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Luca Aquino: Gong, il Suono dell'Ultimo Round

Paolo Marra By

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Il pugilato ha tanti aspetti in comune col jazz. Interplay è l’arte del saper aspettare.
Dalla registrazione del suo primo disco da leader nel 2007 dal titolo Sopra le nuvole e il successivo Lunaria—con la partecipazione di Roy Hargrove—passando per Chiaro, registrato per l'etichetta Tǔk nel 2011, Luca Aquino ha intrapreso una personale ricerca del suono della tromba in bilico tra Miles Davis, Chet Baker, rock e sperimentazione.

Una propensione all'ampliamento dello spettro sonoro attraverso soluzioni acustiche inedite posta dal trombettista campano al centro del suo essere viaggiatore nel mondo, alla scoperta di ambienti naturali inusuali, come nel caso del disco Petra del 2015, registrato nell'omonimo Sito Archeologico della Giordania, e Amam del 2009, registrato in un antico bagno turco in Macedonia.

Nell'ultimo progetto dal titolo Gong, il suono dell'ultimo round—che presenterà in prima mondiale il 17 novembre nell'ambito del Roma Jazz Festival—Luca Aquino soprappone gli spazi dilatati, dati dalle ricercate vibrazioni della tromba, al tempo scandito dalle parabole di vita di sei leggendarie figure della storia della boxe fra immagini, racconti e musica: Primo Carnera, Muhammad Ali, Nicolino Locche, Carlos Monzon, Sugar Ray Robinson e Mike Tyson. Il progetto vede la partecipazione di Mimmo Palladino, tra i piu importanti artisti contemporanei a livello internazionale, del giornalista sportivo Giorgio Terruzzi e del percussionista francese Manu Katche insieme a Fabio Giachino e Dario Miranda.

All About Jazz: Il progetto Gong, il suono dell'ultimo round nasce da un interesse personale per il pugilato o dalla voglia di raccontare musicalmente gli uomini dentro e fuori dal ring?

Luca Aquino: Il mio sport preferito è il ciclismo ma, dopo la disfatta del Jazz Bike Tour, ho deciso di dedicare un nuovo progetto musicale a un altro sport che amo e che seguo, provando a raccontare la storia di sei pugili, con una suite musicale di sei brani, sei opere realizzate da Mimmo Paladino e sei testi scritti da Giorgio Terruzzi e recitati da mia sorella Sara, Tonino Intorcia e Michelangelo Fetto.

AAJ: Mi viene in mente, volendo fare un accostamento tra le storie di pugilato che racconti in questo progetto e l'ambito musicale, la figura di Miles Davis, trombettista e pugile, anche se non professionista.

LA: Miles dedicò un album bellissimo a Jack Johnson. Il pugilato ha tanti aspetti in comune col jazz. Interplay è l'arte del saper aspettare. Miles era maestro anche in questo. La nota giusta. Miles mi ricorda Nicolino Locche, pugile argentino, forse l'inventore della tattica della difensiva. Aveva riflessi pazzeschi. Scherniva gli avversari perché non riuscivano mai a colpirlo. Schivava tutti i pugni e poi, quando erano stremati, li mandava a tappeto con un pugno, quello giusto. Divenne campione del mondo così.

AAJ: Come Miles, hai cercato di mettere insieme le influenze jazz e rock nei tuoi lavori: qual è stato il tuo approccio a questa visione d'insieme?

LA: Ho sempre ascoltato rock e mi sono avvicinato al jazz a vent'anni. Amo i pedalini elettronici che usano i chitarristi e li uso per campionare il suono della mia tromba: delay, distorsori, wha, whammy e loop station. Adoro però anche l'approccio completamente acustico, utilizzando i suoni dei luoghi dotati di un proprio suono e di un proprio riverbero. Nell'album OverDoors decisamente rock, dedicato ai Doors, realizzato insieme a Dario Miranda, Antonio Jasevoli e Lele Tomasi, utilizzavo un microfono a contatto, avvitato nel bocchino della tromba, per evitare larsen e ritorni eccessivi. Ora sono orientato verso un suono più morbido e meno aggressivo, per cui sto usando una strumentazione diversa. Cambio spesso. Non riesco a star fermo. Devo sperimentare e provare nuove soluzioni. Il rock sicuramente mi ha dato la possibilità di accostare al suono acustico, quello elettronico.

AAJ: Il progetto vede la presenza dell'importante artista Mimmo Paladino con cui avevi già collaborato in vari dischi: come nasce questo reciproco scambio artistico?

LA: Siamo entrambi originari di Benevento. Da ragazzo mi invitò a scrivere le musiche per un suo spettacolo, dove c'era anche Lucio Dalla, col quale poi ho collaborato nel mio album Chiaro. Mimmo ha realizzato diverse Opere per il mio festival "Riverberi" e le copertine di vari miei album, tra i quali l'ultimo con la ACT.

AAJ: Mimmo Paladino è stato tra i principali esponenti della transavanguardia italiana che vedeva un ritorno in qualche modo alle tradizioni pittoriche in un periodo difficile sotto il profilo culturale, economico e sociale della meta degli anni '70: quanto è importante di riflesso, nel periodo difficile che stiamo vivendo, tale sguardo al passato nella musica e nel mondo della cultura in generale?

LA: È utile non dimenticare i maestri che vanno sempre studiati e osannati. In questo periodo ognuno di noi può dare una sterzata alla propria vita e alla propria arte, ma ci vuole coraggio. Non è semplice perché siamo confusi e impauriti, ma i grandi progetti e le importanti svolte nascono sempre da momenti di buio e di difficoltà.

AAJ: Come nasce l'incontro invece con il giornalista sportivo Giorgio Terruzzi, curatore dei testi del progetto?

LA: Il mio manager Andrea Scaccia collabora con la figlia di Giorgio, Nina. I testi sono stupendi. Raccontano in poche righe la vita, i sogni, le sconfitte, le ripartenza dei pugili in questione.

AAJ: Altra presenza nel progetto è il percussionista Manu Katche con cui hai condiviso diversi progetti in passato: che cosa ti lega al musicista francese?

LA: Ho suonato nel suo quartetto per cinque anni, insieme a Tore Brunborg e Jim Watson, suonando ovunque e condividendo tanti viaggi e tanta musica. Manu è anche un caro amico e ha da subito preso a cuore il progetto Gong.

AAJ: Al progetto presentato dal vivo al Roma Jazz Festival farà seguito, nei prossimi mesi, l'uscita discografica?

LA: Sarebbe bello, sì. Al momento però non ci ho ancora pensato, però mi piacerebbe.

AAJ: Il tuo concerto, insieme agli altri in programma, saranno trasmessi in streaming a causa delle norme stabilite dal Governo per il contenimento del Covid-19: pensi che questa sia la soluzione definitiva per poter uscire dall'impasse in cui si trova l'attività concertistica?

LA: Da una parte non penso, perché non è semplice realizzare live in streaming fatti bene, in HD, però devo dire che ultimamente molti video on line di concerti di miei colleghi, anche se realizzati con telecamere amatoriali e riprese audio non ottime, stanno ottenendo molte visualizzazioni e destando curiosità. Questo significa che al pubblico manca la buona musica, quella che non riescono ad ascoltare dalle radio ed emittenti televisive che trasmettono robaccia.

AAJ: Possiamo dire che stiamo combattendo l'ultimo round, quello più importante?

LA: Speriamo bene. Forza e ottimismo. Invito tutti a cercare su youtube il famosissimo ottavo round del combattimento tra Muhammad Alì e George Foreman. È incredibile e può aiutare.

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