ha costretto ha trovare una location alternativa in meno di mezz'ora, oltre al fatto che insieme ai nostri tecnici cercavo di tenere ferme le torrette delle luci mentre la copertura del palco, ormai rotta, si agitava furiosamente molto, troppo, vicino a noi. Se fai veramente il direttore artistico, corri anche di questi rischi.

AAJ: Quali sono i festival, nazionali o internazionali, che ammiri?

MA: Non voglio fare nomi, ma dirti che apprezzo le rassegne dove i programmi hanno un filo conduttore, dove esiste pensiero e progettualità e non ci si limita a comprare dalle agenzie questo o quel concerto. Ce ne sono più di quanti se ne possano immaginare.

AAJ: Una volta iniziato il festival, riesci a goderti i concerti che hai organizzato come uno spettatore comune?

MA: Impossibile, però seguo la musica e mi rendo conto della riuscita maggiore o minore del concerto, osservo la reazione del pubblico e mi faccio delle idee su quello che ho sentito e come è stato proposto. Nessun ascoltatore professionista può assistere a un concerto come uno spettatore comune e questo, credimi, è una vera sfortuna.

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