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ISWHAT!? with Archie Shepp & Oliver Lake
Quando lo spirito di un popolo rende possibili i miracoli. Miracoli musicali, s’intende, ma sempre miracoli. E’ quello che è successo lunedì sera al Teatro Manzoni all’interno della rassegna Aperitivo in Concerto con l’esibizione di ISWHAT?! with Archie Shepp & Oliver Lake.
Cosa c’entrano Archie Shepp, figura storica della rivoluzione che ha investito la musica afroamericana alla metà degli anni sessanta ed intellettuale rigoroso, ed Oliver Lake, tra i fondatori del World Saxophone Quartet, tra i pochi ad aggiornare con convinzione al sax contralto la lezione di Eric Dolphy, con Napoleon Maddox, esponente di spicco della nuova cultura rap ed hip hop?
C'entrano, eccome. Perché cambiano i tempi, cambiano le persone, cambiano gli strumenti, cambiano le forme, ma il grido di rivendicazione della blackness, dell’orgoglio nero è uno solo. Certo Shepp, il vecchio leone, ha ammorbidito i toni della sua fire music, all’urlo lancinante preferisce il soffio della storia e della saggezza, alle furibonde evoluzioni del tenore si sono sostituite frasi scabre ed essenziali. Ma la voce del suo sax - quanti echi di Ben Webster nell’aria - è da brividi, unica, inconfondibile. Il suono è leggermente incrinato, rauco e morbido nello stesso tempo, ed ogni vibrazione dell’ancia arriva dritta al cuore, rendendo ricche di significato anche le frasi apparentemente più innocue.
Lake funge da istrionico guastatore, il suo contralto predilige i sovracuti, le linee oblique e le frasi vertiginose. Cochemea Gastelum, giovane asso del blues e del funky, è il giusto complemento a una front line da sogno: suono robusto, riff sicuri, fiato da vendere e soprattutto un gran lavoro di raccordo all’interno della sezione. Che dire poi di Hamid Drake, magistrale anche su tempi funky o con torridi shuffle, geniale nell’utilizzare impercettibili slittamenti metrici per conferire ulteriori accelerazioni alla musica. Mentre Joe Fonda, misconosciuto gigante delle quattro corde, assai apprezzato dalla comunità degli improvvisatori statunitensi, è tanto granitico come centro boa ritmico quanto poderoso ed elastico nelle vesti di stimolante interlocutore melodico.
E Napoleon Maddox? Beh regge la scena come un veterano, rispettoso del pezzo di storia afroamericana che si ritrova sul palco ma senza tentennamenti quando si tratta di dare indicazione sugli sviluppi dell’esibizione o inventarsi improvvisi cambi di programma. Sembra un folletto, Napoleon, che intervalla liriche al vetriolo con pirotecnici soli di batteria umana aggiungendo fisicità e linguaggio del corpo al suono delle parole.
E’ musica diretta e viscerale, quella che dal palco i musicisti riversano sul pubblico; e’ musica che stordisce per la sua schiettezza. E quando Shepp attacca con voce veemente la storica “Mama Rose“, esaltandone le caratteristiche di rap sociale ante-litteram più che mai attuale, le apparenti diversità si sublimano definitivamente in una unitarietà che trascende il mero evento musicale.
Foto di Roberto Cifarelli Altre immagini tratte da questo concerto sono disponibili nella galleria immagini
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