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Steve Coleman & Five Elements: Live at Village Vanguard Vol. 1 (The Embedded Sets)

Stefano Merighi By

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È solamente da tre anni che gli organici di Steve Coleman si esibiscono con regolarità al Village Vanguard di New York. Ma il club, si sa, profuma di leggenda, e anche il sassofonista chicagoano non ha resistito alla sirena che reclamava il classico "live" nel tempio della Settima Avenue.

Ne è valsa la pena. Al di là della discutibile scelta di confezionare un doppio CD, un po' bulimico e ripetitivo nel repertorio, oltre 2 ore e mezza di musica difficilmente ascoltabile d'un fiato, il saggio di Coleman è di altissimo livello e si colloca di diritto tra i migliori dischi dal vivo delle ultime stagioni.

Il maestro del M-Base, latore di un sistema musicale rigoroso e assai complesso, oltre l'apparente appeal di un'immediatezza funky, sospende qui le ambizioni per ampi organici dei lavori recenti (Synovial Joint, Morphogenesis) e riprende la lingua secca ma avvincente dei Five Elements, riannodando un filo in realtà mai smarrito, per una sintesi appassionante di tutti gli ingredienti del suo stile.

Steve Coleman ha saputo reinventare la grande scuola modernista della musica africana-americana, mantenendo salde le radici del bebop. Fin dalle prime prove, negli anni '80, emergeva la consapevolezza di rinnovare un'esperienza essenziale e magistrale, alla luce dei nuovi linguaggi urbani, che inglobavano ritmi in battere, inedite vocalità, hip-hop, il tutto unito allo studio maniacale delle tradizioni ancestrali delle culture africane, declinate in vari contesti.

Questa estetica non ha mai avuto nulla di superficiale, al contrario, fondava una grammatica sonora che, come il bebop, si annunciava come elitaria e poco inclusiva. Nel senso di pretendere dai suoi adepti qualità talmente sofisticate da configurarsi quasi come una scatola chiusa, impermeabile da chi non avesse stessa mentalità, stesse tecniche, stessa gestualità performativa.

È una musica che mantiene invariato il suo carattere di fondo, ma si arricchisce di preziosismi e dettagli anno dopo anno, come la raccolta incisa in questi CD dimostra lucidamente.

Dunque due fiati, chitarra e sezione ritmica per ridurre all'osso la musica di Coleman e farla risplendere con pochi attimi di tregua. Accanto al leader, Jonathan Finlayson la cui tromba continua a stupire per duttilità e facilità di fraseggio; la chitarra di Miles Okazaki, qui funzionale al discorso collettivo, ritmicamente perfetta; al basso e batteria, rispettivamente, i due sodali di un tempo Anthony Tidd e Sean Rickman, in grado di suonare qualsiasi cosa con impeccabile pertinenza.

Il sax alto di Steve è velocissimo, ammaliante, imprendibile.

Inutile qui analizzare i pezzi uno per uno. Ci si lascia dolcemente stordire da un unicum sonoro, che comprende brani vecchi e nuovi, brevi cellule motiviche che si gonfiano sino a raggiungere pastosità quasi orchestrali; un minimalismo ritmico che si complica via via costruendo castelli di figurazioni, in unisono e in contrappunto; oasi di lirismo, fissate dalla ripresa di un brano feticcio come "Little Girl I'll Miss You" di Bunky Green o in "twf."

Le doppie esecuzioni a volte sono ridondanti, benchè effettivamente diverse negli arrangiamenti. Fosse stato un cd singolo, capolavoro assoluto.

CD della settimana.

Track Listing: CD 1: Horda; Djw; Little Girl I'll Miss You-Embedded #1; idHw; twf; Figit Time; Nfr, Little Girl I'll Miss You; Change the Guard. CD 2: rmT-Figit Time; Nfr; idHw; Horda; Embedded #1; Djw; rmT-9 to 5.

Personnel: Steve Coleman: alto saxophone; Jonathan Finlayson: trumpet; Miles Okazaki: guitar; Anthony Tidd: bass; Sean Rickman: drums, percussion.

Title: Live at Village Vanguard Vol. 1 (The Embedded Sets) | Year Released: 2018 | Record Label: Pi Recordings

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