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I viaggi musicali di Gianni Lenoci

Neri Pollastri By

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Artista dalla discografia ricchissima, Gianni Lenoci è un musicista poliedrico, che ama viaggiare avventurosamente in mondi musicali anche molto diversi, con il preciso e doppio intento, come spiega nella sua recente intervista), di apprendere sempre più e di interpretare in modo personale i diversi momenti musicali che le varie collaborazioni gli propongono. Qui ci occuperemo di quattro suoi CD da poco usciti.

Ghiglioni-Potts-Lenoci
No Baby
Dodicilune

Il primo è No Baby, dal titolo del brano di Steve Lacy che lo apre, che lo vede in trio con la cantante Tiziana Ghiglioni e il sassofonista Steve Potts—a lungo compagno proprio di Lacy, artista con il quale anche i due italiani ebbero ripetute occasioni di collaborare. In programma alcuni brani del grande sopranista, uno di Mal Waldron, alcuni originali (di Lenoci e Ghiglioni) e l'ornettiana "Lonely Woman."

Un lavoro, quindi, che a Lacy deve molto sia per riferimenti, sia per atmosfere, come si percepisce fin dalla iniziale title track. Ma che comunque è tutt'altro che una "copia omaggio": già nel primo brano Lenoci si prende la libertà di un assolo tra la contemporanea e la libera improvvisazione, cosa che poi ripete più volte in altri brani, mentre Potts sfoggia al soprano un lirismo forse perfino inatteso che lo allontana dalle geometriche spigolosità lacyane.

La Ghiglioni mostra un timbro perfetto per le interpretazioni più calde, come "Lonely Women," condotta sull'ostinato del pianoforte, mentre mette a frutto la sua esperienza per giocare con la voce nei brani più ludici, come la title track o "Bone."

Bel disco, ricco di memoria, di rigore e di invenzioni.

Machine
Dystopia
Setola di Maiale

Ben diverso il secondo album, ancora in trio ma stavolta con il basso Fender e l'elettronica di Pierpaolo Martino e la batteria di Francesco Cusa "Skrunch", che con Lenoci ha realizzato lo splendido We Cats. Il disco, pubblicato da Setola di Maiale, è interamente improvvisato, sebbene facendo riferimento ad alcuni abbozzi tematici, e vede susseguirsi dieci tracce di lunghezza piuttosto breve (la media è sui tre minuti), più una conclusiva, decisamente più lunga.

L'interazione tra i suoni elettrici di Martino e quelli acustici—ma spesso alterati da interventi sulle corde e "preparazioni"—del pianoforte di Lenoci è l'elemento caratterizzante il lavoro, anche se emerge maggiormente in alcuni brani, quali per esempio "Julia." Ovviamente del tutto paritetico il ruolo di Cusa, che contribuisce non solo ritmicamente, ma anzi soprattutto cromaticamente.

Sempre elevatissima la dinamica, che spicca il volo per esempio in "Oceania," nel quale le cascate di note del piano e i suoi strappi tayloriani s'intrecciano alla violenta propulsione della batteria e alle striature dell'elettronica. Tutta giocata sulla contrapposizione di piano e basso la successiva, ossessiva "2+2=," mentre in "BigBro" Lenoci se ne esce con un pezzo di bravura, una doppia linea ritmicamente incedente che si intreccia ripetutamente fino al rapido e suggestivo rallentamento finale.

Lavoro estremamente coinvolgente, nel quale il pianista si muove con grande libertà utilizzando molteplici stilemi, grazie alla creativa interazione dei due eccellenti compagni. "Julia"

Earle Brown
Selected Works for Piano and/or Sound-Producing Media
Amirani Records

Ancor più diverso dagli altri il terzo CD, uscito per Amirani Records, etichetta con cui Lenoci pubblica spesso e con la quale hanno visto la luce i suoi lavori con Gianni Mimmo. Si tratta in questo caso di un album in solitudine con un programma di lavori di Earle Brown, uno dei maggiori esponenti dell'avanguardia contemporanea statunitense assieme a John Cage e Morton Feldman (ai quali Lenoci ha dedicato altri suoi lavori in passato), autore di composizioni aperte all'aleatorietà e di partiture grafiche non pienamente determinate, per le quali si ispirava all'arte di Pollock.

Nel programma del disco trovano posto alcune sue opere degli anni Cinquanta: dalla più tradizionale, rarefatta "Home Burial" (1949), alla serie di brevi e brevissimi pezzi di "Folio" (1952-53), su partiture grafiche e da strumentazione e lunghezza indeterminate, a "Four System" (1954), che segue la medesima logica, fino alla più lunga "Twenty-Five Pages" (1953), eseguibile con qualsiasi sequenza di facciate, i cui ventisette minuti superano anche la maggiore lunghezza stimata dallo stesso Brown.

Si tratta di una musica ardita e rigorosa, anche se non di facile ascolto, tutta basata com'è sulla continua variazione dinamica e timbrica, nonché sulla mobilità dell'intersecarsi dei suoni. Più sospesi e lenti i brani di "Folio" (ma "December 1957 52" è attraversata da rumori e voci campionate), maggiormente intensa e perciò anche coinvolgente "Four System," che si avvale anche di interventi elettronici che le donano una forte componente drammatica, più complessa e ricca di contrasti tra i suoni la conclusiva "Twenty-Five Pages." L'esecuzione di Lenoci è comunque splendida, grazie non solo all'inventiva nelle decisioni lasciate aperte dalle partiture, ma soprattutto al tocco, che fa risaltare i contrasti.

Mina Carlucci
All Reet
Angapp Music

Si torna invece sui territori di No Baby con l'ultimo album in esame, All Reet, a firma della giovane cantante Mina Carlucci, nel quale accanto a Lenoci figura il sassofonista Vittorio Gallo: trio con voce, piano e sax soprano, programma interamente di brani composti da Thelonious Monk o Lacy—un paio presenti anche nell'altro lavoro. Ma proprio in uno di questi, "Bone," prima Lenoci inserisce un prologo personalissimo, poi i tre dialogano tra loro liberamente sviluppando il brano in modo decisamente inatteso.

Assai apprezzabile la Carlucci, la quale interpreta bene un repertorio non semplice, restando spesso entro gli stilemi propri del genere ("Round Midnight") ma anche muovendosi con una certa libertà improvvisativa—per esempio in "Brilliant Corner-Art," ove prima vocalizza con vari tipi di sonorità sempre con misura e in eccellente relazione con il pianoforte, poi passa a un canto profondo, tanto lineare, quanto interpretativamente efficacie. E ottimo anche il contributo di Gallo, a sua volta a rischio di confronti e invece ove presente (parte dei brani sono in duo) sempre appropriatamente su un registro personale, lontano dagli stilemi lacyani anche quando—come nell'introduzione di "Steve's Mirror," unico brano originale a firma di Lenoci—forza l'espressività dello strumento.

Lenoci qui conduce le danze forse in misura maggiore che non in No Baby, sollecitando la giovane cantante a spingersi su registri più astratti, come per esempio in "Monk's Dream" ma, quando serve, accompagnandola anche con elegante sobrietà, come in "Round Midnight." Una bella opera prima per la cantante, una conferma di duttilità e rigore per il pianista.

Elenco dei brani e musicisti

No Baby

No Baby; Turquoise; Bone; Fagan; Mal Walking; Lonely Woman; A Hole in the Middle; Let Us live; Steve's Mirror;The Real Because.

Tiziana Ghiglioni: voce; Steve Potts: sax soprano e contralto; Gianni Lenoci: pianoforte.

Distopia

Winston; Thought Police; Julia; Newspeak; Eighty-Four; Oceania; 2+2=; O' Brien; Doublethink; BigBro; Room 101.

Gianni Lenoci: pianoforte; Pierpaolo Martino: basso fender, elettronica; Francesco Cusa: batteria.

Selected Works for Piano and/or Sound-Producing Media

Home Burial; Folio-October 1952; Novermber 1952 (Synergy); December 1957 52; MM-87; M-135 March 1953; Music for "Trio for Five Dancers" June 1953; 1953; 4 Systems; Twenty-Five Pages.

Gianni Lenoci: pianoforte, elettronica.

All Reet

Pannonica; No Baby; Straight, No Chaser; Blues For Aida; Monk's Dream; Steve's Mirror; Bone; Brilliant Corner-Art; 'Round Midnight.

Mina Carlucci: voce; Vittorio Gallo: sax soprano; Gianni Lenoci: pianoforte.

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