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Jens Düppe Quintet feat. Francesco Bearzatti a Crossroads
Courtesy Daniele Franchi
Cassero Teatro Comunale
Crossroads
Castel San Pietro Terme
10 aprile 2026
Dal 3 marzo al 31 luglio, vale a dire dalla fine dell'inverno all'estate piena, si protrae la 27^ edizione di CrossroadsJazz e altro in Emilia-Romagna, che tocca una miriade di località con una molteplicità di proposte diverse. All'interno di questa estesa e multiforme rassegna, come sempre s'inseriscono un paio di appuntamenti al Cassero Teatro Comunale di Castel San Pietro Terme, il primo dei quali ha ospitato una vera rivelazione: il Jens Düppe Quintet feat. Francesco Bearzatti in una tappa del suo mini-tour italiano.
Il quartetto del cinquantaduenne compositore, leader e batterista tedesco, completato da Frederik Köster alla tromba, Lars Duppler al pianoforte e Christian Ramond al contrabbasso, è attivo da circa un decennio e ha alle spalle quattro CD, l'ultimo dei quali, Ism edito dalla Enja nel 2025, si è arricchito della presenza di Bearzatti, che per altro conosceva da tempo il leader avendolo frequentato in vari contesti.
I brani presentati al concerto del Cassero, tutti a firma di Düppe e con organici di volta in volta diversi, hanno presentato una forte connotazione nei sintetici impianti tematici e nelle articolate strutture, alternando temi molto tonici ad altri di pacata e riflessiva poesia. Quasi sempre è stato l'autorevole batterista-leader a dettare le coordinate, con un drumming potente e narrativo che, memore dell'insegnamento di Max Roach, era sempre teso a suggerire, sottolineare e sostenere le linee melodiche e i compatti andamenti strutturali, mentre i due fiati erano spesso impegnati a esporre all'unisono i temi ora netti e spigolosi, ora più distesi e lirici. Dopo "Hello!," quasi un'amabile e rilassata introduzione, anche per mettere a punto gli ingranaggi dell'interplay, si è entrati nel vivo della performance con "Dance of the Mamuthones," senza pianoforte, dedicato ovviamente alle maschere del tradizionale carnevale sardo. Mentre il batterista creava un consistente tappeto sonoro con metriche nette e reiterate, evidenziando un carattere di ossessiva e tribale forza espressiva, si sono stagliati in successione l'assolo del trombettista, crepitante sul registro acuto, di visionario lirismo e quello del tenorista, dapprima contratto su una sonorità scura e afona per poi inerpicarsi in un fraseggio aperto e immaginifico.
Nella pensosa meditazione di "Gravitational Love" è emersa la controllata diteggiatura di Lars Duppler, messosi in evidenza anche per le cadenzate progressioni che hanno caratterizzato "Piece for Peace," ispirato alla spiritualità della composizione di Bill Evans "Peace Piece." Formazioni più ridotte sono intervenute in "30 Little Jelly Beans," in quartetto, che ha fatto risaltare il fraseggio rigoglioso e ubriacante del trombettista, e in "Sunday People," un concentrato e motivato duo fra sax e piano. E così via fino ad arrivare a "Magnolia," eseguito come bis: una ballad dedicata da Düppe a sua moglie di origine sarda, caratterizzata da una linea lenta e struggente, che nelle voci di sax e tromba ha trovato un crescendo caldo e avvincente per poi smorzarsi in modo repentino. Un brano di sicuro impatto, proposto spesso su disco e in concerto, da quando nel 2015 venne edito su Anima (Double Moon Records).
Se ho già insistito abbastanza sulla notevole qualità strumentale del leader e dei due fiati, oltre che sullo stretto interplay che li lega, meritano qualche parola ulteriore gli altri due membri, che hanno testimoniato l'affiatamento del decennale quartetto. Al Cassero il pianista Duppler ha dimostrato di non essere certamente un virtuoso dalla diteggiatura fluida e veloce, ma di essere dotato al contrario di un tocco corposo e spaziato, di granitica compostezza, curando accordi selezionati. In apparenza il contrabbassista Ramond era la figura più appartata, sia visivamente in quanto alle spalle della front line, sia come voce strumentale; eppure il suo contributo è stato costante, pertinente e sicuro. In definitiva piano e basso si sono rivelati entrambi perfettamente funzionali alle intenzioni del leader.
La performance del quintetto ascoltato a Castel San Pietro Terme ha quindi rappresentato una gradita sorpresa con il suo marchio esplicitamente attuale ed europeo, ben organizzato, diretto, onesto sotto il profilo culturale ed estremamente motivato nella sua carica emotiva. Düppe e Bearzatti, come tanti altri musicisti coetanei o meno, hanno portato l'ennesima conferma che la vitalità delle proposte nasce in primo luogo dall'incontro e incrocio fra esperienze e culture diverse, anche lontane fra loro.
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