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Intervista a Robin Holcomb e Wayne Horvitz
Wayne Horvitz: Ci siamo conosciuti al college, a Santacruz, in California. La musica è stato decisamente l'elemento chiave: suonavamo entrambi, usavamo le sale delle prove e andavamo a lezione assieme.
Robin Holcomb: Ero appena tornata al college dopo aver lavorato d'estate per mettere da parte qualche soldo nella raccolta di tabacco nei campi della North Carolina. Mi pare che avessimo in comune una casella postale all'Università della California, a Santa Cruz. Stavo ascoltando soprattutto musica Gamelan del Sudan. Avevamo amici musicisti in comune e le nostre strade si sono incrociate. Uno dei primi ensemble nel quale ci siamo trovati a suonare assieme era una band di mariachi!
AAJ: Quanto spesso lavorate assieme, o a progetti comuni, come il sorprendente Solos)?
W.H.: Abbiamo una big band assieme. A New York era la New York Composers Orchestra. Adesso lavoriamo a Seattle, dove viviamo, con Tom Varner e altri e abbiamo chiamato la band WACO. Inoltre io suono nella band di Robin, qualche volta produco i suoi dischi e assieme facciamo concerti in duo.
R.H.: In aggiunta a questi progetti, io canto nei progetti di Wayne Joe Hill e "The Heartsong of Charging Elk". Sono stata ospite in molte sue band. Abbiamo collaborato nella messa in musica delle poesie di James Welch, stiamo lavorando a un libro di musica da pianoforte per bambini, a una colonna sonora... c'è sempre qualcosa.
AAJ: Com'è andare in tour con il partner della vita, rispetto ad una tourné con musicisti con cui non si e' legati sentimentalmente?
W.H.: Be,' tanto per dirne una, abbiamo bisogno di una stanza matrimoniale invece che di due singole... E' un po' come stare a casa ed essere in tour allo stesso tempo! Non è una cosa alla quale penso più di tanto...
R.H.: Si passa da situazioni tipo "seconda luna di miele" a cose estenuanti tipiche dei tour...
AAJ: Trovate difficile gestire le relazioni interpersonali con gli altri membri del gruppo quando il tuo partner fa parte della band?
W.H.: No. Qualche volta può essere dura avere nella band il proprio partner, ma non credo influenzi i rapporti con gli altri in maniera particolare.
R.H.: Abbiamo stili diversi come leader delle nostre band. Le doti di Wayne come produttore segnano il suo modo di condurre il gruppo. Wayne ha sempre una visione di lungo periodo. Io, al contrario, sono spesso impaziente di ascoltare la musica che ho in mente, per cui questo può provocare degli intrecci strani. Utilizziamo modalità diverse per ottenere quello che vogliamo.
AAJ: Pensate che una famiglia di due musicisti, in confronto ad una comune, debba affrontare particolari sfide? Oppure abbia specifici vantaggi?
W.H.: Certamente si. La parte economica può essere difficoltosa. Non sappiamo mai per certo quello che ci può succedere da qui ad un anno. E qualche volta viaggiamo troppo. Naturalmente è molto più facile adesso, con i nostri figli ormai grandi. I vantaggi sono evidenti. Per esempio io adoro suonare la musica di Robin e adoro ascoltarla. Sarebbe molto più dura se non fosse così.
R.H.: Come freelance possiamo dare una risposta alle possibilità quando esse si manifestano ed è meraviglioso tuffarsi assieme ogni tanto nello stesso progetto. Assieme a questa libertà dobbiamo però mettere in conto le incertezze legate alla scelta di essere freelance, specialmente da un punto di vista economico.
AAJ: In che misura pensate di esservi influenzati reciprocamente a livello artistico?
W.H.: Lo so che può sembrare strano, ma credo che la risposta sia no, non tanto. Credo che le nostre musiche a volte possano sembrare simili, ma lo erano già all'epoca in cui ci siamo conosciuti.
R.H.: Mi viene da dire che ci ispiriamo a vicenda, nel senso che il nostro lavoro come individui fornisce all'altro delle idee, qualche volta. Wayne ha fatto molto nel campo della scrittura per formazioni allargate e l'arco delle sue composizioni è diverso da quello delle mie. E questo ci dà degli stimoli. Sono d'accordo sul fatto che le nostre musiche, quando ci siamo conosciuti, avevano comuni.
AAJ: Ci sono degli argomenti 'taboo' a livello musicale su cui i vostri punti di vista differiscono così tanto che avete deciso di non metterli in discussione per preservare la 'pace' domestica?
W.H.: Può darsi che ci sia qualcosa, ma per adesso non me ne sono accorto.
R.H.: Rimane sempre l'esigenza di trovare un punto di equilibrio fra il desiderio di scomparire dentro la musica e le incombenze della vita quotidiana.
AAJ: Siccome avete figli, come avete deciso di introdurli alla musica e all'educazione musicale?
W.H.: La fortuna ha voluto che il nostro figlio più giovane, Lowell, sia inserito in un ottimo corso musicale nella scuola che frequenta e sta diventando un ottimo contrabbassista. La nostra figlia maggiore Nica, invece, non suona e la sua scuola non le ha mai offerto grandi possibilità in questo senso. Ma lei è molto brava nella critica e nella elaborazione del pensiero a livello artistico e musicale in particolare.
R.H.: Suonavamo Chet Baker per Nica ancora prima che lei nascesse. C'è sempre stata un sacco di musica a casa nostra e adesso la band di Lowell fa le prove da noi. Abbiamo dato entrambi ai nostri due figli suggerimenti informali sulla musica, di tanto in tanto, ma di solito quello che ci piace di più è ascoltare musica assieme e indicarci vicendevolmente le cose che ci colpiscono di più. Lowell ha una disponibilità limitata per quanto riguarda la sua partecipazione come spettatore ai nostri concerti, specialmente se c'è in programma molta improvvisazione. Lui dice che ne ascolta già abbastanza a casa.
AAJ: Qual'è il tratto artistico che ammirate principalmente nel vostro partner?
W.H.: Per me questo è facile. Credo che Robin abbia la più originale sensibilità armonica di chiunque mio contemporaneo. Credo che sia anche una delle migliori autrici di testi musicali della sua generazione. Credo che anche lei avrà qualcosa di carino da dire nei miei confronti, ma io non mi avvicino neppure lontanamente a lei in termini di talento naturale.
R.H.: Wayne ha l'abilità di sviluppare meravigliosamente una idea nel corso del tempo. E, cosa ancora più importante, di renderla espressiva in quella maniera agrodolce e molto accurata che ti spezza il cuore.
AAJ: Cercate di tenere il lavoro fuori dall'uscio, evitando di parlare di musica a tavola?
W.H.: NO!!!
R.H.: Una cosa del genere non potrei neppure immaginarla!
Foto di A.Wheeler (la prima)
Visita i siti di Robin Holcomb e Wayne Horvitz.
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