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Henry Threadgill: la sintesi e gli specchi

Giuseppe Segala By

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Il settembre 2017 è stato per Henry Threadgill un mese di intensa vendemmia discografica: nel giro di pochi giorni, dal 24 al 27, il compositore e polistrumentista è entrato nello studio Water Music, New Jersey, con due formazioni diverse ma per molti versi complementari, e una bella mole di materiale. Uno dei due organici, denominato Double Up, aveva già pubblicato nel 2016 un lavoro molto significativo, Old Locks and Irregular Verbs.

Il nuovo materiale è stato pubblicato nella primavera dello scorso anno e ha permesso di focalizzare l'attenzione su questo momento della vicenda artistica di Threadgill, che si congiunge a un percorso coerente e ricchissimo, alimentato dagli stimoli della nativa Chicago, dove il nostro ha preso parte alla nascita e alla crescita dell'Associazione per lo Sviluppo della Musica Nera (AACM). Stimoli sviluppati in modo del tutto originale e sfaccettato da parte dei suoi numerosi protagonisti, in primis Muhal Richard Abrams, Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, George Lewis. E naturalmente Threadgill.

Nato nel 1944 (ha compiuto i settantacinque anni proprio lo scorso 15 febbraio), Threadgill ricorda di avere preso parte nel '63 o '64 alle prove della Experimental Band di Abrams, ampio organico il cui lavoro di ricerca preludeva all'attività della AACM e nel quale hanno operato tra gli altri Mitchell, Steve McCall, Jack DeJohnette, Leroy Jenkins, Joseph Jarman, Eddie Harris. Accanto a quella esperienza, che apriva la curiosità del sassofonista verso le più ampie suggestioni, dalla musica colta contemporanea ad altre forme artistiche, figurative e performative, la frequentazione dal 1963 del Wilson Junior College lo stimolò all'approfondimento dell'armonia e dell'analisi musicale. Al punto che, come ricorda George Lewis nel suo testo A Power Stronger Than Itself, il giovane Threadgill formò un gruppo di studio con Mitchell e Jarman: i tre spesso trascorrevano tutta la notte nello studio e realizzazione di trascrizioni, trasposizioni, meccanismi armonici.

Come ricorda ancora Lewis nel suo dettagliato e documentato lavoro sull'AACM e la musica sperimentale americana, un altro momento significativo nella formazione di Threadgill fu l'esperienza musicale durante le celebrazioni evangeliche del pastore Horace Shepherd. "I sermoni di Shepherd—ha detto Threadgill—erano strutturati come composizioni." La forte qualità teatrale era in grado di coinvolgere la sfera emotiva, di liberare le passioni. "Quando uscivano i solisti, io suonavo dietro a loro, libero. Proprio così, totalmente libero." Così Threadgill.

L'insieme di queste esperienze fu evidentemente fondamentale nella creazione di una forte, originale impronta artistica e si ritrova costantemente nella musica di Threadgill: la teatralità, la fisicità, la danza, la libertà coniugata al rigore. Una fusione mirabile di struttura predeterminata e improvvisazione, un tessuto ricco di colori e in costante trasformazione dialettica sono gli aspetti che ancora si ritrovano nelle tenaci coordinate della sua musica. Una musica che ci piace definire organica, per la presenza di elementi pulsanti, di umori e articolazioni costitutivi di un organismo in prefetto funzionamento e in costante adattamento. Ma che lo stesso Threadgill aveva definito in modo analogo, in passato, riferendosi al lavoro di Zooid.

Pur lavorando sulla densità e sulla complessità, sulla stratificazione contrappuntistica, sul dettaglio, la musica di Threadgill mantiene i caratteri di teatralità, movimento fisico, forza emotiva derivata da quelle sue prime esperienze. E ancora una volta si ritrova perfettamente declinata e amalgamata in questi due lavori pubblicati dall'etichetta Pi Recordings. Double Up, Plays Double Up Plus, ripropone come detto l'organico del disco precedente, basato su un criterio di raddoppio tra strumenti omologhi o affini, come spesso predilige Threadgill.

In questo caso, il settetto originario con due pianoforti, due sax contralti, violoncello, tuba e batteria, è allargato a un terzo pianoforte, a sottolineare l'aspetto della densità. Ma talvolta il ricorso all'armonium di uno dei tre pianisti, David Virelles, aggiunge suggestioni e mescolanze timbriche. Il raddoppio è inteso da Threadgill in modo non certo univoco: gli strumenti affini a volte dialogano, a volte creano impasti di colore o intrecci contrappuntistici, a volte tendono a convergere o a percorrere traiettorie divergenti. Allo stesso modo, non sempre tutto l'organico è all'opera e anche il contrasto delle densità acquista significato narrativo. Apre il CD un brano lungo quasi ventitré minuti, ”Game Is Up”, dove l'atmosfera è immediatamente di fitto contrappunto. Il carattere accademico contemporaneo occhieggia, ma è costantemente vitalizzato dalla forza narrativa e si alimenta nell'avvicendarsi di densità e rarefazioni, di scrittura e improvvisazione. Un carattere cameristico e pensoso impregna l'incipit del secondo brano, ma come in molti pezzi di Threadgill, si assiste a un costante aumento della vitalità, con pregevoli interventi solistici, fino all'esaltazione finale di un effervescente deflagrazione tematica. Andamento analogo, con varianti tutte da gustare, assume il conclusivo ”Clear and Distinct”.

Lavoro notevole è quello presentato dal nuovo organico allargato, 14 or 15 Kestra: Agg. Anche in questo caso si assume la regola del raddoppio strumentale: nei quindici elementi ci sono due trombe, due tromboni, due batterie, due pianoforti. Ma c'è pure un interessante gioco di specchi, con possibilità di scompigliare le carte: tra i sax alti, che sono tre (tra cui lo stesso leader, che non compare nell'altro CD), due dei quali passano però anche ai flauti. E ancora tra contrabbasso e tuba, tra chitarra e violoncello. Qui tutte le regole e le trasgressioni del gioco di Threadgill sono applicate con la massima resa e con mirabile risultato.

Si ritrovano alcuni suoi collaboratori abituali, tra cui il chitarrista Liberty Ellman, i batteristi Elliott Umberto Kavee e Craig Weinrib, i sassofonisti Roman Filiu e Curtis Robert Macdonald, il tubista Jose Davila, ma anche presenze come il trombettista Jonathan Finlayson e il contrabbassista Thomas Morgan. Il lavoro si declina in due brani, ”Dirt” e ”And More Dirt”, scanditi da episodi che vanno dal minuto scarso agli otto minuti, in cui i meccanismi organici della musica di Threadgill sono sviluppati con sbalorditiva quantità di varianti, con inesauribile creatività della tavolozza timbrica e delle soluzioni di intreccio ritmico-melodico. È questa la sintesi e l'ulteriore affermazione di un lavoro che da oltre mezzo secolo non cessa di sorprendere.

Foto: Luciano Rossetti (Phocus).
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