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Miles Davis: Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series Vol. 5

Maurizio Comandini By

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Sony Music continua a distillare preziose testimonianze tratte dalla lunga carriera artistica del trombettista Miles Davis, l'icona più trasversale e significativa espressa dalla musica nel secolo passato. Questa volta ci troviamo alle prese con il quinto capitolo della saga intitolata "The Bootleg Series" e assistiamo incuriositi ad un cambio di rotta strutturale davvero importante. I primi quattro volumi, eccellenti, avevano avuto il merito di proporre tutta una serie di esibizioni dal vivo dei gruppi di Miles Davis, questa volta invece ci troviamo ad aprire un vano inesplorato che contiene le sedute in studio che portarono alla registrazione di importanti brani a cavallo fra il jazz modale e la successiva esplosione elettrica (che in questi tre CD rimane ancora da implementare).

Vengono proposti i contenuti integrali (qui denominati session reel) dei nastri originali di 9 brani, registrati fra il 24 ottobre del 1966 e il 15 maggio del 1968, lasciando inalterati, fra le parti espressamente musicali (false partenze, take incomplete, alternate take), anche i commenti, i suggerimenti tecnici e il cazzeggio che i musicisti (principalmente il leader Miles Davis) e il produttore Teo Macero si scambiano in studio, del tutto ignari del fatto che cinquant'anni dopo una marea di 'guardoni' (si dovrebbe dire 'ascoltoni,' ma il termine è orribile) si sarebbe interessata a vivisezionare ogni loro battuta. L'operazione è moralmente borderline, ma vengono fuori molte indicazioni su come Davis lavorava in studio di registrazione in quell'epoca foriera di grandi cambiamenti e quindi la cosa diventa accettabile, purché venga ben delimitato il campo e non si prenda per assoluto quello che spesso è semplicemente occasionale e temporaneo.

Questi brani compariranno poi in Miles Smiles (pubblicato il 16 febbraio del 1967), Nefertiti (15 gennaio del 1968) e Water Babies (12 novembre del 1976) e in questo box abbiamo l'occasione di riascoltarli, dopo averli vivisezionati nelle session reel, anche nella loro versione master che coincide con quella pubblicata a suo tempo. I musicisti a fianco di Miles sono quelli notissimi del quintetto: il saxofonista Wayne Shorter, il pianista Herbie Hancock, il bassista Ron Carter, il batterista Tony Williams. Musicisti fantastici che confermano una delle grandi abilità di Miles: saper scegliere con grande intuito i migliori musicisti per il suo gruppo.

Questa alternanza fra session reel e master take è lo schema strutturale che caratterizza i primi due CD e la prima metà del terzo CD. Quest'ultimo poi viene completato con una alternate take di "Masqualero" (un brano che era uscito originariamente in Sorcerer) e con le prove della sola sezione ritmica per il brano "Country Son" (che era uscito nell'album Miles in the Sky). A chiudere il tutto troviamo una divagazione domestica su un tentativo di analizzare la forma del blues (in Fa) registrata a casa di Miles (per meglio dire in cantina) nel 1967. Per 7 minuti e mezzo Miles suona il pianoforte e nel frattempo chiacchiera informalmente con un Wayne Shorter come sempre poco loquace e con un Herbie Hancock che è impegnato su altre cose (mangiare un hamburger, rispondere al telefono). Chiude l'ultimo CD del box una frase di Miles rivolta a Tony Williams, estratta dalla seduta del 22 gennaio 1965. Sono solo 6 secondi attraverso i quali il trombettista celebra il valore del suo giovane batterista: "Play some five-four and six-eight, and... seven-four, and... your eight..."

I dialoghi fra Miles e i musicisti si fanno particolarmente interessanti nei 23 minuti abbondanti delle session reel dedicati al brano che dà il titolo al box e apre il primo CD: "Freedom Jazz Dance." Si tratta di un brano pivot nella carriera di Miles, un brano scritto e registrato originariamente dal saxofonista Eddie Harris, con una linea melodica affascinante basata su intervalli di quarta, vero manifesto del jazz modale. Miles non è contento della linea di basso suonata da Ron Carter (che pure era stato il bassista presente nella registrazione originale del brano avvenuta circa un anno prima, con Eddie Harris come leader) e picchia duro su questo e su altre questioni musicali, fin che non trova una soluzione perfetta alla undicesima take. Un leader con le idee molto chiare, un leader che lascia spazio alle proposte dei suoi musicisti, ma poi si prende la briga di decidere se la soluzione proposta gli piace oppure no. Un altro brano centrale è certamente "Nefertiti." In questo caso la session reel è più breve (poco più di undici minuti, quattro take) e le cose vanno velocemente a regime con l'idea di non suonare assoli su questo brano etereo, lasciando alla batteria il compito di improvvisare le sue incredibili variazioni sul ritmo attorno al tema che i fiati continuano a suonare imperterriti, con assoluta leggerezza. Così semplice, così insuperabile. Anche questa capacità di eliminare il superfluo è una delle grandi doti di Miles Davis e non è il caso di dimenticarlo.

Track Listing:
CD 1:
Freedom Jazz Dance (Session Reel); Freedom Jazz Dance (Master Take); Circle (Session Reel); Circle (Take 5); Circle (Take 6); Dolores (Session Reel); Dolores (Master Take).
CD 2:
Orbits (Session Reel); Orbits (Master Take); Footprints (Session Reel); Footprints (Master Take); Gingerbread Boy (Session Reel); Gingerbread Boy (Master Take); Nefertiti (Session Reel); Nefertiti (Master Take).
CD 3:
Fall (Session Reel); Fall (Master Take); Water Babies (Session Reel); Water Babies (Master Take); Masqualero (Alt. Take 3); Country Son (Trio Rehearsal); Blues in F (My Ding); Play Us Your Eight (Miles Speaks).

Personnel: Miles Davis: tromba; Wayne Shorter: sax (tenore); Herbie Hancock: piano; Ron Carter: basso; and Tony Williams: batteria.

Title: Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series Vol. 5 | Year Released: 2017 | Record Label: Columbia Records

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