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Aruan Ortiz Trio: Hidden Voices

Luca Canini By

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Confesso che fino a qualche settimana fa poco o niente sapevo di Aruán Ortiz. Non che il nome del pianista cubano non fosse mai arrivato alle mie orecchie (a suonare con gente come Don Byron, Steve Turre, Esperanza Spalding e Wallace Roney difficilmente si passa inosservati), ma nulla di quanto ascoltato aveva attirato la mia attenzione. Superficialità? Forse. Contesti poco stimolanti? Probabile. Fretta? Può essere. Fatto sta che mi ero convinto di avere a che fare con l'ennesimo "professionista" in giacca e cravatta, uno di quei musicisti che garantiscono mestiere e qualità, ma che raramente trovano il guizzo per emergere dalla moltitudine dei jazzisti qualunque.

Ovviamente mi sbagliavo. Chiedo scusa e pago pegno. Tessendo le lodi di uno dei primi "disconi" del 2016: Hidden Voices. Che arriva sugli scaffali dei negozi (o almeno di quei pochi che restano) grazie alla svizzera Intakt, segnando il debutto del nuovo trio del quarantenne Ortiz. Una prima da applausi a scena aperta che finisce dritta dritta nell'elenco delle meglio cose capitate al pianoforte jazz di recente.

Merito di due fuoriclasse totali come Gerald Cleaver (batteria) ed Eric Revis (contrabbasso): precisi, empatici, versatili. Ma soprattutto dell'ispiratissimo Aruán, che si muove tra richiami obliqui e introversi alla tradizione cubana (inevitabile l'accostamento al conterraneo David Virelles) ed espliciti agganci al genio titanico e spigoloso di Andrew Hill. Senza dimenticare Ornette, Monk (strepitosa la rilettura di "Skippy"), Muhal Richard Abrams (del quale Ortiz è amico e discepolo), Vijay Iyer e il Chick Corea dei tempi che furono (e che mai più torneranno). Un bagaglio parecchio pesante che il nostro si trascina appresso con sorprendente disinvoltura, dimostrando lucidità e inventiva fuori dal comune, gusto e senso della misura nel gestire gli spazi, i tempi, le dense architetture.

Da capogiro gli scarti dell'elettrizzante "Fractal Sketches," con il drumming propulsivo di Cleaver a menare le danze; irresistibile la sinuosa "Analytical Symmetry," capace di mutare pelle almeno una dozzina di volte senza perdere efficacia e coerenza (ascoltare prego la maestria di Revis nel sorreggere l'urto dei crescendo e nel tenere ferma la barra durante gli improvvisi sfaldamenti); sorprendente la chiusura nel segno dei sapori di casa con la carnevalesca "Uno, dos y tres, que paso más chévere," reinventata alla maniera di un improbabile Satie cubano.

Che bellezza!

Track Listing: Fractal Sketches; Open & Close/The Sphinx; Caribbean Vortex/Hidden Voices; Analytical Symmetry; Arabesques of a Geometrical Rose (Spring); Arabesques of a Geometrical Rose (Summer); 17 Moments of Liam's Moments; Joyful Noises; Skippy; Uno, Dos y Tres Que Paso Mas Chevere.

Personnel: Aruan Oritz: piano; Eric Revis: bass; Gerald Cleaver: drums.

Title: Hidden Voices | Year Released: 2016 | Record Label: Intakt Records

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