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Fonterossa Day #4

Neri Pollastri By

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Fonterossa Day #4
Pisa Teatro Sant'Andrea Forisportam
15.4.2018

È arrivato alla quarta edizione il Fonterossa Day, minifestival ospitato da Pisa Jazz e dedicato all'omonima etichetta indipendente di Silvia Bolognesi e agli artisti che le girano attorno. Come nelle altre edizioni, la giornata è iniziata a metà pomeriggio nella Chiesa sconsacrata di Sant'Andrea Forisportam, si è spostata all'ora di cena presso il LibriCafé Sottobosco e si è poi conclusa con altri tre concerti di nuovo alla Chiesa di Sant'Andrea.

La prima parte ha visto andare in scena il Massimo Falascone Seven con il progetto Méliès, ispirato alle opere di Georges Méliès, regista e illusionista vissuto a cavallo tra l'Otto e il Novecento, uno dei padri del cinema e inventore della cinematografia fantastica e fantascientifica. Del grande maestro francese il nonetto diretto dal sassofonista milanese riprende lo spirito surrealmente immaginifico, la libertà creativa e la ludicità, dando vita a una musica tra il free e la New Thing e innestandola in un set molto teatrale, movimentato e -soprattutto -caratterizzato da travestimenti (Falascone con un camice da medico, Silvia Bolognesi travestita da scheletro, Giancarlo Nino Locatelli con occhiali da saldatore e Cristiano Calcagnile con analoghe lunette luminescenti). Da questo punto di vista ha dominato la scena il percussionista Filippo Monico, che ha operato su vari strumenti e oggetti, ma soprattutto ha emulato figure di alcuni dei più celebri spezzoni filmici di Méliès —la luna, portata in giro per il palco come una rificolona, l'astronauta... —e ha imperversato nei modi più surreali, per esempio attraversando la scena trainando un microscopico carrellino con un barattolo di polvere, gettata in aria per dettare i tempi della musica, oppure cospargendo il palcoscenico di bolle di sapone... Happenings che ricordavano altre epoche della musica improvvisata e che hanno avuto il loro peso non solo sulla percezione dello spettacolo, ma anche sulla sua concreta realizzazione, interferendo creativamente sulla produzione della musica. Un concerto in realtà piuttosto lungo e dalla struttura complessa, ma che ha appassionato e divertito con molta immediatezza. Il giorno successivo la formazione ha registrato, sarà interessante ascoltare la musica separatamente alla performance mimico-visuale.

Al Sottobosco, locale aperto alla musica dal vivo che fin dalla prima edizione ospita una parte del Fonterossa Day, è andata invece in scena una versione allargata del progetto Play Ellington!, nato come duo tra Silvia Bolognesi ed Emanuele Parrini, dall'estate scorsa allargatosi a trio con l'ingresso della batteria di Andrea Melani e che qui diventava quartetto con l'ospitata del sax baritono di Rossano Emili. Artisti usi a frequentare musica improvvisata o dalle strutture meno melodiche, ma che qui mettono la raffinata interazione dei loro suoni al servizio appunto di temi immediati e, certo, di grande fascino quali sono quelli ellingtoniani. Il piccolo spazio del Sottobosco, accalcato di pubblico non proprio silenzioso, non era forse la situazione migliore per apprezzare a pieno questa musica, che ha nelle alchimie sonore il suo punto forte; ma, complice l'entusiasmo dei quattro, qualcosa è comunque arrivato e chissà che l'occasione non abbia propiziato una prossima documentazione su disco, che il progetto merita senz'altro.

Intensissima la parte conclusiva, frazionata in tre set e di nuovo a Sant'Andrea. Per iniziare, il Quartetto Fonterossa #4 Special Edition, composto da Silvia Bolognesi, Giancarlo Schiaffini e Tiziano Tononi (ovvero tre dei quattro musicisti intervenuti per dirigere la Fonterossa Open Orchestra, di scena poco più tardi), ai quali si aggiungeva Emanuele Parrini. Avvalendosi di un affiatamento che deriva loro da una lunga frequentazione in altri contesti (dall'Italian Instabile Orchestra a Nexus, tanto per fare i nomi di due formazioni storiche), i quattro hanno dato vita a un concerto breve (anche per non togliere spazio ai set successivi) ma intensissimo, che prendeva sì spunto da composizioni provenienti dai rispettivi repertori, ma soprattutto si basava sull'interazione istantanea. Difficile descrivere e anche sottolineare i momenti più rilevanti di un concerto di impressionante vitalità, del quale si può solo ricordare il modo mirabile in cui dialogavano il violino di Parrini e il trombone di Schiaffini, intrecciando suoni timbricamente così diversi eppure tematicamente così intimi.

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